Gli esseri umani sono individui interamente discreti, i loro
organismi sono racchiusi dalla pelle e le loro menti racchiuse dal
cranio che ospita il cervello? Oppure esistono effettive
interconnessioni tra umani e tra gli umani e il mondo in generale?
Questo studio suggerisce che l'ultimo assunto possa facilmente essere
vero. Nonostante l'evidenza delle "connessioni sottili" non sia nella
forma di "dati solidi" incontrovertibili, è tuttavia coerente e
significativa. Le scoperte direttamente pertinenti sono generate dalle
ricerche sui fenomeni psi e sulla pratica degli psicoterapeuti.
Spiegazioni possibili di tali scoperte possono essere ricollegate alle
idee di Carl Jung e ora sono seguite nei confini d'avanguardia delle
scienze fisiche.
LE SCOPERTE: Esperimenti PSI
Esperimenti
controllati sulle connessioni sottili tra soggetti distanti nello spazio
e a volte nel tempo, risalgono agli anni '30, al lavoro pionieristico
con carte e dadi presso la Duke University. Dato che la struttura
sperimentale è divenuta sofisticata e i controlli sperimentali più
rigorosi, i fisici si sono spesso uniti agli psicologi per eseguire i
test. Sono state considerate le spiegazioni in termini di indizi
sensoriali nascosti, inganno da parte dei soggetti ed errori
sperimentali o incompetenza, ma non bastano per rispondere ai risultati
statisticamente significativi. Rilevante lavoro è iniziato negli anni
'70, quando Russell Targ e Harold Puthoff hanno eseguito alcuni dei
meglio conosciuti esperimenti sulle connessioni sottili tra soggetti
distanti riguardo il trasferimento di pensieri e immagini. E' stata
esaminata la possibilità della trasmissione telepatica tra individui,
uno dei quali agiva come "trasmittente" e l'altro come "ricevente". Il
ricevente è stato posizionato in una camera sigillata, opaca ed
elettricamente schermata, mentre il trasmittente si trovava in un'altra
stanza dov'era soggetto a flash di luce ad intervalli regolari. Le
macchine elettroencefalografiche (EEG) hanno registrato entrambi i
tracciati cerebrali. Come atteso, il trasmittente ha esibito le onde
cerebrali ritmiche che accompagnano normalmente l'esposizione a flash
luminosi, ma dopo un breve intervallo, il ricevente ha iniziato a
produrre gli stessi schemi, anche se non era esposto ai flash e non
stava ricevendo segnali percettibili dal trasmittente.
Targ e Puthoff
hanno anche condotto esperimenti sulla visione remota. In questi test
trasmittente e ricevente erano separati da distanze che precludevano
qualsiasi forma di comunicazione. Ad un sito scelto a caso, il
trasmittente agiva come "faro", il ricevente cercava quindi di rilevare
quanto osservato dal faro. Per documentare le sue impressioni, il
ricevente dava descrizioni verbali, a volte assieme a disegni. Giudici
indipendenti hanno poi visto che i disegni combaciavano per una media
del 66% delle volte, con le caratteristiche del sito osservato dal faro.
Russell Targ e Harold Puthoff, "Information transmission under
conditions of sensory shielding," in Nature, Volume 251, 1974; Russell
Targ and K. Harary, The Mind Race, New York: Villard Books, 1984; Harold
E. Puthoff and Russell Targ, "A perceptual channel for information
transfer over kilometer distances: historical perspective and recent
research" Proceedings of the IEEE, Vol. 64, 1976.
Gli esperimenti di
visione remota riportati da altri laboratori coinvolgevano distanze da
mezzo miglio a migliaia di miglia. Indipendentemente da dove fossero
stati eseguiti e da chi, la frequenza di successo era generalmente
attorno al 50%, ben oltre la probabilità casuale. I vedenti di maggior
successo sembravano quelli rilassati, attenti e meditativi. Riportavano
di ricevere una impressione preliminare come una leggera forma che man
mano diveniva un'immagine integra. L'immagine era inizialmente una
sorpresa, sia perchè chiara che perchè chiaramente altrove. Le immagini
possono anche essere trasmesse mentre il ricevente dorme. Per diversi
decenni, Stanley Krippner e i suoi associati, hanno eseguito
"esperimenti ESP nel sogno" presso il Dream Laboratory of Maimondes
Hospital a New York City. Gli esperimenti seguivano un semplice ma
efficace protocollo. Il volontario, che avrebbe passato la notte al
laboratorio, avrebbe incontrato il trasmittente e gli sperimentatori
all'arrivo quando gli avrebbero spiegato la procedura. Gli elettrodi
venivano quindi collegati alla testa del volontario per monitorare le
sue onde cerebrali e i movimenti oculari; non avveniva altro contatto
sensorio con il trasmittente fino al mattino seguente. Uno degli
sperimentatori tirava i dadi, che in combinazione con un numero casuale,
davano un numero corrispondente ad una busta contenente una stampa. La
busta veniva aperta quando il trasmittente raggiungeva la sua stanza
privata in una zona distante dell'ospedale. Il trasmittente quindi
passava la notte concentrato sulla stampa.
Usando i dati presi dalla
prima notte che ogni volontario ha speso nel laboratorio, le serie di
esperimenti tra il 1964 e il 1969 ha prodotto 62 notti di dati da
analizzare. Queste hanno mostrato significative correlazioni tra la
stampa selezionata per una data notte e i sogni del riceventi di quella
notte. Il punteggio è considerevolmente superiore nelle notti con poche o
alcuna tempesta elettrica nell'area e con un'attività delle macchie
solari al minimo, ovvero quando il campo geomagnetico della Terra era
relativamente indisturbato. Un particolare esempio del contatto e della
comunicazione transpersonale viene dal lavoro di Grinberg-Zylverbaum
dell'Università Nazionale del Messico. In più di 50 esperimenti in
cinque anni, Grinberg-Zylberbaum ha accoppiato i suoi soggetti dentro
"gabbie di Faraday" a prova di radiazione sonora ed elettromagnetica.
Quindi ha chiesto loro di meditare assieme per venti minuti e li ha poi
posizionati in gabbie di Faraday separate, dove uno veniva stimolato e
non l'altro. Il soggetto stimolato riceveva stimoli ad intervalli
casuali in modo tale che solo lo sperimentatore sapesse quando venivano
applicati. Il soggetto non stimolato rimaneva rilassato, ad occhi chiusi
e veniva istruito a sentire la presenza del partner senza sapere nulla
della sua stimolazione.
