mercoledì 7 novembre 2012

Geobiologia Energetica!!! IL LATO OSCURO DELLA TAV - IL PIANO ESOTERICO! Il Monte Musiné!!!

Geobiologia energetica


La Geobiologia Energetica descrive la relazione tra l’Uomo e le energie della Terra e del Cosmo .

La conoscenza dei popoli dell’esistenza di zone negative del terreno per l’uomo non è databile e si perde nei tempi. Alcuni popoli come i Cinesi e gli antichi Egiziani, hanno studiato queste zone negative per cercare di deviarne o schermarne gli influssi.
Tutto quello che interferisce con l’Uomo e crea un’azione causando disturbi si possono definire Agenti inquinanti e patogeni naturali così suddivisi:                     

Agenti geopatogeni

-          Le faglie del terreno, in profondità;
-          le falde ed i corsi d’acqua in profondità;
-          la rete di Hartmann, di origine tellurica, uscente dal terreno verso l’alto;
-          altre reti meno note, ma con la stessa valenza di nocività…
-          la radioattività naturale;
-          la composizione geologica del terreno;
-          l’effetto memoria dei materiali;

Agenti cosmopatogeni

-          La rete di Curry, di origine cosmica, proveniente dall’alto verso il basso, sulla terra;
-          tutte le onde di forma geometriche, anche quelle multidimensionali.

Descrizione degli Agenti geo/cosmo/patogeni

Le faglie del terreno

Si definisce faglia la spaccatura in profondità di masse rocciose, l’effetto che creano a livello della superficie, un’ intensa attivita’ negativa per gli esseri viventi e le piante.

 Le falde e corsi d’acqua in profondità e sono di due tipi:

la falda freatica quando le roccie porose e l’acqua assume il livello della falda stessa;
la falda artesiana quando l’acqua è compresa tra due strati sotteranei di roccie impermeabili e può alimentare dei pozzi artesiani;
lo scorrere dell’acqua crea il fenomeno dell’irradiazione che è dovuto all’attrito dell’acqua sulle pareti rocciose e alla sua composizione elettro-chimica;
anche le falde, i laghi ed i depositi sotteranei presentano lo stesso fenomeno.
La presenza di falde d’acqua, o di corsi d’acqua in profondità, determina in superficie una situazione negativa per gli esseri viventi.

La rete di Hartmann

-          La rete H è formata da muri energetici invisibili che partono dal suolo verso la biosfera e le cui fascie verticali seguono le direzioni geomantiche del globo terrestre generando una griglia permanente su tutta la sfera terrestre. I punti di incrocio dei muri energetici danno origine a nodi, che hanno una forte attività in campo biologico nei confronti degli esseri viventi e delle piante, con risultati negativi del procedere della loro vita. La rete H è definita di origine magnetica.

La composizione geologica del terreno

-          La qualità del terreno sulla quale è costruita un’abitazione risulta determinante nei confronti delle energie negative e si possono suddividere in due categorie:
-          terreni ad alta conducibilità elettrica, denominati conduttori;
-          terreni a bassissima conducibilità elettrica, denominati dielettrici;
dipende dal tipo di terreno e le manifestazioni degli agenti patogeni saranno 
 più o meno intensi.

L’effetto memoria dei materiali

I materiali possono assorbire un moltitudine di memorie, se queste sono presenti sul terreno dove è costruita l’abitazione, nel materiale di costruzione avremmo un’abitazione con delle particolari energie che sommate alle energie degli altri agenti geopatogeni… non potrà cansiderarsi una casa sana.

La rete di Curry

-          la rete C è simile alla rete H solo che ha una inclinazione diversa ed ha origine nella biosfera dall’alto verso la crosta terrestre, con una radiazione chiamata cosmica. I punti di incrocio dei muri energetici danno origine ai nodi, nei quali l’energia è potenziata ed assume il segno (+) ed il segno (-) alternativamente più volte al dì. A seconda del segno, i nodi hanno l’effetto di caricare o di scaricare gli esseri viventi. La rete C è definita di origine elettrica, ha una forte attività negativa nei confronti nei confronti del campo biologico degli esseri viventi e delle piante.

Le onde di forma delle figure geometriche

-          Tutte le onde di forma geometriche hanno la capacità di emettere radiazioni di frequenze elettromagnetiche positive e negative….
 Ci sono inoltre le onde elettro/magnetiche create dall’uomo vedi: i ripetitori tv, i telefonici, i ripetitori satellitari, i telefonini, i televisori, tutti gli elettrodomestici, i computer, le linee dell’alta tensione, ecc….



IL LATO OSCURO DELLA TAV - IL PIANO ESOTERICO


 

 

Il Monte Musiné tra storia, tradizione, UFO e viaggi nel tempo



Le montagne sono sempre state rivestite di miti e leggende. Già nell’antichità, con la sua forma protesa verso il cielo, il monte era visto come il simbolo di una elevazione spirituale che si protendeva verso l’Assoluto.
Presso i cinesi c’era la credenza che vi fossero cinque vette sacre, nel nord, sud, est, ovest e centro della Cina, collegate direttamente al paradiso. Grazie alla loro speciale energia si pensava che le montagne nutrissero erbe e funghi magici usati per elisir d’immortalità ed erano considerate luoghi ideali per il ritiro e la meditazione.


Il Monte Musiné con la sua inconfondibile forma piramidale  

In quasi tutte le tradizioni il monte, per la sua altezza e il mistero di cui è circondato, è ritenuto il punto in cui il cielo incontra la terra. Ogni cultura ha il suo monte sacro, dove abitano le divinità che custodiscono le tradizioni ancestrali. Fin dai tempi più remoti, in quasi tutte le civiltà si credeva che l’altitudine possedesse attributi sacri, che i territori superiori fossero saturi di energia spirituale.
La montagna veniva associata al trascendente, simbolo della presenza del sacro e dell’ascesi individuale.
Presso i Popoli nativi le montagne sono la dimora delle loro divinità. Con nomi diversi ma con similitudini nei significati, le montagne per i Nativi sono i luoghi che custodiscono segreti ancestrali ed esseri che proteggono le loro tradizioni. Riferimenti spirituali e dispensatori di energia terapeutica.
Dzill Nchaa Si’An, la montagna sacra degli Apache dell’Arizona, è la dimora del messaggero spirituale Apache Ga’an. Ngog Lituba, la montagna sacra del Popolo Bassa del Camerun, custodisce i segreti delle tradizioni africane. Gli indiani Hopi credono che le loro divinità, i Katchina, dimorino nel cuore di St. Francisco Peak. E così via.
Anche l’Europa non sfugge a queste tradizioni, e sono numerosissime le vette ammantate di attributi sacri e misteriosi, come il Croagh Patrick in Irlanda o il Ben Nevis scozzese.
Nella valle di Susa, in Piemonte, esistono due monti particolarmente riconosciuti come “sacri” per via di tutte le leggende e le tradizioni ad essi associate: il monte Rocciamelone e il monte Musiné. Il Rocciamelone si porta dietro un nome celtico con cui ancora oggi viene identificato dalle culture autoctone: Roc Maol. La montagna oggigiorno è tristemente venuta alla ribalta delle cronache per via del discusso progetto TAV (Treno ad Alta Velocità), che ha fatto insorgere la popolazione locale la quale ha creato il vastissimo movimento NO-TAV, per contrastare quella che viene considerata una profanazione e una decisione antidemocratica che non tiene conto delle esigenze e delle ragioni degli abitanti.
Il monte Musiné, l’altra montagna sacra della valle di Susa, è da molti anni al centro di credenze, superstizioni, culti, avvistamenti UFO. Il fatto di essere stato adottato come luogo di ritrovo per gli occultisti del territorio ha creato confusione sulle origini delle sue tradizioni, e non sempre è facile distinguere ciò che ha un valore reale dalle mistificazioni.
Andando a ritroso nel tempo, scopriamo che il Musiné in epoche remote, oltre 50 milioni di anni fa, probabilmente doveva essere un vulcano attivo.
Nel neolitico la valle intera e il Musiné erano popolati da tribù sparse e famiglie nomadi. Sono state trovate tracce di insediamenti celtici del secondo millennio a.C. e le indagini archeologiche hanno segnalato il Musiné come area di presenze pre e protostoriche: nel territorio di Caselette, il paese ai piedi del monte, vi sono tracce di una capanna di fine Età del Bronzo Antico (circa 1700 a.C.)
Nel territorio di Almese, altro paesino alle pendici del Musiné, sono stati ritrovati numerosi reperti preistorici e un probabile sito rituale in un punto poco sotto la vetta del monte.
Visto il tipo di reperti, la datazione e l’origine dei nomi dei paesi della zona, sembra evidente che tutto il territorio fosse anticamente abitato da insediamenti celtici. Il nome Caselette, ad esempio, è una desinenza celtica, così come per molti altri paesi della zona.
Le origini del nome Musiné sono incerte. La tesi più accreditata è che si tratti di una contrazione dal medievale “mons vicinea” (montagna del villaggio) perché era presso un villaggio.
Almeno da età medievale (ma forse già da epoca romana) il Musiné ha rappresentato per le comunità insediate ai suoi piedi un “territorio di usi comuni” quale segnalato dal suo stesso nome: preziosa riserva di legname, terreno da pascolo, luogo di raccolta di frutti selvatici, erba e fogliame; il tutto non come proprietà privata ma come terra comune.
Per secoli il pascolo e la raccolta di erba e foglie fu un diritto di uso civico che la comunità di Caselette cercò sempre di tutelare. Dalla montagna si raccoglievano le acque delle fontane, che erano incanalate ad alimentare il paese.
Le coppelle preistoriche incise nella roccia
La cava di opale, alle pendici del Musiné, è sempre stata tra le più ambite per i ricercatori e gli appassionati. Il minerale, considerato sacro da molti popoli nativi (tra cui gli aborigeni australiani) ha certamente contribuito ad alimentare la fama di montagna sacra.
I Megaliti
Il monte Musiné è ricco di reperti megalitici, altro particolare che indica non solo l’insediamento celtico della zona ma anche la sacralità attribuita al monte. Infatti la montagna è disseminata di numerosissime “coppelle” preistoriche, scavate nella roccia, tipiche dei luoghi usati dagli antichi druidi per cerimonie rituali.
Le coppelle del Musiné si trovano facilmente inerpicandosi sul ripido sentiero che porta alla cima. Su alcune rocce ne sono state contate fino a 70. C’è chi ha interpretato i disegni formati dalle coppelle come la rappresentazione delle costellazioni visibili nel cielo boreale.
All’inizio del sentiero si può trovare il “seme di mela”, un menhir di notevoli dimensioni che presenta una lavorazione artificiale.
Un altro menhir si trova a metà del sentiero che porta alla cima. Su questo menhir sono incisi dei graffiti preistorici con disegni che possono ricordare degli astri nel cielo o addirittura dei veicoli spaziali. Disegni che ricordano altri graffiti preistorici, come quelli della Valcamonica o del monte Bego nella valle delle Meraviglie, o i graffiti degli aborigeni australiani e dei Nativi americani.
Sulla stele, ancora ben visibile e raggiungibile su uno dei sentieri che si aggrovigliano lungo le pendici del monte, sono impressi graffiti, simboli e oggetti: al centro è inciso quello che sembra un monte, alla sua sinistra un cerchio che sembra rappresentare il Sole e poco più a destra un oggetto discoidale che ricorda un UFO, sospeso nell’aria. Alla base, cinque sagome stilizzate. Lo scrittore e ricercatore Peter Kolosimo avanzò l’ipotesi che il disegno riproducesse un incontro ravvicinato con un velivolo spaziale da parte degli abitanti della valle.
Il menhir “seme di mela”
Questo menhir è stato oggetto di discussioni sulla sua autenticità da quando la rivista Famiglia Cristiana, nel n. 13 del 1988, affermò che si trattava di “un falso degli anni Settanta, di esecuzione contemporanea e goliardica”. Il “Gruppo Ricerche Cultura Montana” ha sostenuto questa tesi, riprendendo l’affermazione di Famiglia Cristiana, senza tuttavia procedere a nessuno studio sul reperto.
Tuttavia i ricercatori indipendenti sostengono che sia evidente la differenza tra i graffiti “recenti” e quelli preistorici, e tendono ad annoverare il menhir tra i reperti preistorici autentici.
Molti altri megaliti sono disseminati sul monte Musiné, da menhir a rocce coppellate. Alcuni di questi sono contrassegnati da segni e tracce di ceri che fanno dedurre che il luogo sia tuttora usato per cerimonie pagane.