In generale sono stati applicati un centinaio
di stimoli, flash di luce, suoni o brevi, intense ma non dolorose
scosse elettriche all'indice e all'anulare della mano destra. L'EEG di
entrambi i soggetti è stato quindi sincronizzato ed esaminato per
potenziali "normali" evocati nel soggetto stimolato e potenziali
"trasferiti" nel soggetto non stimolato. I potenziali trasferiti non
sono stati rilevati nelle situazioni di controllo dove non c'erano
soggetti stimolati o quando uno schermo evitava la ricezione dello
stimolo dal soggetto stimolato (come flash di luce) o anche quando i
soggetti accoppiati non avevano interagito in precedenza. Tuttavia, in
situazioni sperimentali con soggetti stimolati ed interazione, i
potenziali trasferiti apparivano costantemente nel 25% dei casi. Un
esempio particolarmente significativo è stato fornito da una giovane
coppia, innamorata. I loro tracciati EEG rimanevano strettamente
sincronizzati nell'esperimento, testimoniando la loro sensazione di
unità profonda. In modo limitato, Grinberg-Zylberbaum ha potuto
replicare i suoi risultati. Quando un soggetto esibiva i potenziali
trasferiti in un esperimento, solitamente li esibiva in esperimenti
seguenti.
Un esperimento relativo ha mostrato il livello di
armonizzazione degli emisferi destro e sinistro della neocorteccia del
soggetto. Nell'ordinaria coscienza di veglia, i due emisferi, quello
orientato al linguaggio, il razionale "cervello sinistro" del pensiero
lineare e l'intuitivo "cervello destro", esibivano schemi d'onda
scoordinati e divergenti in modo casuale nell'elettroencefalogramma.
Quando i due soggetti entravano in uno stato di coscienza meditativo,
questi schemi divenivano sincronizzati e in profonda meditazione i due
emisferi si ritrovano in uno schema quasi identico. In meditazione
profonda non solo il cervello sinistro e destro dello stesso singolo
soggetto, ma anche il cervello sinistro e destro di diversi soggetti
manifestavano identici schemi. Gli esperimenti con fino a dodici
soggetti simultanei, mostravano una sincronizzazione impressionante
delle onde cerebrali del gruppo intero.
Nei recenti anni passati,
esperimenti come questi sono stati confermati da centinaia di altri.
Questi dati forniscono evidenza significativa che segnali identificabili
e coerenti sono trasmessi nel cervello di una persona quando una
seconda persona, specialmente se entrambe sono legate emotivamente, sta
meditando o se viene stimolata a livello sensorio o si tenta di
comunicare col soggetto intenzionalmente. (vedere Larry Dossey,
Recovering the Soul: A Scientific and Spiritual Search, New York, Bantam
1989; Healing Words: The Power of Prayer and the Practice of Medicine,
Harper San Francisco, 1993; W. Braud and M. Schlitz, "Psychokinetic
influence on electrodermal activity," Journal of Parapsychology, Vol.
47, 1983; Mario Varvoglis, "Goal-directed- and observer-dependent PK: An
evaluation of the conformance-behavior model and the observation
theories," The Journal of the American Society for Psychical Research,
80 (1986); R. Rosenthal, "Combining results of independent studies,"
Psychological Bulletin, 85(1978); C. Honorton, R. Berger, M. Varvoglis,
M. Quant., P. Derr, E. Schechter, and D. Ferrari, 'Psi-communication in
the Ganzfeld: Experiments with an automated testing system and a
comparison with a meta-analysis of earlier studies.' Journal of
Parapsychology, 54 (1990).
La connessione interpersonale oltre i
confini sensoriali, può avvenire anche all'esterno dei laboratori,
avviene in modo particolarmente frequente tra gemelli identici. In molti
casi un gemello sente il dolore provato dall'altro ed è consapevole dei
traumi e delle crisi, anche se l'altro si trova dall'altro lato del
mondo. A parte il "dolore dei gemelli", anche la sensibilità di madri e
amanti è notevole: sono innumerevoli le storie di madri che hanno
percepito la situazione di grave pericolo in qui si trovavano i figli o
un loro avvenuto incidente. La connessione interpersonale non è limitata
ai gemelli, a madri e amanti: il tipo di legame creato da una relazione
tra terapeuta e paziente sembra già sufficiente. Molti terapeuti hanno
notato che, durante una sessione, percepiscono le memorie, i ricordi,
gli atteggiamenti e le associazioni che sono al di fuori della loro
personale esperienza e personalità. A volte queste percezioni risultano
indistinguibili dai ricordi, dalle sensazioni e dai sentimenti degli
stessi terapeuti, solo più tardi, riflettendo, capiscono che non sono
parte della loro esperienza diretta, ma di quella dei pazienti.
Sembra
che nel corso della relazione terapeutica, alcuni aspetti della psiche
del paziente vengano proiettati nella mente del terapeuta. In quel
luogo, almeno per un tempo limitato, si integrano con la psiche del
terapeuta e producono una consapevolezza di alcuni dei ricordi, delle
sensazioni e delle associazioni del paziente. Conosciuta come
"identificazione proiettata", il trasferimento può essere utile nel
contesto della terapia: può permettere al paziente di vedere quello che
prima era elemento di dolore, in modo più obiettivo, come se
appartenesse a qualcun altro. Inoltre sembra possibile la trasmissione
di effetti corporei da un individuo all'altro. Trasmissioni di questo
tipo sono conosciute come "telesomatiche": consistono in cambiamenti
fisiologici scatenati nella persona obiettivo, dai processi mentali di
un'altra.
La distanza tra gli individui interessati, non sembra fare
differenza. William Braud e Marilyn Schlitz hanno condotto centinaia di
test che riguardano l'impatto delle immagini mentali dei trasmittenti,
sulla fisiologia dei riceventi, che erano distanti e inconsapevoli di
essere obiettivo di tali immagini. I ricercatori dichiarano che le
immagini mentali del trasmittente possono "raggiungere" e causare, nella
fisiologia del ricevente a distanza, effetti paragonabili a quelli che i
processi mentali di una persona causano sul suo corpo. Le persone in
grado di influenzare le proprie funzioni corporee sono solo leggermente
più efficaci di quelle che tentano di influenzare la fisiologia di altre
persone distanti. Su molti casi comprendenti un grande numero di
individui, la differenza tra influenza remota e auto-influenza è stata
quasi insignificante: l'influenza "telesomatica" da parte di una persona
distante è quasi efficace quando l'influenza "psicosomatica" della
stessa persona.
LE SCOPERTE: l'esperienza di Grof con gli stati alterati di coscienza
Complementari
agli esperimenti psi riguardanti l'abilità della mente umana di
penetrare oltre i limiti della personale esperienza sensoriale, sono le
scoperte dei moderni psicoterapeuti. L'evidenza pertinente viene
chiaramente dal lavoro di Stanislav Grof. Ripassando le scoperte
raccolte nel corso di tre decenni, Grof ha suggerito che la cartografia
standard della mente umana dev'essere completata da elementi aggiuntivi.
Al dominio "mnemonico-biografico" della psiche, dovremmo aggiungere il
dominio "perinatale" e "transpersonale". Il dominio transpersonale,
sembra, può mediare la connessione tra la nostra mente e praticamente
ogni parte e aspetto del mondo fenomenico.
L'esperienza di Grof
deriva dal lavoro con stati "alterati" e non ordinari della coscienza
(ASCs), indotti nei suoi pazienti sia da droghe psichedeliche, che da
respirazione olotropica. Gli ASCs abbracciano una larga parte della
psiche umana, gli stati della coscienza normale nei periodi in cui siamo
svegli, sono solo la punta dell'iceberg. Come notato da William James
oltre un secolo fa, "La nostra normale coscienza da svegli...è solo un
tipo speciale di coscienza, divise da schermi, si trovano forme
potenziali di coscienza totalmente differenti. Possiamo vivere senza
sospettarne l'esistenza, ma con gli stimoli richiesti, a tocco si
trovano tutte lì nella loro completezza". I popoli delle culture
"primitive" e classiche sapevano come applicare gli stimoli necessari,
alcune tribù, come i Kung Bushmen del deserto di Kalahari, possono
entrare negli stati alterati, in tutti allo stesso tempo.
In molte
parti del mondo, popoli antichi combinavano canti, respirazioni,
percussioni, danze ritmiche, digiuni, isolamento sociale e sensoriale e
persino specifiche forme di dolore per indurre gli stati alterati. Le
culture native dell'Africa e dell'America pre-Colombiana, usavano questi
stati nelle procedure sciamaniche, nelle cerimonie di guarigione e nei
riti di passaggio. Le culture dell'Asia li usavano in vari sistemi di
yoga, Vipassana o Buddismo Zen, Vajrayana Tibetano, Taoismo e Sufismo.
Le culture semitiche li usavano nella Cabalah, gli antichi Egizi nelle
iniziazioni di Iside e Osiride. I Greci classici nei Baccanali e nei
riti di Attis e Adone e nei misteri Eleusini. Fino all'avvento della
civiltà industriale occidentale, quasi tutte le culture stimavano questi
stati per le profonde esperienze che permettevano, per i poteri di
guarigione personale e per il contatto e la comunicazione che rendevano
possibile.
Oggi, all'apice delle scienze contemporanee, la ricerca
degli stati alterati di coscienza diviene accettata come parte legittima
di una nuova disciplina conosciuta come "ricerca della coscienza". La
comprensione che sale in superficie, come notato da Charles Tart, è che
gli stati alterati tendono a rendere più evidente la connessione tra noi
e con il nostro ambiente. Le registrazioni di Grof dei rapporti verbali
dei suoi pazienti chiariscono bene tutto questo. In l'"esperienza
dell'unità duale", un paziente in ASC, prova un indebolimento e dei
confini dell'ego corporeo e un senso di fusione con un'altra persona in
uno stato di unità. In questa esperienza, nonostante la sensazione di
essere fuso con un altro individuo, il paziente mantiene consapevolezza
della propria identità. Quindi, nell'esperienza di "identificazione con
altre persone", il paziente, mentre si trova in una esperienza di
fusione con un altro, prova un senso di completa identificazione, fino
al punto di perdere consapevolezza della propria identità.
L'identificazione
è totale e complessa, comprende l'immagine corporea, le sensazioni
fisiche, le reazioni e le attitudini emotive, i processi di pensiero, i
ricordi, l'espressione facciale, i gesti e le maniere tipiche, le
posture, il movimento e persino le caratteristiche vocali. L'"altro" (o
gli altri) possono essere in presenza o meno del paziente, può essere
parte dell'esperienza infantile del soggetto, dei suoi antenati o
persino di una sua vita passata. Nelle esperienze di "identificazione di
gruppo e coscienza di gruppo", troviamo una ulteriore estensione della
coscienza e di fusione dei confini dell'ego. Piuttosto che identificarsi
con persone singole, il paziente prova il senso di divenire un intero
gruppo di persone che condivide alcune caratteristiche razziali,
culturali, nazionali, ideologiche, politiche o professionali. La
profondità, la portata e l'intensità di questa esperienza possono
raggiungere proporzioni straordinarie: le persone possono percepire la
totalità della sofferenza di tutti i soldati morti sul campo dall'inizio
della storia, il desiderio dei rivoluzionari di tutte le ere di
rovesciare il tiranno o l'amore, la dolcezza e la dedizione di tutte le
madri verso i propri figli. L'identificazione può essere diretta a
gruppi sociali o politici, al popolo di interi paesi o continenti, a
tutti i membri di una razza o a tutti i fedeli di una religione.
L'"identificazione
con animali" va oltre la dimensione transpersonale umana: coinvolge una
completa e realistica identificazione con i membri di varie specie
animali. L'esperienza può essere autentica e convincente, inclusa
l'immagine corporea, le specifiche sensazioni fisiologiche, gli istinti,
le uniche percezioni dell'ambiente e le corrispondenti reazioni
emotive. La natura e la portata di queste esperienze, le distinguono da
quelle umane ordinarie, spesso trascendono la portata della fantasia e
dell'immaginazione. Con minor frequenza, l'"identificazione con piante e
processi botanici" avvengono anch'esse. A volte i pazienti hanno una
esperienza complessa del divenire un albero, un fiore selvatico o da
giardino, una pianta carnivora, un'alga, il plancton dell'oceano, una
cultura batterica o un batterio individuale. Nella più coinvolgente
esperienza di "unità con la vita e tutta la creazione", un individuo
espande la propria coscienza fino ad abbracciare la totalità della vita
sul pianeta, inclusa l'umanità e tutta la flora e la fauna della
biosfera. Invece di identificarsi con un organismo vivente, il paziente
si identifica con la vita stessa come fenomeno cosmico.