I misteri
Il Musiné è uno dei monti più ammantati di credenze e misteri. Da sempre circolano voci di lupi mannari, di immagini spettrali che vagano nella penombra, di strani animali. Vi sarebbe una grotta nella quale, ogni primo maggio, si darebbero appuntamento streghe, maghi, e licantropi per i loro riti.
In alcuni scritti del ‘600 e ‘700 si racconta che la vallata fu spesso percorsa da “musiche demoniache”, accompagnate da urla angosciose cariche di dolore. Una antica leggenda vuole che il re Erode fosse esiliato su questa montagna, come punizione per la strage degli innocenti.
Secondo alcuni storici fu proprio in questa zona che in cielo apparvero a Costantino la croce fiammeggiante e la scritta “in hoc signo vinces”.
Stando a quanto dichiarato da molti, il luogo sarebbe un gigantesco catalizzatore di energie benefiche. Secondo altri sarebbe addirittura una sorta di “finestra” aperta su un’altra dimensione. Si parla anche di portali per viaggiatori del tempo, e i sostenitori di questa tesi portano le testimonianze di chi asserisce di aver visto strani personaggi, vestiti con abiti non appartenenti alla nostra cultura, aggirarsi per il monte.
Altri affermano di incontrare periodicamente degli uomini sempre identici nonostante il passare degli anni, vestiti sempre allo stesso modo, con abiti leggeri sia d’estate che in pieno inverno.
Il menhir con i graffiti preistorici
Il sito amplificherebbe, nel momento in cui vi si sosta, le facoltà extrasensoriali che ognuno di noi possiede, ma che solo in particolari circostanze risultano evidenti. Gli stessi rabdomanti hanno dichiarato che, in prossimità del monte, bacchette e pendolini si muovono in modo molto più accentuato del normale. Altri testimoni sostengono che le bussole, in determinate zone del Musiné, impazziscono e gli orologi smettono di funzionare.
Da sempre la zona è teatro di apparizioni di misteriosi bagliori azzurri, verdastri e fluorescenti. Queste apparizioni hanno fatto la loro comparsa fin dal lontano 966 d.C. All’epoca il vescovo Amicone si trovava in valle di Susa per consacrare la chiesa di San Michele sul monte Pirchiano, di fronte al Musiné. Durante la notte, in attesa dell’arrivo dell’alto prelato, i valligiani assistettero a uno spettacolo affascinante ma pauroso al contempo: il cielo fu percorso da travi e globi di fuoco che illuminarono la chiesa come se fosse scoppiato un incendio.
Altre storie parlano di carri di fuoco che spesso sorvolavano la vetta.
È stato anche affermato che ai piedi del Musiné esisterebbe un “cono d’ombra” cioè una zona di interferenza che oscura qualsiasi trasmissione radio. Anche gli aerei privati che si trovano a sorvolare il luogo vengono disturbati nelle loro trasmissioni radio. Questi problemi cessano nel momento in cui ci si allontana dalla montagna.
Il monte, essendo un antico vulcano spento da millenni, è ricco di gallerie e passaggi irregolari scavati dallo scorrere dell’antico magma, in gran parte però inesplorati. Questo fatto ha contribuito a creare il mito delle caverne abitate da strani esseri, i quali vi abiterebbero tuttora, fin dall’antichità.
Misteriosa è anche la distribuzione della vegetazione, particolarmente ricca ai piedi del monte, ma che poi si dirada in modo quasi repentino col crescere dell’altitudine. La Forestale ha inutilmente speso ingenti somme di denaro per rimboscare la zona, nella quale le giovani piante sembrano morire una dopo l’altra. La credenza popolare spiega il mistero con la processione continua di anime dannate che salgono e scendono il monte senza sosta. Secondo una credenza un po’ più moderna sarebbero le emanazioni radioattive di una base segreta a produrre tale sterilità.

Gli avvistamenti UFO
Particolare dei graffiti con i disegni evidenziati
Innumerevoli sono le testimonianze di avvistamenti di oggetti volanti non identificati, sia notturni che diurni. Numerosi testimoni ricordano inoltre le apparizioni sulla sommità di globi sferici fiammeggianti. Si racconta di strane luci avvistate nel cielo, attribuite dagli ufologi a visitatori alieni; questo ha portato a credere che il monte sia meta di extraterrestri. Campioni di terra bruciata testimonierebbero il passaggio di astronavi avvistate da alcuni contadini locali.
L’otto dicembre 1978 due giovani escursionisti vedono sul monte Musiné una luce bianca accecante sopra gli alberi. Uno dei due si avvicina, scomparendo alla vista del compagno, mentre la luce si alza in cielo; l’amico comincia allora a cercarlo e incrocia altri escursionisti. Tutti si sparpagliano a ventaglio per cercare il primo. Lo trovano svenuto, infreddolito, incapace di tollerare la luce ed in evidente stato di shock, con il battito cardiaco irregolare. Il ragazzo è come in trance e si sveglia solo dopo molti tentativi. Dopo l’esperienza, i due testimoni soffriranno di congiuntivite. Il rapito ha una cicatrice sulla gamba e ricorda di essersi avvicinato all’UFO, che aveva forma di pera e che in quell’istante era diventato più grande. Erano comparsi 3-4 uomini con la testa “a melone”, che si stagliavano tenebrosamente nella luce. L’uomo si sentì paralizzato e fu in grado di avvertire solo luci e suoni, sentendosi inoltre toccato e sollevato.
L’otto marzo 1996 un oggetto luminoso veniva osservato per oltre un quarto d’ora da due escursionisti mentre scendevano dal monte Musiné. Secondo il racconto dei due testimoni, l’oggetto aveva una forma simile a un cilindro dai riflessi giallo-verdi con le estremità arrotondate e sembrava sostenersi, oscillando leggermente, su un cuscino di luce bianco-gialla. Alle estremità dell’oggetto c’erano due grosse calotte trasparenti attraverso le quali si intravedevano muoversi delle sagome apparentemente umanoidi.

Le leggende
Una leggenda legata a questa montagna è quella della caverna del Mago. Le tradizioni valligiane narrano che in una grotta posta nel cuore del Musiné vivrebbe un mago che si era nascosto per compiere indisturbato i suoi esperimenti con gli strumenti rimasti della mitica città di Rama. A difesa del luogo ci sarebbe un enorme dragone tutto d’oro pronto a distruggere con il suo fiato infuocato ogni intruso che tentasse di avventurarsi all’interno delle grande caverna. In una piccola cripta esisterebbe uno smeraldo di immenso valore mistico, grande quanto il pugno di una mano d’adulto, da cui si diffonde una intensa e limpidissima luce verde che illumina tutto intorno. La leggenda riporta che un signorotto del luogo, un certo Gualtiero, cercò di penetrarvi con degli uomini armati per appropriarsi dei tesori che sarebbero stati nascosti in questa caverna.
Il “pian delle masche”
Entrarono in una sala illuminata dove sembrava che la luce venisse emanata dalle pareti stesse. Trovarono il mago seduto davanti ad una fontana d’acqua che sgorgava dalla roccia. Il mago invitò gli intrusi a guardare nell’acqua del laghetto che all’improvviso divenne lattea e mostrò delle immagini che andavano formandosi.
Gualtiero e i suoi armati videro così apparire in sequenza soldati con armature che si combattevano, soldati vestiti solo con abiti blu e cappelli a tricorno che sciamavano con archibugi in pugno, quindi grandi uccelli di metallo che lasciavano cadere oggetti che distruggevano una grande città e infine bruchi metallici che si muovevano tra le rovine della stessa città.
Gli intrusi, terrorizzati per quello che avevano visto, fuggirono dalla grotta. Ebbero modo di vedere dietro di loro il mago che saliva verso il cielo scortato da due grifoni in un rumore assordante. Poi dei massi caddero dall’alto della montagna e chiusero l’ingresso della grotta che non verrà mai più ritrovata.
C’è un’altra leggenda legata alla zona del Musiné, che viene ancora oggi tramandata dalle popolazioni autoctone: la leggenda di Rama.
Le antiche cronache della valle di Susa riportano l’esistenza in epoche remote della città ciclopica di Rama, che dalle descrizioni sembrerebbe assomigliare alle città delle fortezze megalitiche peruviane e dell’Oceania. Le leggende dei secoli successivi aggiungono che questa mitica città era il luogo dove veniva conservato il Graal.
La città di Rama rappresenta un importante mito dei primi abitanti dell’Europa: una città megalitica situata in Piemonte che secondo la leggenda sarebbe all’origine della tradizione celtica dell’Europa e custodirebbe il segreto del Graal.
L’antica leggenda si riferisce al mito della caduta di Fetonte. Narra di un dio disceso dal cielo che si avvaleva dell’aiuto di assistenti di metallo dorato. Durante la sua permanenza tra gli uomini insegnò loro l’arte dell’Alchimia e della fusione dei metalli. In seguito provvide a fondere una grande ruota d’oro forata, ricavandola dal metallo del carro divino con cui trasmettere la sua conoscenza all’umanità. Quando il dio ritornò in cielo lasciò uno dei suoi aiutanti dorati che assistesse gli uomini che avevano raccolto i suoi insegnamenti.

La grande roccia denominata la “roccia del diavolo”
Le leggende riportano che una delle proprietà della creatura di metallo dorato era quella di assumere varie forme a suo piacimento. Una sua traccia è collegabile alla leggenda della caverna del drago, all’interno del monte Musiné, in cui questa creatura “mutaforma”, con l’aspetto di un grande drago d’oro, proteggeva una luminosa gemma verde dagli immensi poteri.
Il mito della città di Rama è sopravvissuto ai secoli per via delle tradizioni orali del druidismo locale e grazie ai ricercatori di inizio secolo che hanno raccolto dati di prima mano e conferme documentate della sua esistenza.

È difficile fare luce sulle credenze legate al monte Musiné, e sulla validità di tutto il folklore che si è creato, nel tempo, attorno a questa montagna.
Le impressioni rimangono necessariamente personali, basate sulla sperimentazione diretta.
Passeggiando per il “pian delle masche”, il grande pianoro alla base del monte, si ha l’impressione di non essere mai completamente soli. Il silenzio che si respira in quel punto particolare avvolge tutti coloro che vi si recano. Il “pian delle masche” è un luogo che secondo le tradizioni locali un tempo era ritrovo di maghi e “streghe”, appunto le masche. Va precisato che le “masche” erano una categoria di sciamani locali, sia donne che uomini. Il nome è stato trasformato in un termine negativo dalla religione subentrata alla cultura druidica. Era necessario trasformare queste sciamane guaritrici in qualcosa di estremamente negativo, per giustificare i roghi in cui vennero bruciate dall’Inquisizione migliaia e migliaia di “streghe”.
Il pian delle masche, e le radure nei suoi pressi, sono ancora oggi ritrovo di personaggi strani, cultori di esoterismo, occultisti, e molti altri personaggi di difficile catalogazione. C’è chi ha voluto vedere in quel pianoro anche un ritrovo per viaggiatori del tempo o un portale aperto su altre dimensioni.
Tradizioni, leggende, fatti strani, tutto si mescola senza un confine preciso.
E se per una volta proviamo a smettere di misurare tutto con la razionalità, forse riusciamo a cogliere il vero spirito del monte Musiné.