L'esperienza
in ASCs può anche andare oltre la sfera della vita: può includere i
fenomeni microscopici e macroscopici del mondo inorganico.
Nell'"esperienza della materia e dei processi inorganici", i pazienti
riportano una identificazione con le acque dei fiumi e degli oceani, con
varie forme di fuoco, con la terra e le montagne e con le forze delle
catastrofi naturali come le tempeste elettriche, i terremoti, i tornado e
le eruzioni vulcaniche. I pazienti possono identificarsi con materiali
specifici, come diamanti e altre pietre preziose, cristalli di quarzo,
ambra, granito, ferro, acciaio, mercurio, argento e oro. Le esperienze
si estendono nel micromondo e possono comprendere la struttura dinamica
delle molecole e degli atomi, i moti Browniani, i legami interatomici,
le forze elettromagnetiche e le particelle subatomiche. Grof conclude
che ogni processo nell'universo osservabile obiettivamente in stato
ordinario di coscienza, può essere vissuto soggettivamente in stato
alterato.
Le dimensioni cosmiche delle esperienze in stato alterato,
possono comprendere tutto del pianeta Terra. Nella "coscienza
planetaria", la coscienza del soggetto si espande alla sostanza
geologica della Terra col suo regno minerale e la sua biosfera con tutte
le forme di vita. La Terra nella sua interezza sembra essere un
complesso organismo orientato verso la sua evoluzione, integrazione e
auto-realizzazione. Nelle "esperienze extraterrestri", una ulteriore
forma di coscienza espansa, vengono inclusi altri corpi celesti e
processi astronomici. Il soggetto può vivere il viaggio verso la luna,
il sole, altri pianeti, stelle e galassie, può sperimentare l'esplosione
delle supernove, la contrazione delle stelle, le quasar e le pulsar,
persino il passaggio dentro i buchi neri. L'esperienza può avvenire
nella forma di semplice osservazione di tali eventi o nel divenire
quegli stessi avvenimenti, vivendoli intimamente, come essendo parte
dell'evento. Nella forma più ampia e rara, di questa esperienza,
l'"identificazione con l'intero universo fisico", il soggetto sente la
propria coscienza abbracciare tutto il cosmo. Tutti questi processi
vengono percepiti come parte dell'organismo e della psiche del
sistema-universo.
In aggiunta alle forme estese spazialmente della
coscienza, troviamo le esperienze di OBE (extracorporee),
chiaroveggenza, chiaroudienza e telepatia. Ancora più rilevanti per i
nostri propositi, sono le esperienze che riguardano lo spostamento nel
tempo. Le esperienze di spostamento temporale vanno da quelle
"embrionali e fetali", dove il soggetto ricorda il periodo intrauterino
come feto, alle "esperienze ancestrali" con l'identificazione nei propri
antenati biologici, alle "esperienze razziali e collettive", dove
l'identificazione è con i membri della propria razza o a volte
dell'intera razza umana (che ricorda l'"inconscio collettivo" di Jung di
cui diremo altro più avanti), fino ad arrivare alle "esperienze di
incarnazioni passate". La caratteristica essenziale di queste ultime è
un senso convincente di ricordare qualcosa di già avvenuto. I soggetti
mantengono il proprio senso di individualità e personalità, ma si
percepiscono in forma diversa, in altro luogo e tempo e altro contesto.
In questo tipo di esperienze, la nascita dell'individuo appare come
punto di trasformazione, dove il numero di vite multiple compone la vita
bio-psicologica dell'individuo.
Secondo Grof, le memorie che
affiorano in esperienze di incarnazione passata, condividono con altre
esperienze transpersonali, la capacità di fornire accesso istantaneo e
diretto all'informazione su alcuni aspetti del mondo. Se le cose stanno
così, tutte le divisioni e i confini nell'universo sono illusori e
arbitrari, in ultima analisi esiste solo la coscienza cosmica. Quale
spiegazione possiamo dare per i vari e coerenti fenomeni evidenziati
dagli esperimenti psi controllati e dal lavoro di Grof e altri
psicoterapeuti con pazienti in stato alterato di coscienza? Qual'è la
natura della "coscienza cosmica", o di un fattore similare, che
connetterebbe la nostra psiche con il mondo in senso ampio?
Carl
Jung, affascinato da questo aspetto apparentemente esoterico della
psiche umana, ha tentato di fornire una spiegazione in termini di realtà
superiore o profonda che connetterebbe le menti umane tra loro e con la
realtà fisica. Egli venne portato a questo concetto tramite un
confronto dei processi inconsci in individui con i miti, le leggende e
le storie di una varietà di culture in vari periodi della storia. Jung
scoprì che i ricordi individuali e il materiale collettivo conteneva
temi comuni. Questo lo spinse a postulare l'esistenza di un aspetto
collettivo della psiche: l'"inconscio collettivo". I principi dinamici
che organizzano questo materiale sono "archetipi". Gli archetipi non
sono rappresentabili in sè, ma hanno effetti che rendono possibile la
visualizzazione: questi sono le immagini e le idee archetipe.
L'archetipo come tale è un fattore psicoide che appartiene
all'invisibile, all'estremo ultravioletto dello spettro psichico. Esso
non appare, in sè, capace di raggiungere la coscienza".
Mentre nel
reame dello spirito, nell'estremità superiore, "ultravioletta", dello
spettro psichico, gli archetipi sono organizzatori dinamici delle idee e
delle immagini, nell'estremità "infrarossa" dello spettro invece, la
psiche biologica e istintiva influenza la fisiologia dell'organismo,
unendosi alle sue condizioni chimiche e fisiche. Come notato da Jung,
"...la posizione dell'archetipo sarebbe localizzata oltre la sfera
psichica, analogamente alla posizione dell'istinto fisiologico, che è
radicato immediatamente nell'organismo e, con la sua natura psicoide,
forma il ponte verso la materia in generale. Jung formulò il suo
concetto dell'archetipo in collaborazione con Wolfgang Pauli. Jung
rimase colpito dal fatto che la sua ricerca nella psiche umana l'avesse
portato all'incontro con tali "irrapresentabili" archetipi, come la
fisica quantistica aveva portato all'"irrapresentabile", le
micro-particelle dell'universo fisico, le entità la cui completa
descrizione sembra impossibile.