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lunedì 5 novembre 2012

PSICOLOGIA & SCIENZA... PSI, GROF, JUNG E IL VUOTO QUANTISTICO!!!



Gli esseri umani sono individui interamente discreti, i loro organismi sono racchiusi dalla pelle e le loro menti racchiuse dal cranio che ospita il cervello? Oppure esistono effettive interconnessioni tra umani e tra gli umani e il mondo in generale? Questo studio suggerisce che l'ultimo assunto possa facilmente essere vero. Nonostante l'evidenza delle "connessioni sottili" non sia nella forma di "dati solidi" incontrovertibili, è tuttavia coerente e significativa. Le scoperte direttamente pertinenti sono generate dalle ricerche sui fenomeni psi e sulla pratica degli psicoterapeuti. Spiegazioni possibili di tali scoperte possono essere ricollegate alle idee di Carl Jung e ora sono seguite nei confini d'avanguardia delle scienze fisiche.

LE SCOPERTE: Esperimenti PSI
Esperimenti controllati sulle connessioni sottili tra soggetti distanti nello spazio e a volte nel tempo, risalgono agli anni '30, al lavoro pionieristico con carte e dadi presso la Duke University. Dato che la struttura sperimentale è divenuta sofisticata e i controlli sperimentali più rigorosi, i fisici si sono spesso uniti agli psicologi per eseguire i test. Sono state considerate le spiegazioni in termini di indizi sensoriali nascosti, inganno da parte dei soggetti ed errori sperimentali o incompetenza, ma non bastano per rispondere ai risultati statisticamente significativi. Rilevante lavoro è iniziato negli anni '70, quando Russell Targ e Harold Puthoff hanno eseguito alcuni dei meglio conosciuti esperimenti sulle connessioni sottili tra soggetti distanti riguardo il trasferimento di pensieri e immagini. E' stata esaminata la possibilità della trasmissione telepatica tra individui, uno dei quali agiva come "trasmittente" e l'altro come "ricevente". Il ricevente è stato posizionato in una camera sigillata, opaca ed elettricamente schermata, mentre il trasmittente si trovava in un'altra stanza dov'era soggetto a flash di luce ad intervalli regolari. Le macchine elettroencefalografiche (EEG) hanno registrato entrambi i tracciati cerebrali. Come atteso, il trasmittente ha esibito le onde cerebrali ritmiche che accompagnano normalmente l'esposizione a flash luminosi, ma dopo un breve intervallo, il ricevente ha iniziato a produrre gli stessi schemi, anche se non era esposto ai flash e non stava ricevendo segnali percettibili dal trasmittente.
Targ e Puthoff hanno anche condotto esperimenti sulla visione remota. In questi test trasmittente e ricevente erano separati da distanze che precludevano qualsiasi forma di comunicazione. Ad un sito scelto a caso, il trasmittente agiva come "faro", il ricevente cercava quindi di rilevare quanto osservato dal faro. Per documentare le sue impressioni, il ricevente dava descrizioni verbali, a volte assieme a disegni. Giudici indipendenti hanno poi visto che i disegni combaciavano per una media del 66% delle volte, con le caratteristiche del sito osservato dal faro. Russell Targ e Harold Puthoff, "Information transmission under conditions of sensory shielding," in Nature, Volume 251, 1974; Russell Targ and K. Harary, The Mind Race, New York: Villard Books, 1984; Harold E. Puthoff and Russell Targ, "A perceptual channel for information transfer over kilometer distances: historical perspective and recent research" Proceedings of the IEEE, Vol. 64, 1976.
Gli esperimenti di visione remota riportati da altri laboratori coinvolgevano distanze da mezzo miglio a migliaia di miglia. Indipendentemente da dove fossero stati eseguiti e da chi, la frequenza di successo era generalmente attorno al 50%, ben oltre la probabilità casuale. I vedenti di maggior successo sembravano quelli rilassati, attenti e meditativi. Riportavano di ricevere una impressione preliminare come una leggera forma che man mano diveniva un'immagine integra. L'immagine era inizialmente una sorpresa, sia perchè chiara che perchè chiaramente altrove. Le immagini possono anche essere trasmesse mentre il ricevente dorme. Per diversi decenni, Stanley Krippner e i suoi associati, hanno eseguito "esperimenti ESP nel sogno" presso il Dream Laboratory of Maimondes Hospital a New York City. Gli esperimenti seguivano un semplice ma efficace protocollo. Il volontario, che avrebbe passato la notte al laboratorio, avrebbe incontrato il trasmittente e gli sperimentatori all'arrivo quando gli avrebbero spiegato la procedura. Gli elettrodi venivano quindi collegati alla testa del volontario per monitorare le sue onde cerebrali e i movimenti oculari; non avveniva altro contatto sensorio con il trasmittente fino al mattino seguente. Uno degli sperimentatori tirava i dadi, che in combinazione con un numero casuale, davano un numero corrispondente ad una busta contenente una stampa. La busta veniva aperta quando il trasmittente raggiungeva la sua stanza privata in una zona distante dell'ospedale. Il trasmittente quindi passava la notte concentrato sulla stampa.
Usando i dati presi dalla prima notte che ogni volontario ha speso nel laboratorio, le serie di esperimenti tra il 1964 e il 1969 ha prodotto 62 notti di dati da analizzare. Queste hanno mostrato significative correlazioni tra la stampa selezionata per una data notte e i sogni del riceventi di quella notte. Il punteggio è considerevolmente superiore nelle notti con poche o alcuna tempesta elettrica nell'area e con un'attività delle macchie solari al minimo, ovvero quando il campo geomagnetico della Terra era relativamente indisturbato. Un particolare esempio del contatto e della comunicazione transpersonale viene dal lavoro di Grinberg-Zylverbaum dell'Università Nazionale del Messico. In più di 50 esperimenti in cinque anni, Grinberg-Zylberbaum ha accoppiato i suoi soggetti dentro "gabbie di Faraday" a prova di radiazione sonora ed elettromagnetica. Quindi ha chiesto loro di meditare assieme per venti minuti e li ha poi posizionati in gabbie di Faraday separate, dove uno veniva stimolato e non l'altro. Il soggetto stimolato riceveva stimoli ad intervalli casuali in modo tale che solo lo sperimentatore sapesse quando venivano applicati. Il soggetto non stimolato rimaneva rilassato, ad occhi chiusi e veniva istruito a sentire la presenza del partner senza sapere nulla della sua stimolazione.
In generale sono stati applicati un centinaio di stimoli, flash di luce, suoni o brevi, intense ma non dolorose scosse elettriche all'indice e all'anulare della mano destra. L'EEG di entrambi i soggetti è stato quindi sincronizzato ed esaminato per potenziali "normali" evocati nel soggetto stimolato e potenziali "trasferiti" nel soggetto non stimolato. I potenziali trasferiti non sono stati rilevati nelle situazioni di controllo dove non c'erano soggetti stimolati o quando uno schermo evitava la ricezione dello stimolo dal soggetto stimolato (come flash di luce) o anche quando i soggetti accoppiati non avevano interagito in precedenza. Tuttavia, in situazioni sperimentali con soggetti stimolati ed interazione, i potenziali trasferiti apparivano costantemente nel 25% dei casi. Un esempio particolarmente significativo è stato fornito da una giovane coppia, innamorata. I loro tracciati EEG rimanevano strettamente sincronizzati nell'esperimento, testimoniando la loro sensazione di unità profonda. In modo limitato, Grinberg-Zylberbaum ha potuto replicare i suoi risultati. Quando un soggetto esibiva i potenziali trasferiti in un esperimento, solitamente li esibiva in esperimenti seguenti.
Un esperimento relativo ha mostrato il livello di armonizzazione degli emisferi destro e sinistro della neocorteccia del soggetto. Nell'ordinaria coscienza di veglia, i due emisferi, quello orientato al linguaggio, il razionale "cervello sinistro" del pensiero lineare e l'intuitivo "cervello destro", esibivano schemi d'onda scoordinati e divergenti in modo casuale nell'elettroencefalogramma. Quando i due soggetti entravano in uno stato di coscienza meditativo, questi schemi divenivano sincronizzati e in profonda meditazione i due emisferi si ritrovano in uno schema quasi identico. In meditazione profonda non solo il cervello sinistro e destro dello stesso singolo soggetto, ma anche il cervello sinistro e destro di diversi soggetti manifestavano identici schemi. Gli esperimenti con fino a dodici soggetti simultanei, mostravano una sincronizzazione impressionante delle onde cerebrali del gruppo intero.
Nei recenti anni passati, esperimenti come questi sono stati confermati da centinaia di altri. Questi dati forniscono evidenza significativa che segnali identificabili e coerenti sono trasmessi nel cervello di una persona quando una seconda persona, specialmente se entrambe sono legate emotivamente, sta meditando o se viene stimolata a livello sensorio o si tenta di comunicare col soggetto intenzionalmente. (vedere Larry Dossey, Recovering the Soul: A Scientific and Spiritual Search, New York, Bantam 1989; Healing Words: The Power of Prayer and the Practice of Medicine, Harper San Francisco, 1993; W. Braud and M. Schlitz, "Psychokinetic influence on electrodermal activity," Journal of Parapsychology, Vol. 47, 1983; Mario Varvoglis, "Goal-directed- and observer-dependent PK: An evaluation of the conformance-behavior model and the observation theories," The Journal of the American Society for Psychical Research, 80 (1986); R. Rosenthal, "Combining results of independent studies," Psychological Bulletin, 85(1978); C. Honorton, R. Berger, M. Varvoglis, M. Quant., P. Derr, E. Schechter, and D. Ferrari, 'Psi-communication in the Ganzfeld: Experiments with an automated testing system and a comparison with a meta-analysis of earlier studies.' Journal of Parapsychology, 54 (1990).
La connessione interpersonale oltre i confini sensoriali, può avvenire anche all'esterno dei laboratori, avviene in modo particolarmente frequente tra gemelli identici. In molti casi un gemello sente il dolore provato dall'altro ed è consapevole dei traumi e delle crisi, anche se l'altro si trova dall'altro lato del mondo. A parte il "dolore dei gemelli", anche la sensibilità di madri e amanti è notevole: sono innumerevoli le storie di madri che hanno percepito la situazione di grave pericolo in qui si trovavano i figli o un loro avvenuto incidente. La connessione interpersonale non è limitata ai gemelli, a madri e amanti: il tipo di legame creato da una relazione tra terapeuta e paziente sembra già sufficiente. Molti terapeuti hanno notato che, durante una sessione, percepiscono le memorie, i ricordi, gli atteggiamenti e le associazioni che sono al di fuori della loro personale esperienza e personalità. A volte queste percezioni risultano indistinguibili dai ricordi, dalle sensazioni e dai sentimenti degli stessi terapeuti, solo più tardi, riflettendo, capiscono che non sono parte della loro esperienza diretta, ma di quella dei pazienti.
Sembra che nel corso della relazione terapeutica, alcuni aspetti della psiche del paziente vengano proiettati nella mente del terapeuta. In quel luogo, almeno per un tempo limitato, si integrano con la psiche del terapeuta e producono una consapevolezza di alcuni dei ricordi, delle sensazioni e delle associazioni del paziente. Conosciuta come "identificazione proiettata", il trasferimento può essere utile nel contesto della terapia: può permettere al paziente di vedere quello che prima era elemento di dolore, in modo più obiettivo, come se appartenesse a qualcun altro. Inoltre sembra possibile la trasmissione di effetti corporei da un individuo all'altro. Trasmissioni di questo tipo sono conosciute come "telesomatiche": consistono in cambiamenti fisiologici scatenati nella persona obiettivo, dai processi mentali di un'altra.
La distanza tra gli individui interessati, non sembra fare differenza. William Braud e Marilyn Schlitz hanno condotto centinaia di test che riguardano l'impatto delle immagini mentali dei trasmittenti, sulla fisiologia dei riceventi, che erano distanti e inconsapevoli di essere obiettivo di tali immagini. I ricercatori dichiarano che le immagini mentali del trasmittente possono "raggiungere" e causare, nella fisiologia del ricevente a distanza, effetti paragonabili a quelli che i processi mentali di una persona causano sul suo corpo. Le persone in grado di influenzare le proprie funzioni corporee sono solo leggermente più efficaci di quelle che tentano di influenzare la fisiologia di altre persone distanti. Su molti casi comprendenti un grande numero di individui, la differenza tra influenza remota e auto-influenza è stata quasi insignificante: l'influenza "telesomatica" da parte di una persona distante è quasi efficace quando l'influenza "psicosomatica" della stessa persona.