Jung concluse, "quando l'esistenza di
due o più irrapresentabili viene assunta, c'è sempre la possibilità,
che tendiamo a sorvolare, che può non essere questione di due o più
fattori, ma di uno solo". Il singolo fattore sottostante agli
irrapresentabili della fisica e della psicologia, può essere lo stesso
sottostante alle sincronicità indagate da Jung: coincidenze
significative che legano in una connessione acausale i mondi fisici e
psicologici. Il fattore comune che sarebbe alla base e connetterebbe
questi mondi, venne chiamato "unus mundus" da Jung. La fondamenta
dell'unus mundus è "..la molteplicità del mondo empirico che poggia su
una unità sottostante e che non esistono due o più mondi
fondamentalmente diversi affiancati o amalgamati assieme".
Come
riassunto da Charles Card, "I reami della mente e della materia, psyche e
physis, sono aspetti complementari della stessa realtà trascendentale,
l'unus mundus. Gli archetipi agiscono come schemi dinamici fondamentali
le cui varie rappresentazioni caratterizzano tutti i processi, che siano
mentali o fisici. Nel reame della psiche, gli archetipi organizzano
immagini ed idee. Nel reame del fisico, essi organizzano la struttura e
le trasformazioni di materia ed energia e rispondono anche
all'ordinazione acausale. Gli archetipi agiscono simultaneamente nei
reami di psiche e del fisico, spiegando i momenti dei fenomeni
sincronistici". Jung collega le connessioni sottili degli eventi
sincronistici che coinvolgono la psiche di diversi individui o la psiche
di una persona e il suo ambiente fisico, ad una realtà sottostante che
emerge nella forma archetipale. La realtà fondamentale, l'unus mundus, è
in sè non psichica o fisica: si trova sopra o sta oltre, la psiche e il
fisico.
VERSO UNA SPIEGAZIONE: il Vuoto Quantistico
Il
concetto di Jung punta verso una via fruttuosa della ricerca: una realtà
più profonda che connette mente e mente, ma anche mente e materia.
Questo approccio dovrebbe entrare nel flusso corrente della ricerca
sulla coscienza. Al presente, molti ricercatori cercano una spiegazione
degli eventi mentali principalmente in termini di processi fisici nel
cervello. Gli eventi mentali da spiegare dovrebbero però includere non
solo il funzionamento del cervello individuale, ma alla luce delle
scoperte degli esperimenti psi e degli psicoterapeuti, anche le
connessioni sottili che legano i cervelli umani tra loro e con il mondo.
Sembra come se mondo e cervello, cosmo e coscienza, siano interconnessi
da una informazione continua, un campo che conserva e trasmette.
(vedere The Interconnected Universe. World Scientific, Singapore and
London, 1995; The Whispering Pond. Element Books, London and New York,
1996 (in stampa).)
Tale campo non può essere postulato ad hoc, la
scienza deve rispettare la legge posta da William of Occam nel 14°
secolo: le entità non vanno moltiplicate oltre necessità. Nuove entità,
che possono anche essere forze o campi, possono solo essere postulate
quando il farlo risulta il modo più semplice, economco e razionale per
spiegare un dato set di scoperte ed osservazioni. Un campo che
costituisce la più semplice, economica e razionale spiegazione alle
scoperte può esistere: David Bohm, come questo stesso autore, suggerì
che fosse l'ancora parzialmente incompreso "campo di punto zero" (ZPF),
che sembra presente nel vuoto quantistico. Di seguito esploreremo cosa
si sa di questo campo del vuoto, cosa si ipotizza su esso e come
potrebbe spiegare le sottili interconnessioni dette in precedenza.
CONOSCENZA RICEVUTA RIGUARDO AL VUOTO
Nella
fisica quantistica il vuoto quantistico è definito come lo stato più
basso di energia di un sistema le cui equazioni obbediscono alle
meccanica ondulatoria e alla relatività speciale. Esso è molto più dello
stato di un sistema in realtà. Si tratta di un vasto campo di energia
che non è elettromagnetico o gravitazionale in senso classico, nemmeno
nucleare. Diversamente, è la fonte originante delle forze
elettromagnetiche, gravitazionali e nucleari conosciute e dei campi.
Essa è la fonte stessa della materia. Le definizioni tecniche del vuoto
quantistico, puntano ad un mare continuo di energia in cui le particelle
di materia sono sottostrutture specifiche. Secondo i calcoli di Paul
Dirac, tutte le particelle in stato di energia positiva hanno
controparti d'energia negativa (ad oggi tali "antiparticelle" sono state
scoperte sperimentalmente per ogni particella conosciuta).
Il campo
di punto zero del vuoto quantistico è un "mare di Dirac": un mare di
particelle nello stato di energia negativa. Queste particelle non sono
osservabili e i fisici le chiamano "virtuali". In effetti non sono finte
per nulla. Stimolando gli stati negativi di energia dello ZPF con
sufficiente energia, una particolare regione di questo mare può essere
"calciata" nello stato reale (osservabile) di energia positiva. Questo è
il processo detto di creazione di coppia: dal vuoto emerge una
particella di energia positiva (reale), con una particella negativa
(virtuale) che rimane in esso. Quindi il mare di Dirac è ovunque,
l'universo osservabile fluttua sulla superficie. Il vuoto quantistico
contiene una densità estrema di energia. John Wheeler la stimò in 10^94
gr/cm^3 e questa è superiore a tutta la materia dell'universo. A
confronto di questa densità d'energia, l'energia del nucleo di un atomo,
il pezzo di materia più energetico nell'universo conosciuto, sembra
minuscola: "solamente" 10^14 gr/cm^3. Il vuoto stesso è non materiale:
le energie di punto zero, che secondo David Bohm, eccedono tutte le
energie legate nella materia per 10^40 volte, si trovano in stato
negativo. Questa è fortuna, perchè se non lo fossero, l'universo
collasserebbe istantaneamente in una dimensione inferiore al raggio di
un atomo. (Questo deriva da E=mc^2, la relazione d'equivalenza
massa-energia di Einstein: l'energia corrisponde a massa e la massa
significa gravitazione).
Dato che il mondo "reale" della materia,
ovvero energia legata in massa, è molto meno energetico del vuoto,
l'universo osservabile non è un condensato solido che fluttua sopra il
vuoto, ma come un insieme di bolle in esso sospeso. In termini di
energia, il mondo materiale non è una solidificazione del vuoto
quantistico, ma una sua diluizione.