LE SCOPERTE: l'esperienza di Grof con gli stati alterati di coscienza
Complementari agli esperimenti psi riguardanti l'abilità della mente umana di penetrare oltre i limiti della personale esperienza sensoriale, sono le scoperte dei moderni psicoterapeuti. L'evidenza pertinente viene chiaramente dal lavoro di Stanislav Grof. Ripassando le scoperte raccolte nel corso di tre decenni, Grof ha suggerito che la cartografia standard della mente umana dev'essere completata da elementi aggiuntivi. Al dominio "mnemonico-biografico" della psiche, dovremmo aggiungere il dominio "perinatale" e "transpersonale". Il dominio transpersonale, sembra, può mediare la connessione tra la nostra mente e praticamente ogni parte e aspetto del mondo fenomenico.
L'esperienza di Grof deriva dal lavoro con stati "alterati" e non ordinari della coscienza (ASCs), indotti nei suoi pazienti sia da droghe psichedeliche, che da respirazione olotropica. Gli ASCs abbracciano una larga parte della psiche umana, gli stati della coscienza normale nei periodi in cui siamo svegli, sono solo la punta dell'iceberg. Come notato da William James oltre un secolo fa, "La nostra normale coscienza da svegli...è solo un tipo speciale di coscienza, divise da schermi, si trovano forme potenziali di coscienza totalmente differenti. Possiamo vivere senza sospettarne l'esistenza, ma con gli stimoli richiesti, a tocco si trovano tutte lì nella loro completezza". I popoli delle culture "primitive" e classiche sapevano come applicare gli stimoli necessari, alcune tribù, come i Kung Bushmen del deserto di Kalahari, possono entrare negli stati alterati, in tutti allo stesso tempo.
In molte parti del mondo, popoli antichi combinavano canti, respirazioni, percussioni, danze ritmiche, digiuni, isolamento sociale e sensoriale e persino specifiche forme di dolore per indurre gli stati alterati. Le culture native dell'Africa e dell'America pre-Colombiana, usavano questi stati nelle procedure sciamaniche, nelle cerimonie di guarigione e nei riti di passaggio. Le culture dell'Asia li usavano in vari sistemi di yoga, Vipassana o Buddismo Zen, Vajrayana Tibetano, Taoismo e Sufismo. Le culture semitiche li usavano nella Cabalah, gli antichi Egizi nelle iniziazioni di Iside e Osiride. I Greci classici nei Baccanali e nei riti di Attis e Adone e nei misteri Eleusini. Fino all'avvento della civiltà industriale occidentale, quasi tutte le culture stimavano questi stati per le profonde esperienze che permettevano, per i poteri di guarigione personale e per il contatto e la comunicazione che rendevano possibile.
Oggi, all'apice delle scienze contemporanee, la ricerca degli stati alterati di coscienza diviene accettata come parte legittima di una nuova disciplina conosciuta come "ricerca della coscienza". La comprensione che sale in superficie, come notato da Charles Tart, è che gli stati alterati tendono a rendere più evidente la connessione tra noi e con il nostro ambiente. Le registrazioni di Grof dei rapporti verbali dei suoi pazienti chiariscono bene tutto questo. In l'"esperienza dell'unità duale", un paziente in ASC, prova un indebolimento e dei confini dell'ego corporeo e un senso di fusione con un'altra persona in uno stato di unità. In questa esperienza, nonostante la sensazione di essere fuso con un altro individuo, il paziente mantiene consapevolezza della propria identità. Quindi, nell'esperienza di "identificazione con altre persone", il paziente, mentre si trova in una esperienza di fusione con un altro, prova un senso di completa identificazione, fino al punto di perdere consapevolezza della propria identità.
L'identificazione è totale e complessa, comprende l'immagine corporea, le sensazioni fisiche, le reazioni e le attitudini emotive, i processi di pensiero, i ricordi, l'espressione facciale, i gesti e le maniere tipiche, le posture, il movimento e persino le caratteristiche vocali. L'"altro" (o gli altri) possono essere in presenza o meno del paziente, può essere parte dell'esperienza infantile del soggetto, dei suoi antenati o persino di una sua vita passata. Nelle esperienze di "identificazione di gruppo e coscienza di gruppo", troviamo una ulteriore estensione della coscienza e di fusione dei confini dell'ego. Piuttosto che identificarsi con persone singole, il paziente prova il senso di divenire un intero gruppo di persone che condivide alcune caratteristiche razziali, culturali, nazionali, ideologiche, politiche o professionali. La profondità, la portata e l'intensità di questa esperienza possono raggiungere proporzioni straordinarie: le persone possono percepire la totalità della sofferenza di tutti i soldati morti sul campo dall'inizio della storia, il desiderio dei rivoluzionari di tutte le ere di rovesciare il tiranno o l'amore, la dolcezza e la dedizione di tutte le madri verso i propri figli. L'identificazione può essere diretta a gruppi sociali o politici, al popolo di interi paesi o continenti, a tutti i membri di una razza o a tutti i fedeli di una religione.
L'"identificazione con animali" va oltre la dimensione transpersonale umana: coinvolge una completa e realistica identificazione con i membri di varie specie animali. L'esperienza può essere autentica e convincente, inclusa l'immagine corporea, le specifiche sensazioni fisiologiche, gli istinti, le uniche percezioni dell'ambiente e le corrispondenti reazioni emotive. La natura e la portata di queste esperienze, le distinguono da quelle umane ordinarie, spesso trascendono la portata della fantasia e dell'immaginazione. Con minor frequenza, l'"identificazione con piante e processi botanici" avvengono anch'esse. A volte i pazienti hanno una esperienza complessa del divenire un albero, un fiore selvatico o da giardino, una pianta carnivora, un'alga, il plancton dell'oceano, una cultura batterica o un batterio individuale. Nella più coinvolgente esperienza di "unità con la vita e tutta la creazione", un individuo espande la propria coscienza fino ad abbracciare la totalità della vita sul pianeta, inclusa l'umanità e tutta la flora e la fauna della biosfera. Invece di identificarsi con un organismo vivente, il paziente si identifica con la vita stessa come fenomeno cosmico.
L'esperienza in ASCs può anche andare oltre la sfera della vita: può includere i fenomeni microscopici e macroscopici del mondo inorganico. Nell'"esperienza della materia e dei processi inorganici", i pazienti riportano una identificazione con le acque dei fiumi e degli oceani, con varie forme di fuoco, con la terra e le montagne e con le forze delle catastrofi naturali come le tempeste elettriche, i terremoti, i tornado e le eruzioni vulcaniche. I pazienti possono identificarsi con materiali specifici, come diamanti e altre pietre preziose, cristalli di quarzo, ambra, granito, ferro, acciaio, mercurio, argento e oro. Le esperienze si estendono nel micromondo e possono comprendere la struttura dinamica delle molecole e degli atomi, i moti Browniani, i legami interatomici, le forze elettromagnetiche e le particelle subatomiche. Grof conclude che ogni processo nell'universo osservabile obiettivamente in stato ordinario di coscienza, può essere vissuto soggettivamente in stato alterato.
Le dimensioni cosmiche delle esperienze in stato alterato, possono comprendere tutto del pianeta Terra. Nella "coscienza planetaria", la coscienza del soggetto si espande alla sostanza geologica della Terra col suo regno minerale e la sua biosfera con tutte le forme di vita. La Terra nella sua interezza sembra essere un complesso organismo orientato verso la sua evoluzione, integrazione e auto-realizzazione. Nelle "esperienze extraterrestri", una ulteriore forma di coscienza espansa, vengono inclusi altri corpi celesti e processi astronomici. Il soggetto può vivere il viaggio verso la luna, il sole, altri pianeti, stelle e galassie, può sperimentare l'esplosione delle supernove, la contrazione delle stelle, le quasar e le pulsar, persino il passaggio dentro i buchi neri. L'esperienza può avvenire nella forma di semplice osservazione di tali eventi o nel divenire quegli stessi avvenimenti, vivendoli intimamente, come essendo parte dell'evento. Nella forma più ampia e rara, di questa esperienza, l'"identificazione con l'intero universo fisico", il soggetto sente la propria coscienza abbracciare tutto il cosmo. Tutti questi processi vengono percepiti come parte dell'organismo e della psiche del sistema-universo.
In aggiunta alle forme estese spazialmente della coscienza, troviamo le esperienze di OBE (extracorporee), chiaroveggenza, chiaroudienza e telepatia. Ancora più rilevanti per i nostri propositi, sono le esperienze che riguardano lo spostamento nel tempo. Le esperienze di spostamento temporale vanno da quelle "embrionali e fetali", dove il soggetto ricorda il periodo intrauterino come feto, alle "esperienze ancestrali" con l'identificazione nei propri antenati biologici, alle "esperienze razziali e collettive", dove l'identificazione è con i membri della propria razza o a volte dell'intera razza umana (che ricorda l'"inconscio collettivo" di Jung di cui diremo altro più avanti), fino ad arrivare alle "esperienze di incarnazioni passate". La caratteristica essenziale di queste ultime è un senso convincente di ricordare qualcosa di già avvenuto. I soggetti mantengono il proprio senso di individualità e personalità, ma si percepiscono in forma diversa, in altro luogo e tempo e altro contesto. In questo tipo di esperienze, la nascita dell'individuo appare come punto di trasformazione, dove il numero di vite multiple compone la vita bio-psicologica dell'individuo.
Secondo Grof, le memorie che affiorano in esperienze di incarnazione passata, condividono con altre esperienze transpersonali, la capacità di fornire accesso istantaneo e diretto all'informazione su alcuni aspetti del mondo. Se le cose stanno così, tutte le divisioni e i confini nell'universo sono illusori e arbitrari, in ultima analisi esiste solo la coscienza cosmica. Quale spiegazione possiamo dare per i vari e coerenti fenomeni evidenziati dagli esperimenti psi controllati e dal lavoro di Grof e altri psicoterapeuti con pazienti in stato alterato di coscienza? Qual'è la natura della "coscienza cosmica", o di un fattore similare, che connetterebbe la nostra psiche con il mondo in senso ampio?
Carl Jung, affascinato da questo aspetto apparentemente esoterico della psiche umana, ha tentato di fornire una spiegazione in termini di realtà superiore o profonda che connetterebbe le menti umane tra loro e con la realtà fisica. Egli venne portato a questo concetto tramite un confronto dei processi inconsci in individui con i miti, le leggende e le storie di una varietà di culture in vari periodi della storia. Jung scoprì che i ricordi individuali e il materiale collettivo conteneva temi comuni. Questo lo spinse a postulare l'esistenza di un aspetto collettivo della psiche: l'"inconscio collettivo". I principi dinamici che organizzano questo materiale sono "archetipi". Gli archetipi non sono rappresentabili in sè, ma hanno effetti che rendono possibile la visualizzazione: questi sono le immagini e le idee archetipe. L'archetipo come tale è un fattore psicoide che appartiene all'invisibile, all'estremo ultravioletto dello spettro psichico. Esso non appare, in sè, capace di raggiungere la coscienza".
Mentre nel reame dello spirito, nell'estremità superiore, "ultravioletta", dello spettro psichico, gli archetipi sono organizzatori dinamici delle idee e delle immagini, nell'estremità "infrarossa" dello spettro invece, la psiche biologica e istintiva influenza la fisiologia dell'organismo, unendosi alle sue condizioni chimiche e fisiche. Come notato da Jung, "...la posizione dell'archetipo sarebbe localizzata oltre la sfera psichica, analogamente alla posizione dell'istinto fisiologico, che è radicato immediatamente nell'organismo e, con la sua natura psicoide, forma il ponte verso la materia in generale. Jung formulò il suo concetto dell'archetipo in collaborazione con Wolfgang Pauli. Jung rimase colpito dal fatto che la sua ricerca nella psiche umana l'avesse portato all'incontro con tali "irrapresentabili" archetipi, come la fisica quantistica aveva portato all'"irrapresentabile", le micro-particelle dell'universo fisico, le entità la cui completa descrizione sembra impossibile.
Jung concluse, "quando l'esistenza di due o più irrapresentabili viene assunta, c'è sempre la possibilità, che tendiamo a sorvolare, che può non essere questione di due o più fattori, ma di uno solo". Il singolo fattore sottostante agli irrapresentabili della fisica e della psicologia, può essere lo stesso sottostante alle sincronicità indagate da Jung: coincidenze significative che legano in una connessione acausale i mondi fisici e psicologici. Il fattore comune che sarebbe alla base e connetterebbe questi mondi, venne chiamato "unus mundus" da Jung. La fondamenta dell'unus mundus è "..la molteplicità del mondo empirico che poggia su una unità sottostante e che non esistono due o più mondi fondamentalmente diversi affiancati o amalgamati assieme".
Come riassunto da Charles Card, "I reami della mente e della materia, psyche e physis, sono aspetti complementari della stessa realtà trascendentale, l'unus mundus. Gli archetipi agiscono come schemi dinamici fondamentali le cui varie rappresentazioni caratterizzano tutti i processi, che siano mentali o fisici. Nel reame della psiche, gli archetipi organizzano immagini ed idee. Nel reame del fisico, essi organizzano la struttura e le trasformazioni di materia ed energia e rispondono anche all'ordinazione acausale. Gli archetipi agiscono simultaneamente nei reami di psiche e del fisico, spiegando i momenti dei fenomeni sincronistici". Jung collega le connessioni sottili degli eventi sincronistici che coinvolgono la psiche di diversi individui o la psiche di una persona e il suo ambiente fisico, ad una realtà sottostante che emerge nella forma archetipale. La realtà fondamentale, l'unus mundus, è in sè non psichica o fisica: si trova sopra o sta oltre, la psiche e il fisico.




VERSO UNA SPIEGAZIONE: il Vuoto Quantistico
Il concetto di Jung punta verso una via fruttuosa della ricerca: una realtà più profonda che connette mente e mente, ma anche mente e materia. Questo approccio dovrebbe entrare nel flusso corrente della ricerca sulla coscienza. Al presente, molti ricercatori cercano una spiegazione degli eventi mentali principalmente in termini di processi fisici nel cervello. Gli eventi mentali da spiegare dovrebbero però includere non solo il funzionamento del cervello individuale, ma alla luce delle scoperte degli esperimenti psi e degli psicoterapeuti, anche le connessioni sottili che legano i cervelli umani tra loro e con il mondo. Sembra come se mondo e cervello, cosmo e coscienza, siano interconnessi da una informazione continua, un campo che conserva e trasmette. (vedere The Interconnected Universe. World Scientific, Singapore and London, 1995; The Whispering Pond. Element Books, London and New York, 1996 (in stampa).)
Tale campo non può essere postulato ad hoc, la scienza deve rispettare la legge posta da William of Occam nel 14° secolo: le entità non vanno moltiplicate oltre necessità. Nuove entità, che possono anche essere forze o campi, possono solo essere postulate quando il farlo risulta il modo più semplice, economco e razionale per spiegare un dato set di scoperte ed osservazioni. Un campo che costituisce la più semplice, economica e razionale spiegazione alle scoperte può esistere: David Bohm, come questo stesso autore, suggerì che fosse l'ancora parzialmente incompreso "campo di punto zero" (ZPF), che sembra presente nel vuoto quantistico. Di seguito esploreremo cosa si sa di questo campo del vuoto, cosa si ipotizza su esso e come potrebbe spiegare le sottili interconnessioni dette in precedenza.

CONOSCENZA RICEVUTA RIGUARDO AL VUOTO
Nella fisica quantistica il vuoto quantistico è definito come lo stato più basso di energia di un sistema le cui equazioni obbediscono alle meccanica ondulatoria e alla relatività speciale. Esso è molto più dello stato di un sistema in realtà. Si tratta di un vasto campo di energia che non è elettromagnetico o gravitazionale in senso classico, nemmeno nucleare. Diversamente, è la fonte originante delle forze elettromagnetiche, gravitazionali e nucleari conosciute e dei campi. Essa è la fonte stessa della materia. Le definizioni tecniche del vuoto quantistico, puntano ad un mare continuo di energia in cui le particelle di materia sono sottostrutture specifiche. Secondo i calcoli di Paul Dirac, tutte le particelle in stato di energia positiva hanno controparti d'energia negativa (ad oggi tali "antiparticelle" sono state scoperte sperimentalmente per ogni particella conosciuta).
Il campo di punto zero del vuoto quantistico è un "mare di Dirac": un mare di particelle nello stato di energia negativa. Queste particelle non sono osservabili e i fisici le chiamano "virtuali". In effetti non sono finte per nulla. Stimolando gli stati negativi di energia dello ZPF con sufficiente energia, una particolare regione di questo mare può essere "calciata" nello stato reale (osservabile) di energia positiva. Questo è il processo detto di creazione di coppia: dal vuoto emerge una particella di energia positiva (reale), con una particella negativa (virtuale) che rimane in esso. Quindi il mare di Dirac è ovunque, l'universo osservabile fluttua sulla superficie. Il vuoto quantistico contiene una densità estrema di energia. John Wheeler la stimò in 10^94 gr/cm^3 e questa è superiore a tutta la materia dell'universo. A confronto di questa densità d'energia, l'energia del nucleo di un atomo, il pezzo di materia più energetico nell'universo conosciuto, sembra minuscola: "solamente" 10^14 gr/cm^3. Il vuoto stesso è non materiale: le energie di punto zero, che secondo David Bohm, eccedono tutte le energie legate nella materia per 10^40 volte, si trovano in stato negativo. Questa è fortuna, perchè se non lo fossero, l'universo collasserebbe istantaneamente in una dimensione inferiore al raggio di un atomo. (Questo deriva da E=mc^2, la relazione d'equivalenza massa-energia di Einstein: l'energia corrisponde a massa e la massa significa gravitazione).
Dato che il mondo "reale" della materia, ovvero energia legata in massa, è molto meno energetico del vuoto, l'universo osservabile non è un condensato solido che fluttua sopra il vuoto, ma come un insieme di bolle in esso sospeso. In termini di energia, il mondo materiale non è una solidificazione del vuoto quantistico, ma una sua diluizione.