SPECULAZIONI SUL VUOTO
una
sottile linea divide quanto si conosce e si accetta sul vuoto
quantistico e quanto ancora è ipotetico e controverso. Qui rivediamo
esplorazioni di rilievo: quelle che riguardano interazioni tra il mondo
osservabile della materia ed energia e le energie del vuoto di punto
zero. Sappiamo che il mondo della materia e il vuoto quantistico
interagiscono. Per esempio, in certe condizioni le energie del vuoto di
punto zero, agiscono sugli elettroni che orbitano attorno al nucleo
atomico. Gli effetti avvengono quando gli elettroni "saltano" da uno
stato di energia all'altro: i fotoni che emettono esibiscono il
cosiddetto Lamb-shift (spostamento di frequenza dal valore normale). Le
energie del vuoto creano anche una pressione di radiazione su due
piastre metalliche molto ravvicinate. Fra le piastre, alcune lunghezze
d'onda del vuoto vengono escluse, riducendo così la densità d'energia
rispetto al campo esterno. Questo crea pressione, conosciuta come
effetto Casimir, che spinge a contatto le due piastre.
Possono
esistere altre interazioni. Alcuni anni fa il fisico ungherese Lajos
Jánossy assegnò "effetti relativistici" (come il rallentamento degli
orologi con accelerazione vicina alla velocità della luce o l'aumento di
massa degli oggetti a tali velocità) all'interazione degli oggetti nel
mondo reale, con il campo dell'energia del vuoto. Vicine alla velocità
della luce, le particelle di materia degli oggetti sfregano contro le
particelle di forza (bosoni) del vuoto e questa frizione rallenta i loro
processi e incrementa la loro massa. In questo concetto lo ZPF del
vuoto è un campo fisico che interagisce con gli oggetti che si muovono
nello spazio e nel tempo. Correntemente un altro teorico ungherese,
László Gazdag, ha sviluppato il concetto di Jánossy in una "post teoria
della relatività": ]"Superfluid mediums, vacuum spaces" Speculations in
Science and Technology, Vol. 12,1, 1989; and "Combining of the
gravitational and electromagnetic fields, ibid., Vol. 16,1, 1993.
Nella
sua teoria il campo dell'energia del vuoto ha le proprietà di un
superfluido. Si sa che nell'elio superfreddo, ogni resistenza e frizione
cessa, esso quindi passa attraverso fessure molto ristrette e capillari
senza perdita di momento. Viceversa, gli oggetti si muovono attraverso
il fluido senza trovare resistenza. (Dato che anche gli elettroni si
muovono attraverso esso senza resistenza, i superfluidi sono anche
superconduttori.) Quindi, in un certo senso, un superfluido
superconduttore non si "trova lì" per gli oggetti e gli elettroni che si
muovono attraverso esso, non ottengono informazione sulla sua presenza.
Questo potrebbe spiegare perchè noi e gli strumenti più sensibili, non
registriamo la sua presenza.
Nell'interpretazione di Gazdag della
teoria della relatività di Einstein, la formula celebrata descrive il
flusso di bosoni nello ZPF superfluido. Questo flusso è ciò che
determina la struttura geometrica dello spaziotempo e quindi la
traiettoria dei fotoni e degli elettroni del mondo reale. Quando le
particelle di luce e materia si muovono uniformemente, lo spaziotempo è
Euclideo, quando sono accelerate, lo ZPF interagisce col loro moto.
Quindi lo spaziotempo appare curvo. (Come notato dal fisico russo Piotr
Kapitza, in un superfluido solo quegli oggetti che si muovono senza
frizione sono in moto costante quasi uniforme. Se un oggetto è
fortemente accelerato, si creano vortici nel mezzo e questi vortici
producono resistenza: la classica superficie degli effetti
dell'interazione).
La ricerca di frontiera della fisica conferma la
nozione di base sottostante a questi assunti. Il lavoro corrente segue
un suggerimento dei fisici Paul Davies e William Unruh a metà degli anni
'70. Davies e Unruh, come Jánossy e Gazdag, hanno basato il loro
argomento sulla differenza tra velocità costante e moto accelerato nel
campo di punto zero del vuoto. Il modo a velocità costante esibirebbe lo
spettro del vuoto come isotropico (uguale in tutte le direzioni),
mentre il moto accelerato produrrebbe una radiazione termica che apre la
simmetria direzionale. L'"effetto Davies-Unruh" è troppo piccolo per
essere misurato con strumenti fisici, ha quindi spinto gli scienziati a
capire se il moto accelerato nel campo del vuoto produrrebbe effetti
incrementali. Questa attesa ha avuto frutti. E' risultato che la stessa
forza inerziale potrebbe nascere dalle interazioni in questo campo.
Nel
1994 Bernhard Haisch, Alfonso Rueda e Harold Puthoff hanno fornito
dimostrazione matematica per cui l'inerzia può essere considerata una
forza di Lorentz basata sul vuoto. La forza ha origine a livello
sub-particellare e produce opposizione all'accelerazione degli oggetti
materiali. Il moto accelerato degli oggetti attraverso il vuoto produce
un campo magnetico e le particelle che costituiscono gli oggetti vengono
deflesse da questo campo. Più grande è l'oggetto e più particelle
contiene, quindi maggiore è la deflessione e l'inerzia. L'inerzia è
quindi una forma di resistenza elettromagnetica che nasce negli stati
accelerati dalla distorsione del campo di punto zero del vuoto
(altrimenti superfluido).
Oltre all'inerzia, anche la massa sembra
prodotto dell'interazione del vuoto. Se Haisch e collaboratori hanno
ragione, il concetto di massa non è fondamentale o necessario in fisica.
Quando le cariche elettriche senza massa del vuoto (i bosoni che
compongono il campo di punto zero superfluido) interagiscono con il
campo elettromagnetico, oltre il già noto limite di energia, la massa
viene effettivamente "creata". Quindi la massa può essere una
strutturata forma condensata di energia del vuoto. Se la massa è un
prodotto dell'energia del vuoto, così è la gravitazione. La gravità,
come sappiamo, è sempre associata alla massa, in obbedienza alla legge
dell'inverso del quadrato (si riduce in modo proporzionale al quadrato
della distanza tra masse gravitanti). Quindi se la massa è prodotta
nell'interazione con lo ZPF, allora anche la forza associata alla massa
dev'essere così prodotta. Questo, tuttavia, significa che tutte le
caratteristiche fondamentali che normalmente associamo alla materia,
sono prodotti dell'interazione nel campo del vuoto: inerzia, massa e
gravità.