SPECULAZIONI SUL VUOTO
una sottile linea divide quanto si conosce e si accetta sul vuoto quantistico e quanto ancora è ipotetico e controverso. Qui rivediamo esplorazioni di rilievo: quelle che riguardano interazioni tra il mondo osservabile della materia ed energia e le energie del vuoto di punto zero. Sappiamo che il mondo della materia e il vuoto quantistico interagiscono. Per esempio, in certe condizioni le energie del vuoto di punto zero, agiscono sugli elettroni che orbitano attorno al nucleo atomico. Gli effetti avvengono quando gli elettroni "saltano" da uno stato di energia all'altro: i fotoni che emettono esibiscono il cosiddetto Lamb-shift (spostamento di frequenza dal valore normale). Le energie del vuoto creano anche una pressione di radiazione su due piastre metalliche molto ravvicinate. Fra le piastre, alcune lunghezze d'onda del vuoto vengono escluse, riducendo così la densità d'energia rispetto al campo esterno. Questo crea pressione, conosciuta come effetto Casimir, che spinge a contatto le due piastre.
Possono esistere altre interazioni. Alcuni anni fa il fisico ungherese Lajos Jánossy assegnò "effetti relativistici" (come il rallentamento degli orologi con accelerazione vicina alla velocità della luce o l'aumento di massa degli oggetti a tali velocità) all'interazione degli oggetti nel mondo reale, con il campo dell'energia del vuoto. Vicine alla velocità della luce, le particelle di materia degli oggetti sfregano contro le particelle di forza (bosoni) del vuoto e questa frizione rallenta i loro processi e incrementa la loro massa. In questo concetto lo ZPF del vuoto è un campo fisico che interagisce con gli oggetti che si muovono nello spazio e nel tempo. Correntemente un altro teorico ungherese, László Gazdag, ha sviluppato il concetto di Jánossy in una "post teoria della relatività": ]"Superfluid mediums, vacuum spaces" Speculations in Science and Technology, Vol. 12,1, 1989; and "Combining of the gravitational and electromagnetic fields, ibid., Vol. 16,1, 1993.
Nella sua teoria il campo dell'energia del vuoto ha le proprietà di un superfluido. Si sa che nell'elio superfreddo, ogni resistenza e frizione cessa, esso quindi passa attraverso fessure molto ristrette e capillari senza perdita di momento. Viceversa, gli oggetti si muovono attraverso il fluido senza trovare resistenza. (Dato che anche gli elettroni si muovono attraverso esso senza resistenza, i superfluidi sono anche superconduttori.) Quindi, in un certo senso, un superfluido superconduttore non si "trova lì" per gli oggetti e gli elettroni che si muovono attraverso esso, non ottengono informazione sulla sua presenza. Questo potrebbe spiegare perchè noi e gli strumenti più sensibili, non registriamo la sua presenza.
Nell'interpretazione di Gazdag della teoria della relatività di Einstein, la formula celebrata descrive il flusso di bosoni nello ZPF superfluido. Questo flusso è ciò che determina la struttura geometrica dello spaziotempo e quindi la traiettoria dei fotoni e degli elettroni del mondo reale. Quando le particelle di luce e materia si muovono uniformemente, lo spaziotempo è Euclideo, quando sono accelerate, lo ZPF interagisce col loro moto. Quindi lo spaziotempo appare curvo. (Come notato dal fisico russo Piotr Kapitza, in un superfluido solo quegli oggetti che si muovono senza frizione sono in moto costante quasi uniforme. Se un oggetto è fortemente accelerato, si creano vortici nel mezzo e questi vortici producono resistenza: la classica superficie degli effetti dell'interazione).
La ricerca di frontiera della fisica conferma la nozione di base sottostante a questi assunti. Il lavoro corrente segue un suggerimento dei fisici Paul Davies e William Unruh a metà degli anni '70. Davies e Unruh, come Jánossy e Gazdag, hanno basato il loro argomento sulla differenza tra velocità costante e moto accelerato nel campo di punto zero del vuoto. Il modo a velocità costante esibirebbe lo spettro del vuoto come isotropico (uguale in tutte le direzioni), mentre il moto accelerato produrrebbe una radiazione termica che apre la simmetria direzionale. L'"effetto Davies-Unruh" è troppo piccolo per essere misurato con strumenti fisici, ha quindi spinto gli scienziati a capire se il moto accelerato nel campo del vuoto produrrebbe effetti incrementali. Questa attesa ha avuto frutti. E' risultato che la stessa forza inerziale potrebbe nascere dalle interazioni in questo campo.
Nel 1994 Bernhard Haisch, Alfonso Rueda e Harold Puthoff hanno fornito dimostrazione matematica per cui l'inerzia può essere considerata una forza di Lorentz basata sul vuoto. La forza ha origine a livello sub-particellare e produce opposizione all'accelerazione degli oggetti materiali. Il moto accelerato degli oggetti attraverso il vuoto produce un campo magnetico e le particelle che costituiscono gli oggetti vengono deflesse da questo campo. Più grande è l'oggetto e più particelle contiene, quindi maggiore è la deflessione e l'inerzia. L'inerzia è quindi una forma di resistenza elettromagnetica che nasce negli stati accelerati dalla distorsione del campo di punto zero del vuoto (altrimenti superfluido).
Oltre all'inerzia, anche la massa sembra prodotto dell'interazione del vuoto. Se Haisch e collaboratori hanno ragione, il concetto di massa non è fondamentale o necessario in fisica. Quando le cariche elettriche senza massa del vuoto (i bosoni che compongono il campo di punto zero superfluido) interagiscono con il campo elettromagnetico, oltre il già noto limite di energia, la massa viene effettivamente "creata". Quindi la massa può essere una strutturata forma condensata di energia del vuoto. Se la massa è un prodotto dell'energia del vuoto, così è la gravitazione. La gravità, come sappiamo, è sempre associata alla massa, in obbedienza alla legge dell'inverso del quadrato (si riduce in modo proporzionale al quadrato della distanza tra masse gravitanti). Quindi se la massa è prodotta nell'interazione con lo ZPF, allora anche la forza associata alla massa dev'essere così prodotta. Questo, tuttavia, significa che tutte le caratteristiche fondamentali che normalmente associamo alla materia, sono prodotti dell'interazione nel campo del vuoto: inerzia, massa e gravità.
Riguardo alle interazioni in scala completa tra le energie del vuoto e il mondo micro e macro dell'energia-materia, il lavoro di un gruppo di fisici russi ha un significato particolare. Anatoly Akimov, G.I. Shipov, V.N. Binghi e collaboratori, hanno sviluppato una teoria sofisticata che chiamano "vuoto fisico". Nella loro teoria il vuoto è un vero campo fisico che si estende nell'universo: esso registra e trasmette le tracce delle micro particelle e degli oggetti macroscopici. Anatoly Akimov, "Heuristic discussion of the problem of finding long- range interactions. EGS- Concepts." Center of Intersectoral Science, Engineering and Venture, Non- Conventional Technologies (CISE VENT), Preprint No. 74, Moscow 1991.
La teoria, che al tempo della stesura di questo testo non è stata pubblicata al di fuori della Russia, è importante e affascinante, abbastanza da meritare ulteriori dettagli. Nelle teorie standard, le proprietà energetiche del vuoto quantistico sono in genere considerate nel contesto dell'elettrodinamica quantistica. Questo contesto da forma a matematica elegante e relativamente semplice. Però tali formule, benchè molto sofisticate, possono sviare: possono non fornire la migliore spiegazione della realtà fisica. L'elettrodinamica stocastica, per esempio, produce una matematica più "confusa", ma la sua descrizione del mondo reale si avvicina meglio agli assunti realistici sulla natura della realtà. In ogni caso, l'elettrodinamica quantistica, come altre teorie scientifiche, può sempre essere riconsiderata o estesa.
I fisici russi non esitano a fare questo passo. Prendono spunto da un lavoro iniziale di Einstein. In una trattazione, G.I. Shiphov ha mostrato che in accordo col programma Clifford-Einstein della geometrizzazione dello spaziotempo, il vuoto può essere descritto non solo in termini della curvatura di Riemann (quadri-dimensionale), ma anche in termini di torsione di Cartan. Negli anni '20, studi di Albert Einstein ed E.Cartan, misero le basi della teoria che venne poi conosciuta come ECT (Einstein-Cartan Theory). L'idea venne in origine da Cartan, che all'inizio del secolo ipotizzò su campi generati dalla densità del momento angolare. Questa idea venne poi elaborata indipendentemente da diversi fisici Russi, inclusi N. Myshkin e V. Belyaev. Essi affermano di aver scoperto le manifestazioni naturali dei campi torsionali durevoli.
Al presente Akimov e il suo gruppo considerano il vuoto quantistico come un mezzo che trasporta onde di torsione universali. Il campo di torsione riempe tutto lo spazio isotropicamente, incluso il componente materiale. Possiede una struttura quantizzata inosservabile in stati non-disturbati. Tuttavia, le violazioni della simmetria del vuoto e l'invarianza, creano differente, e in principio osservabili, stati. La teoria del campo di torsione prende forma diversa del modello originale del "mare di Dirac" con elettroni e positroni: il campo dell'energia del vuoto è visto come un sistema di pacchetti d'onda rotanti di elettroni e positroni (piuttosto che come mare di coppie di elettroni e positroni).
Dove i pacchetti d'onda sono incorporati, il campo è elettricamente neutrale. Se le rotazioni (spin) dei pacchetti incorporati hanno segno opposto, il sistema è compensato non solo in carica, ma anche in spin classico e momento magnetico. Tale sistema è detto "phyton". Raggruppamenti densi di fitoni si dicono essere approssimati ad un modello semplificato del campo del vuoto fisico. Quando i fitoni sono compensati in spin, il loro orientamento nell'insieme è arbitrario. Quando però una carica q è fonte di disturbo, l'azione produce una polarizzazione di carica del vuoto, come prescritto dalla elettrodinamica quantistica. Quando una massa m è fonte di disturbo, i fitoni producono oscillazioni simmetriche lungo l'asse dato dalla direzione del disturbo.
Il vuoto quindi entra in uno stato caratterizzato dall'oscillazione dei fitoni lungo la loro polarizzazione di spin longitudinale, questo è interpretato come campo gravitazionale (campo-G). Il campo gravitazionale è caratterizzato da onde longitudinali, non può essere schermato, in accordo con l'osservazione e gli esperimenti. Quindi il disturbo di m produce il campo-G, come il disturbo q produce il campo elettromagnetico. Akimov e colleghi vanno oltre. Seguendo la tesi avanzata da Roger Penrose, rappresentano le equazioni del vuoto nella forma spinore e quindi ottengono un sistema di equazioni spinori nonlineari, dove due componenti spinori rappresentano i potenziali dei campi di torsione. Queste equazioni possono descrivere particelle quantistiche e classiche, cariche e neutrali. Esse permettono che il vuoto quantistico sia disturbato non solo da carica e massa, ma anche dal classico spin. In questo evento i fitoni orientati nella stessa direzione dello spin del disturbo, mantengono il loro orientamento. Quelli opposti alla rotazione della fonte, si invertono, quindi la regione locale del vuoto transita in uno stato di polarizzazione di spin trasversale. Questo forma un "campo spin" (campo-S), visto come condensato di coppie di fermioni.
Come risultato, Akimov e colleghi, vedono il vuoto come mezzo fisico che può assumere vari stati di polarizzazione. Data la polarizzazione di carica, il vuoto si manifesta come campo elettromagnetico. Data la polarizzazione da materia, esso si manifesta come campo gravitazionale. Data la polarizzazione di spin, il vuoto si manifesta come campo spin. Tutti i campi fondamentali conosciuti alla fisica corrispondono a specifici stati di polarizzazione del vuoto. Quindi la suddetta "teoria dei campi di torsione del vuoto fisico" può affermare che tutti gli oggetti, dai quanti alle galassie, creano vortici nel vuoto. I vortici creati dalle particelle e altri oggetti materiali sono portatori di informazione, che legano gli eventi fisici quasi-istantaneamente.
La velocità di gruppo di queste "onde di torsione" è dell'ordine di 109 volte C, un miliardo di volte la velocità della luce. Dato che non solo gli oggetti fisici, ma anche i neuroni nel nostro cervello creano e ricevono onde di torsione, non solo le particelle sono "informate" della mutua presenza (come nei famosi esperimenti EPR), ma anche gli umani possono essere informati: il nostro cervello è una "trasmittente/ricevente di campi di torsione". Questo suggerisce una spiegazione fisica non solo alla non-località quantistica, ma anche alla telepatia, alla visione remota e ad altri effetti telesomatici discussi sopra.

ONDE DI TORSIONE SUPERLUMINALI E DUREVOLI
"Fantasmi di torsione" metastabili, generati dall'interazione da torsione-spin, possono persistere persino in assenza degli oggetti che li hanno generati. L'esistenza di questi fantasmi è stata confermata da esperimenti di Vladimir Poponin presso Institute of Biochemical Physics of the Russian Academy of Sciences. (vedi P.P.Gariaev, K.V. Grigor'ev, A.A. Vasil'ev, V.P. Poponin and V.A. Shcheglov, "Investigation of the fluctuation dynamics of DNA solutions by laser correlation spectro- scopy," in Bulletin of the Lebedev Physics Institute No. 11- 12, 1999, pp. 23- 30; V.P. Poponin, "Modeling of NLE dynamics in one dimensional anharmonic FPU- lattice", Physics Letters A.)
Poponin, che ha ripetuto l'esperimento presso l'Heartmath Institute in USA, ha posizionato un campione di DNA in una camera a temperatura controllata e l'ha sottoposto al laser. Poponin ha scoperto che il campo elettromagnetico attorno alla camera esibiva una struttura specifica, più o meno come si attendeva, ma ha scoperto anche che questa struttura persisteva dopo la rimozione del DNA dalla camera irradiata con laser: lo stampo del DNA nel campo continua ad essere presente quando il DNA non è più lì. Poponin e i suoi collaboratori concludono che l'esperimento mostra che una nuova struttura di campo è stata sviluppata dal vuoto fisico. Questo campo è estremamente sensibile, può essere eccitato da energie vicine allo zero. L'effetto fantasma è una manifestazione, affermano, di una sottostruttura del vuoto ignorata.
Teorie come quelle qui descritte, predispongono ad un grosso balzo nella visione scientifica del mondo: le basi fisiche dell'universo acquisiscono un ruolo attivo nelle loro funzioni e nei loro processi. La vita, persino la mente, è manifestazione della costante e sottile interazione dei pacchetti d'onda conosciuti classicamente come "materia" con il sottostante campo fisico del vuoto di punto zero. Se l'immagine emergente del mondo va completata, dobbiamo evolvere una esplicita ipotesi per descrivere le dinamiche di base della gamma di interazioni materia-vuoto. Nell'"ipotesi dell'interazione del vuoto (QVI)" di questo autore, il campo di energia non-classico del vuoto (consistente in propagazione di onde scalari ed elettromagnetiche), registra il comportamento dello spaziotempo e l'evoluzione dei sistemi di materia-energia nella forma di fronti d'onda interferenti.
Gli schemi d'interferenza conservati formano un campo di informazione olografico accessibile a sistemi con uno schema stereodinamico isomorfico verso i sistemi che producono tali schemi. Il processo applicabile può essere descritto come trasformazioni di Fourier (più esattamente Gabor). Quindi i sistemi di materia-energia che vanno dalle strutture quantistiche a quelle atomiche, molecolari, cellulari e multicellulari, inclusi i cervelli umani, decodificano ("leggono") l'informazione codificata da loro e dai sistemi analoghi ("letto dentro") nel campo. Dato che i fronti d'onda si sovrappongono in dimensioni multiple, il ZPF del vuoto agisce come olocampo che conserva e trasmette informazione universale, interconnettendo i sistemi e questi con i sistemi secondari (parti interne) e i sovrasistemi (ambienti esterni).

CONCLUSIONI
Gli incredibili fenomeni psi che vengono da esperimenti controllati e le altrettanto incredibili scoperte degli psicoterapeuti non possono essere definiti solo chimere, frutti di una fertile immaginazione indisciplinata. Le scoperte sono parte della manifestazione della coscienza umana: un'entità i cui domini subconsci si estendono molto oltre i confini del cervello e dell'organismo individuale. Le scoperte possono essere reali, ma la loro accettazione richiede un modo per legarle con i contesti della conoscenza. Finchè non abbiamo un legame concepibile tra una anomalia e il paradigma che incornicia la conoscenza nel campo pertinente, l'anomalia rimarrà solo questo: una cosa paradossale, incompresa, relegata allo scaffale posteriore dell'establishment scientifico.
Il riconoscimento di un legame concepibile, tuttavia, farebbe una grande differenza, potrebbe aprire percorsi fattibili di analisi concettuale, di formulazione teorica e test sperimentale. Per questa ragione ipotesi di interazione cervello-cervello e cervello-universo ( o in altri termini, coscienza-coscienza e coscienza-mondo), necessitano serio scrutinio, per avere significato intrinseco, consistenza con le osservazioni e un legame con i contesti conosciuti su cui basare spiegazioni. Nel qui discusso caso, la validazione scientifica delle scoperte sarebbe un bonus aggiuntivo. Non solo introdurrebbe maggior coerenza nella nostra immagine del mondo, legando le scoperte in precedenza anomale della ricerca sulla coscienza con la nostra conoscenza del mondo fisico, ma introdurrebbe anche maggior coerenza nei nostri affari umani. Come spesso evidenziato da osservatori acuti, molte delle nostre malattie sono dovute al senso di separazione e alla mancanza di empatia con i nostri fratelli umani e con i reami non umani (nelle società moderne, come detto da Woody Allen, "la natura ed io siamo due"). Il riconoscimento scientifico delle nostre più profonde connessioni tra esseri umani e con l'ambiente naturale, potrebbe avere un impatto importante sui media e quindi sulle attitudini della gente.
T.S.Eliot chiese, "Quali sono le radici che stringono, quali rami crescono da questa immondizia pietrificata? Figlio dell'uomo non puoi dirlo, perchè conosci solo un mucchio di immagini rotte.." Forse l'esplorazione dei nostri legami sottili e tra umani e natura, potrebbe farci conoscere più di immagini spezzate. Potrebbe aiutarci a riconoscere lo "schema che connette" di Bateson: lo schema sottile di collegamento presente nel cosmo e nella biosfera e in modo simile nel nostro cervello e nella nostra coscienza.


Articolo di Ervin Laszlo
Fonte: http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.8152


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giovedì 1 novembre 2012

Alimentazione e salute. Le cause del cancro. Le menzogne sul calcio.

La causa primaria del Cancro.

Pochissime persone in tutto il mondo lo sanno perchè questo fatto è nascosto dall'industria farmaceutica alimentare.
Nel 1931 lo scienziato tedesco Otto Heinrich Warburg ha ricevuto il Premio Nobel per la scoperta sulla causa primaria di cancro.
Proprio così. Ha trovato la causa primaria del cancro e ha vinto il Premio Nobel.
Otto ha scoperto che il cancro è il risultato di un potere anti-fisiologico e  di uno stile di vita anti-fisiologico.
Perché? Poiché sia con uno stile anti-fisiologico nutrizionale (dieta basata su cibi acidificanti) e l’inattività fisica, il corpo crea un ambiente acido.
(Nel caso di inattività, per una cattiva ossigenazione delle cellule.)
L’acidosi cellulare causa l’espulsione dell’ossigeno
La mancanza di ossigeno nelle cellule crea un ambiente acido.
Egli ha detto: “La mancanza di ossigeno e l’acidità sono due facce della stessa medaglia:. Se una persona ha uno, ha anche l’altro”
Cioè, se una persona ha eccesso di acidità, quindi automaticamente avrà mancanza di ossigeno nel suo sistema.
Se manca l’ossigeno, avrete acidità nel vostro corpo.
Egli ha anche detto:
“Le sostanze acide respingono ossigeno, a differenza delle alcaline che attirano ossigeno.”
Cioè, un ambiente acido è un ambiente senza ossigeno.
Egli ha dichiarato:
“privando una cellula del 35% del suo ossigeno per 48 ore e’ possibile convertirla in un cancro”
“Tutte le cellule normali, hanno il bisogno assoluto di ossigeno, ma le cellule tumorali possono vivere senza ossigeno”. (Una regola senza eccezioni.)
“I tessuti tumorali sono acidi, mentre i tessuti sani sono alcalini.””
Nella sua opera “Il metabolismo dei tumori,” Otto ha mostrato che tutte le forme di cancro sono caratterizzate da due condizioni fondamentali: acidosi del sangue (acido) e ipossia (mancanza di ossigeno).
Ha scoperto che le cellule tumorali sono anaerobiche (non respirano ossigeno) e non possono sopravvivere in presenza di alti livelli di ossigeno.
Le cellule tumorali possono sopravvivere soltanto con glucosio e in un ambiente privo di ossigeno.
Pertanto, il cancro non è altro che un meccanismo di difesa che ha alcune cellule del corpo per sopravvivere in un ambiente acido e privo di ossigeno.
In sintesi:
Le cellule sane vivono in un ambiente ossigenato e alcalino che consente il normale funzionamento.
Le cellule tumorali vivono in un ambiente acido e carente di ossigeno.

http://ehretismo.com/wp-content/uploads/2012/08/ph-e-salute.jpg

Importante:
Una volta terminato il processo digestivo, gli alimenti, a secondo della qualità di proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali, forniscono e generano una condizione di acidità o alcalinità
nel corpo. in altre parole ….. dipende unicamente da ciò che si mangia.
Il risultato acidificante o alcalinizzante viene misurato con una scala chiamata PH, i cui valori vanno  da 0 a 14, al valore 7 corrisponde un pH neutro.”
E ‘importante sapere come gli alimenti acidi e alcalini influiscono sulla salute, poiché le cellule..per funzionare correttamente dovrebbe essere di un ph leggermente alcalino(poco di sopra al 7).
In una persona sana, il pH del sangue è compreso tra 7.4 e 7.45.
Se il pH del sangue di una persona inferiore 7, va in coma.
Gli alimenti che acidificano il corpo:
* Lo zucchero raffinato e tutti i suoi sottoprodotti. (E’ il peggiore di tutti: non ha proteine, senza grassi, senza vitamine o minerali, solo carboidrati raffinati che schiacciano il pancreas)
Il suo pH è di 2,1 (molto acido)
* Carne. (Tutte)
* Prodotti di origine animale (latte e formaggio, ricotta, yogurt, ecc)
* Il sale raffinato.
* Farina raffinata e tutti i suoi derivati. (Pasta, torte, biscotti, ecc)
* Pane. (La maggior parte contengono grassi saturi, margarina, sale, zucchero e conservanti)
* Margarina.
* Antibiotici * e medicine in generale.
* Caffeina. (Caffè, tè nero, cioccolato)
* Alcool.
* Tabacco. (Sigarette)
Antibiotici * e medicina in generale.
* Qualsiasi cibo cotto. (la cottura elimina l’ossigeno aumentando l’acidita’ dei cibi”)
* Tutti gli alimenti trasformati, in scatola, contenenti conservanti, coloranti, aromi, stabilizzanti, ecc.
Il sangue si ‘autoregola’ costantemente” per non cadere in acidosi metabolica garantire il buon funzionamento e ottimizzare il metabolismo cellulare.
Il corpo deve ottenere delle basi minerali alimentari per neutralizzare l’acidità del sangue nel metabolismo, ma tutti gli alimenti già citati
(Per lo più raffinati) acidificano il sangue e ammorbidiscono il corpo.
Dobbiamo tener conto che CON il moderno stile di vita, questi cibi vengono consumati almeno 3 volte al giorno”, 365 giorni l’anno e tutti questi alimenti sono anti-fisiologici.
Gli alimenti alcalinizzanti:
* Tutte le verdure crude. (Alcune sono acide al gusto, ma all’interno del corpo avviene una reazione è alcalinizzante.”. Altre sono un po acide, tuttavia, forniscono le basi necessarie per il corretto equilibrio)
Verdure crude producono ossigeno, quelle cotte no.
* I Frutti, stessa cosa. Ad esempio, il limone ha un pH di circa 2,2, tuttavia, all’interno del corpo ha un effetto altamente alcalino. (Probabilmente il più potente di tutti)
(non fatevi ingannare dal sapore acidulo)
* I frutti producono abbastanza ossigeno.
* Alcuni semi, come le mandorle sono fortemente alcalini.
* I cereali integrali:
L’unico cereale alcalinizzante è il miglio. Tutti gli altri sono leggermente acidi, tuttavia, siccome la dieta ideale ha bisogno di una percentuale di acidità, è bene consumarne qualcuno.
Tutti i cereali devono essere consumati cotti.
Il miele è altamente alcalinizzante.
* La clorofilla la pianta è fortemente alcalina.
(Da qualsiasi pianta) (in particolare aloe vera, aloe noto anche come)
* L’acqua è importante per la produzione di ossigeno.
“La disidratazione cronica è la tensione principale del corpo e la radice della maggior parte tutte le malattie degenerative.” Lo afferma il Dott. Feydoon Batmanghelidj.
* L’esercizio ossigena tutto il corpo.
“Uno stile di vita sedentario usura il corpo.”
L’ideale è avere una alimentazione di circa il 60% alcalina piuttosto che acida, e, naturalmente, evitare i prodotti maggiormente acidi, come le bibite, lo zucchero raffinato e gli edulcoranti.
Non abusare del sale o evitarlo il più possibile.
Per coloro che sono malati, l’ideale è che l’alimentazione sia di circa 80% alcalina, eliminando tutti i prodotti più nocivi.
Se si ha il cancro il consiglio è quello di alcalinizzare il piu’ possibile.”
Inutile dire altro, non è vero?
Dr. George W. Crile, di Cleveland, uno dei chirurghi più rispettati al mondo, dichiara apertamente:
“Tutte le morti chiamate naturali non sono altro che il punto terminale di un saturazione di acidità nel corpo.”
Come precedentemente accennato, è del tutto impossibile per il cancro di comparire in una persona che libera il corpo dagli acidi con una dieta alcalina, che aumenta il consumo di acqua pura e che eviti i cibi che producono acido.
In generale, il cancro non si contrae e nemmeno si eredita. Ciò che si eredita sono le abitudini alimentari, ambientali e lo stile di vita. Questo può produrre il cancro.
Mencken ha scritto:
“La lotta della vita è contro la ritenzione di acido”.
“Invecchiamento, mancanza di energia, stress, mal di testa, malattie cardiache, allergie, eczema, orticaria, asma, calcoli renali, arteriosclerosi, tra gli altri, non sono altro che l’accumulo di acidi”.
Dr. Theodore A. Baroody ha detto nel suo libro “Alcalinizzare o morire” (alcaline o Die):
». In realtà, non importa i nomi delle innumerevoli malattie Ciò che conta è che essi provengono tutti dalla stessa causa principale:. Molte scorie acide nel corpo”
Dr. Robert O. Young ha detto:
“L’eccesso di acidificazione nell’organismo è la causa di tutte le malattie degenerative. Se succede una perturbazione dell’equilibrio e un corpo inizia a produrre e
immagazzinare più acidità e rifiuti tossici di quelli che è in grado di eliminare allora le malattie si manifestano.”
E la chemioterapia?
La chemioterapia acidifica il corpo a tal punto che ricorre alle riserve alcaline del corpo immediatamente per neutralizzare l’acidità tale, sacrificando basi minerali (calcio, magnesio e potassio) depositati nelle ossa, denti, articolazioni, unghie e capelli.
Per questo motivo osserviamo tali alterazioni nelle persone che ricevono questo trattamento e tra le altre cose la caduta dei capelli.
Per il corpo non vuol dire nulla va senza capelli, ma un pH acido significherebbe la morte.
Niente di tutto questo è descritto o raccontato perché, per tutte le indicazioni, l’industria del cancro (leggi: industria farmaceutica) e la chemioterapia sono alcune delle attività più remunerative
che esistano..Si parla di un giro multi-milionario e i proprietari di queste industrie non vogliono che questo sia pubblicato.
Tutto indica che l’industria farmaceutica e l’industria alimentare sono un’unica entità e che ci sia una cospirazione in cui si aiuta l’altro al profitto.
Più le persone sono malate, più sale il profitto dell’industria farmaceutica.
E per avere molte persone malate serve molto cibo spazzatura tanto quanto l’industria alimentare produce.
E per avere molte persone malate serve molto cibo spazzatura, tanto quanto ne produce l’industria alimentare.
Quanti di noi hanno sentito la notizia di qualcuno che ha il cancro e qualcuno dire: “… Può capitare a chiunque ……”
No, non poteva!