Riguardo alle interazioni in scala completa tra le energie
del vuoto e il mondo micro e macro dell'energia-materia, il lavoro di un
gruppo di fisici russi ha un significato particolare. Anatoly Akimov,
G.I. Shipov, V.N. Binghi e collaboratori, hanno sviluppato una teoria
sofisticata che chiamano "vuoto fisico". Nella loro teoria il vuoto è un
vero campo fisico che si estende nell'universo: esso registra e
trasmette le tracce delle micro particelle e degli oggetti macroscopici.
Anatoly Akimov, "Heuristic discussion of the problem of finding long-
range interactions. EGS- Concepts." Center of Intersectoral Science,
Engineering and Venture, Non- Conventional Technologies (CISE VENT),
Preprint No. 74, Moscow 1991.
La teoria, che al tempo della stesura
di questo testo non è stata pubblicata al di fuori della Russia, è
importante e affascinante, abbastanza da meritare ulteriori dettagli.
Nelle teorie standard, le proprietà energetiche del vuoto quantistico
sono in genere considerate nel contesto dell'elettrodinamica
quantistica. Questo contesto da forma a matematica elegante e
relativamente semplice. Però tali formule, benchè molto sofisticate,
possono sviare: possono non fornire la migliore spiegazione della realtà
fisica. L'elettrodinamica stocastica, per esempio, produce una
matematica più "confusa", ma la sua descrizione del mondo reale si
avvicina meglio agli assunti realistici sulla natura della realtà. In
ogni caso, l'elettrodinamica quantistica, come altre teorie
scientifiche, può sempre essere riconsiderata o estesa.
I fisici
russi non esitano a fare questo passo. Prendono spunto da un lavoro
iniziale di Einstein. In una trattazione, G.I. Shiphov ha mostrato che
in accordo col programma Clifford-Einstein della geometrizzazione dello
spaziotempo, il vuoto può essere descritto non solo in termini della
curvatura di Riemann (quadri-dimensionale), ma anche in termini di
torsione di Cartan. Negli anni '20, studi di Albert Einstein ed
E.Cartan, misero le basi della teoria che venne poi conosciuta come ECT
(Einstein-Cartan Theory). L'idea venne in origine da Cartan, che
all'inizio del secolo ipotizzò su campi generati dalla densità del
momento angolare. Questa idea venne poi elaborata indipendentemente da
diversi fisici Russi, inclusi N. Myshkin e V. Belyaev. Essi affermano di
aver scoperto le manifestazioni naturali dei campi torsionali durevoli.
Al
presente Akimov e il suo gruppo considerano il vuoto quantistico come
un mezzo che trasporta onde di torsione universali. Il campo di torsione
riempe tutto lo spazio isotropicamente, incluso il componente
materiale. Possiede una struttura quantizzata inosservabile in stati
non-disturbati. Tuttavia, le violazioni della simmetria del vuoto e
l'invarianza, creano differente, e in principio osservabili, stati. La
teoria del campo di torsione prende forma diversa del modello originale
del "mare di Dirac" con elettroni e positroni: il campo dell'energia del
vuoto è visto come un sistema di pacchetti d'onda rotanti di elettroni e
positroni (piuttosto che come mare di coppie di elettroni e positroni).
Dove
i pacchetti d'onda sono incorporati, il campo è elettricamente
neutrale. Se le rotazioni (spin) dei pacchetti incorporati hanno segno
opposto, il sistema è compensato non solo in carica, ma anche in spin
classico e momento magnetico. Tale sistema è detto "phyton".
Raggruppamenti densi di fitoni si dicono essere approssimati ad un
modello semplificato del campo del vuoto fisico. Quando i fitoni sono
compensati in spin, il loro orientamento nell'insieme è arbitrario.
Quando però una carica q è fonte di disturbo, l'azione produce una
polarizzazione di carica del vuoto, come prescritto dalla
elettrodinamica quantistica. Quando una massa m è fonte di disturbo, i
fitoni producono oscillazioni simmetriche lungo l'asse dato dalla
direzione del disturbo.
Il vuoto quindi entra in uno stato
caratterizzato dall'oscillazione dei fitoni lungo la loro polarizzazione
di spin longitudinale, questo è interpretato come campo gravitazionale
(campo-G). Il campo gravitazionale è caratterizzato da onde
longitudinali, non può essere schermato, in accordo con l'osservazione e
gli esperimenti. Quindi il disturbo di m produce il campo-G, come il
disturbo q produce il campo elettromagnetico. Akimov e colleghi vanno
oltre. Seguendo la tesi avanzata da Roger Penrose, rappresentano le
equazioni del vuoto nella forma spinore e quindi ottengono un sistema di
equazioni spinori nonlineari, dove due componenti spinori rappresentano
i potenziali dei campi di torsione. Queste equazioni possono descrivere
particelle quantistiche e classiche, cariche e neutrali. Esse
permettono che il vuoto quantistico sia disturbato non solo da carica e
massa, ma anche dal classico spin. In questo evento i fitoni orientati
nella stessa direzione dello spin del disturbo, mantengono il loro
orientamento. Quelli opposti alla rotazione della fonte, si invertono,
quindi la regione locale del vuoto transita in uno stato di
polarizzazione di spin trasversale. Questo forma un "campo spin"
(campo-S), visto come condensato di coppie di fermioni.
Come
risultato, Akimov e colleghi, vedono il vuoto come mezzo fisico che può
assumere vari stati di polarizzazione. Data la polarizzazione di carica,
il vuoto si manifesta come campo elettromagnetico. Data la
polarizzazione da materia, esso si manifesta come campo gravitazionale.
Data la polarizzazione di spin, il vuoto si manifesta come campo spin.
Tutti i campi fondamentali conosciuti alla fisica corrispondono a
specifici stati di polarizzazione del vuoto. Quindi la suddetta "teoria
dei campi di torsione del vuoto fisico" può affermare che tutti gli
oggetti, dai quanti alle galassie, creano vortici nel vuoto. I vortici
creati dalle particelle e altri oggetti materiali sono portatori di
informazione, che legano gli eventi fisici quasi-istantaneamente.
La
velocità di gruppo di queste "onde di torsione" è dell'ordine di 109
volte C, un miliardo di volte la velocità della luce. Dato che non solo
gli oggetti fisici, ma anche i neuroni nel nostro cervello creano e
ricevono onde di torsione, non solo le particelle sono "informate" della
mutua presenza (come nei famosi esperimenti EPR), ma anche gli umani
possono essere informati: il nostro cervello è una
"trasmittente/ricevente di campi di torsione". Questo suggerisce una
spiegazione fisica non solo alla non-località quantistica, ma anche alla
telepatia, alla visione remota e ad altri effetti telesomatici discussi
sopra.