“Che il cibo sia la tua medicina, la medicina sia il tuo cibo”.
Ippocrate (il padre della medicina )

 
L'immensa balla sul fabbisogno di calcio.

Per la vitamina C e la vitamina D le istituzioni sanitarie raccomandano dosi giornaliere ridicolmente basse, per il calcio invece succede l'opposto, ma abbiamo davvero bisogno di tanto calcio? E quali sono le fonti migliori? Il latte di mucca che non è certo cibo per uomini adulti (ma per dolci e piccoli vitellini) oppure le verdure a foglia verde, i fagioli, i piselli, le mandorle, il quinoa (cereale di origine sud americana)? E le mucche che mangiano solo erba hanno bisogno di calcio anche loro? 

Il fabbisogno di calcio per l'essere umano... provate ad indovinare!? È stato inventato dall'industria casearia (che nel 1994 lo portò a 1000 milligrammi al giorno, nel 1997 a 1200, nel 2001 a 1500!).
Il fabbisogno reale è molto più basso di quanto si dicesse. Già nel 2007 in tutta Europa è stato riportato a 700 milligrammi al giorno per gli adulti e 400 per gli adolescenti. Ma nel 1962 le raccomandazioni per il calcio del FAO/WHO Expert Group erano per gli adolescenti di 350 milligrammi e le donne in gravidanza di 500 milligrammi al giorno. In Cina o in Zambia e in altri paesi in cui la incidenza di fratture ossee era nulla o quasi, le persone avevano un introito di calcio che andava da 250 fino a 400 milligrammi al giorno (Hunt 2007). Le ossa contengono calcio. Che cosa dobbiamo fare per curare le ossa fragili e malate? Ingerire più calcio? Ma il calcio contenuto nel latte di vacca precipita sulle ossa in modo tale da renderne la struttura rigida e particolarmente fragile.
Studi lo confermano: il calcio del latte, poiché è relativamente inassorbibile ed in eccesso, va a creare il problema delle calcificazioni inappropriate sui tessuti molli, legamenti, cuore, etc., perché è lì che quel calcio sedimenta, precipita.
Sono proprio le nazioni che consumano le maggiori quantità di prodotti caseari, gli Stati Uniti, Israele, l’Olanda, la Finlandia, che hanno le incidenze maggiori di fratture ossee. Se il consumo di prodotti caseari veramente aiutava le nostre ossa, ce ne saremmo accorti, almeno negli Stati Uniti, dove il consumo pro-capite di formaggi è passato da cinque chili nel 1970 a undici nel 1990, sedici nel 2006 e oltre diciannove chili nel 2010. E invece l’incidenza di fratture ossee è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi quarant’anni.

Considerate questo: 100 grammi di latte materno, destinati alla rapida mineralizzazione dei tessuti del neonato, contengono 33 milligrammi di calcio, mentre la stessa quantità di latte vaccino ne contiene 118 milligrammi, quindi quasi quattro volte tanto. Se accettiamo l’idea che la natura fa tutto per dei buoni motivi, dobbiamo pensare che il latte di mucca dispone di troppo calcio per gli esseri umani.
Quali sono gli effetti negativi di un eccesso di calcio? Ebbene sappiamo che le difficoltà causate dall’uso di carbonato di calcio (usato per svariati anni come antiacido) consistevano in affaticamento, cefalea, nausea senza vomito, scintigrafie ossee anormali, anormali livelli di ormone paratiroideo e insufficienza renale.
L’integrazione di calcio oltre i 2.500 milligrammi al giorno ha importanti effetti negativi sull’equilibrio dei minerali nel corpo (Kato 2004). Uno studio pubblicato sull’American Journal of Medicine descriveva un uomo che aveva accettato di prendere come trattamento per i dolori allo stomaco un antiacido a base di carbonato di calcio. Nonostante lo avesse preso tutti i giorni per oltre quattro anni, sul paziente furono riscontrati successivamente numerosi episodi di fratture. La cosa strana era che il grado di mineralizzazione ossea era davvero soddisfacente. Una Tac però aveva rivelato calcificazioni ai reni (Carmichael 1984).
Aumentando negli anni l’utilizzo di carbonato di calcio contro l’acidità di stomaco, i ricoveri ospedalieri per l’ipercalcemia sono passati da un tasso inferiore al 2% nel 1990 a quello del 1993 che era del 12%. Secondo Beall e Scoheld (1995), la condizione di ipercalcemia è reversibile se diagnosticata precocemente. Ma le persone spesso prendono gli antiacidi a base di carbonato di calcio regolarmente per anni, senza considerare i possibili effetti collaterali, come per esempio artriti o danni renali permanenti. Dopo aver riportato tutti questi dati scientifici di cui ci si dimentica spesso, non mi rimane che ribadire che il modello di guarigione più accurato e che ottiene risultati migliori è quello naturale, che si basa sulla fiducia nella natura e che s’interroga sui possibili problemi metabolici o sui sovraccarichi tossici.
* (articolo di Lorenzo Acerra autore del libro Il mal di latte).

Il latte animale non è un cibo adatto agli umani.

 

 Dicono che il latte "fa bene alle ossa". Ma chi lo dice dovrebbe informarsi meglio...


Il latte è un usuraio della peggior specie, quegli usurai che vi fanno un prestito ma poi, se non gli ridate tutto con gli interessi impossibili, vi mandano picchiatori a spaccarvi le ossa.

Il latte contiene calcio, utile alle ossa, e per questo viene consigliato, ampiamente consigliato, per l'osteoporosi. Ma contiene anche proteine animali, acide, che, per essere smaltite, consumano calcio.

Come un usuraio, il latte presta un po' di calcio, ma, alla fine, ne consuma più di quello che dà. Le proteine del latte, sommate a quelle provenienti da carne e pesce, costringono l'organismo a sottrarre calcio all'osso per poter provvedere al loro smaltimento.

Infatti, la salute dell'osso dipende molto più da quei fattori che impediscono le perdite di calcio dall'organismo che dalla semplice quantità di calcio assunta. Quasi tutto il calcio dell'organismo è contenuto nello scheletro, che è la banca del calcio. Il calcio viene perso continuamente attraverso le urine, le feci e il sudore, e queste perdite vengono reintegrate attingendo ai depositi di calcio nell'osso, che cede quindi calcio in continuazione. Il calcio immagazzinato nell'osso viene poi reintegrato con quello alimentare.

Esiste dunque quello che viene chiamato "bilancio del calcio": bisogna che il calcio assunto con la dieta sia maggiore di quello perso, altrimenti il bilancio è negativo, e si va incontro all'osteoporosi.

In generale, nelle popolazioni che consumano molto latte l'incidenza di osteoporosi è maggiore, mentre è rara nei paesi dove non si beve latte. É noto che tra gli esquimesi, che assumono oltre 2.000 mg di calcio al giorno, l'osteoporosi dilaga.

Vari studi, tra i quali l'Harvard Nurses' Health Study, che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per dodici anni, mostrano che l'aumentato consumo di latticini è associato con un rischio di fratture più elevato.

Il latte, dunque, è si' l'alimento ideale, ma solo per il lattante, e solo il latte umano! Di seguito sono elencati alcuni problemi correlati al consumo di latte in adulti e bambini.

Carenza di ferro: il latte ha un bassissimo contenuto di ferro (0.2 mg/100 mg di latte), e per riuscire a raggiungere la dose di ferro raccomandata di 15 mg al giorno, un bambino dovrebbe bere 7.5 litri di latte. In aggiunta, il latte è responsabile di perdite di sangue dal tratto intestinale, che contribuiscono a ridurre i depositi di ferro dell'organismo.

Diabete Mellito: su 142 bambini diabetici presi in esame in uno studio, il 100% presentava nel sangue livelli elevati di un anticorpo contro una proteina del latte vaccino. Si ritiene che questi anticorpi siano gli stessi che distruggono anche le cellule pancreatiche produttrici di insulina.

Calcio: la verdura a foglia verde, come la cicoria, la rucola, il radicchio e la bieta, è una fonte di calcio altrettanto valida, se non addirittura migliore, del latte.

Contenuto di grassi: ad eccezione del latte scremato, il latte e i prodotti di sua derivazione sono ricchi di grassi saturi e colesterolo, che favoriscono l'insorgenza di arteriosclerosi.

Contaminanti: il latte viene frequentemente contaminato con antibiotici, ormoni della crescita, oltre che con gli erbicidi e i pesticidi veicolati dal foraggio. Inoltre i trattamenti di sterilizzazione permettono in realtà la sopravvivenza nel latte di germi, e la Direttiva Europea 92/46/CE stabilisce un limite non superiore ai 100 mila germi per mL. La stessa Direttiva ammette anche un contenuto non superiore a 400 mila per mL di "cellule somatiche", il cui nome comune è "pus".

Lattosio: molti soggetti di asiatici o africani sono incapaci di digerire lo zucchero del latte, il lattosio, con conseguenti coliche addominali, gas e diarrea. Il lattosio, poi, se viene digerito, libera il galattosio, un monosaccaride che è stato messo in relazione con il tumore dell'ovaio.

Allergie: il latte è uno dei maggiori responsabili di allergie alimentari: durante la sua digestione, vengono rilasciati oltre 100 antigeni (sostanze che innescano le allergie). Spesso i sintomi sono subdoli e non vengono attribuiti direttamente al consumo di latte, ma molte persone affette da asma, rinite allergica, artrite reumatoide, migliorano smettendo di assumere latticini.

Coliche del lattante: le proteine del latte causano coliche addominali, un problema che affligge un lattante su cinque, perché se la madre assume latticini, le proteine del latte vaccino passano nel latte materno. In 1/3 dei lattanti al seno affetti da coliche, i sintomi sono scomparsi dopo che la madre ha smesso di assumere questi cibi.
* (tratto da "Impariamo a mangiare sano con i cibi vegani,   SSNV©2005).

"E il calcio dove lo prendo?"


Dottoressa Michela De Petris: Laurea con lode in Medicina e Chirurgia nel 2000 a Milano.
Specialità in Scienza dell'Alimentazione nel 2004 a Milano.
Incarico di Medico Ricercatore in studi di intervento alimentare presso l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Medico specialista dell'Ospedale San Raffaele di Milano.
Dietologa libero professionista.
Specialista in alimentazione vegetariana, vegana, macrobiotica e della terapia nutrizionale nel paziente oncologico.
Membro del Comitato Medico Scientifico dell'Associazione Vegetariana Italiana (AVI), della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV) e dell'Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale (ICEA).
Docente di Nutrizione Clinica nei corsi di Alimentazione e Benessere indetti dalla Regione Lombardia.


Per approfondimenti vedere:


* "la Chemioterapia peggiora il Cancro!!!" ... novembre 2012.
la Chemioterapia peggiora il Cancro!!!
* "LA RICETTA PER AMMALARSI DI   CANCRO: FORNO A MICROONDE!!!!" ... novembre 2012. 
LA RICETTA PER AMMALARSI DI CANCRO: FORNO A MICR...
* "La cellula staminale immortale che non genera i tumori!!!" ... novembre 2012.  
La cellula staminale immortale che non genera i tu...
* "Combattere l'acidità per sconfiggere il tumore: il bicarbonato di sodio!!!" ... novembre 2012.
Combattere l'acidità per sconfiggere il tumore: il...
 


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