ONDE DI TORSIONE SUPERLUMINALI E DUREVOLI
"Fantasmi di
torsione" metastabili, generati dall'interazione da torsione-spin,
possono persistere persino in assenza degli oggetti che li hanno
generati. L'esistenza di questi fantasmi è stata confermata da
esperimenti di Vladimir Poponin presso Institute of Biochemical Physics
of the Russian Academy of Sciences. (vedi P.P.Gariaev, K.V. Grigor'ev,
A.A. Vasil'ev, V.P. Poponin and V.A. Shcheglov, "Investigation of the
fluctuation dynamics of DNA solutions by laser correlation spectro-
scopy," in Bulletin of the Lebedev Physics Institute No. 11- 12, 1999,
pp. 23- 30; V.P. Poponin, "Modeling of NLE dynamics in one dimensional
anharmonic FPU- lattice", Physics Letters A.)
Poponin, che ha
ripetuto l'esperimento presso l'Heartmath Institute in USA, ha
posizionato un campione di DNA in una camera a temperatura controllata e
l'ha sottoposto al laser. Poponin ha scoperto che il campo
elettromagnetico attorno alla camera esibiva una struttura specifica,
più o meno come si attendeva, ma ha scoperto anche che questa struttura
persisteva dopo la rimozione del DNA dalla camera irradiata con laser:
lo stampo del DNA nel campo continua ad essere presente quando il DNA
non è più lì. Poponin e i suoi collaboratori concludono che
l'esperimento mostra che una nuova struttura di campo è stata sviluppata
dal vuoto fisico. Questo campo è estremamente sensibile, può essere
eccitato da energie vicine allo zero. L'effetto fantasma è una
manifestazione, affermano, di una sottostruttura del vuoto ignorata.
Teorie
come quelle qui descritte, predispongono ad un grosso balzo nella
visione scientifica del mondo: le basi fisiche dell'universo
acquisiscono un ruolo attivo nelle loro funzioni e nei loro processi. La
vita, persino la mente, è manifestazione della costante e sottile
interazione dei pacchetti d'onda conosciuti classicamente come "materia"
con il sottostante campo fisico del vuoto di punto zero. Se l'immagine
emergente del mondo va completata, dobbiamo evolvere una esplicita
ipotesi per descrivere le dinamiche di base della gamma di interazioni
materia-vuoto. Nell'"ipotesi dell'interazione del vuoto (QVI)" di questo
autore, il campo di energia non-classico del vuoto (consistente in
propagazione di onde scalari ed elettromagnetiche), registra il
comportamento dello spaziotempo e l'evoluzione dei sistemi di
materia-energia nella forma di fronti d'onda interferenti.
Gli schemi
d'interferenza conservati formano un campo di informazione olografico
accessibile a sistemi con uno schema stereodinamico isomorfico verso i
sistemi che producono tali schemi. Il processo applicabile può essere
descritto come trasformazioni di Fourier (più esattamente Gabor). Quindi
i sistemi di materia-energia che vanno dalle strutture quantistiche a
quelle atomiche, molecolari, cellulari e multicellulari, inclusi i
cervelli umani, decodificano ("leggono") l'informazione codificata da
loro e dai sistemi analoghi ("letto dentro") nel campo. Dato che i
fronti d'onda si sovrappongono in dimensioni multiple, il ZPF del vuoto
agisce come olocampo che conserva e trasmette informazione universale,
interconnettendo i sistemi e questi con i sistemi secondari (parti
interne) e i sovrasistemi (ambienti esterni).
CONCLUSIONI
Gli
incredibili fenomeni psi che vengono da esperimenti controllati e le
altrettanto incredibili scoperte degli psicoterapeuti non possono essere
definiti solo chimere, frutti di una fertile immaginazione
indisciplinata. Le scoperte sono parte della manifestazione della
coscienza umana: un'entità i cui domini subconsci si estendono molto
oltre i confini del cervello e dell'organismo individuale. Le scoperte
possono essere reali, ma la loro accettazione richiede un modo per
legarle con i contesti della conoscenza. Finchè non abbiamo un legame
concepibile tra una anomalia e il paradigma che incornicia la conoscenza
nel campo pertinente, l'anomalia rimarrà solo questo: una cosa
paradossale, incompresa, relegata allo scaffale posteriore
dell'establishment scientifico.
Il riconoscimento di un legame
concepibile, tuttavia, farebbe una grande differenza, potrebbe aprire
percorsi fattibili di analisi concettuale, di formulazione teorica e
test sperimentale. Per questa ragione ipotesi di interazione
cervello-cervello e cervello-universo ( o in altri termini,
coscienza-coscienza e coscienza-mondo), necessitano serio scrutinio, per
avere significato intrinseco, consistenza con le osservazioni e un
legame con i contesti conosciuti su cui basare spiegazioni. Nel qui
discusso caso, la validazione scientifica delle scoperte sarebbe un
bonus aggiuntivo. Non solo introdurrebbe maggior coerenza nella nostra
immagine del mondo, legando le scoperte in precedenza anomale della
ricerca sulla coscienza con la nostra conoscenza del mondo fisico, ma
introdurrebbe anche maggior coerenza nei nostri affari umani. Come
spesso evidenziato da osservatori acuti, molte delle nostre malattie
sono dovute al senso di separazione e alla mancanza di empatia con i
nostri fratelli umani e con i reami non umani (nelle società moderne,
come detto da Woody Allen, "la natura ed io siamo due"). Il
riconoscimento scientifico delle nostre più profonde connessioni tra
esseri umani e con l'ambiente naturale, potrebbe avere un impatto
importante sui media e quindi sulle attitudini della gente.
T.S.Eliot
chiese, "Quali sono le radici che stringono, quali rami crescono da
questa immondizia pietrificata? Figlio dell'uomo non puoi dirlo, perchè
conosci solo un mucchio di immagini rotte.." Forse l'esplorazione dei
nostri legami sottili e tra umani e natura, potrebbe farci conoscere più
di immagini spezzate. Potrebbe aiutarci a riconoscere lo "schema che
connette" di Bateson: lo schema sottile di collegamento presente nel
cosmo e nella biosfera e in modo simile nel nostro cervello e nella
nostra coscienza.
Articolo di Ervin Laszlo
Fonte:
http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.8152
SEGUICI ANCHE SULLA PAGINA fb: http://www.facebook.com/quantoequantaltro?ref=hl