martedì 30 ottobre 2012

PORTALI DIMENSIONALI... La NASA ne riconosce l'esistenza!!!




Il tema preferito della fantascienza è "il portale dimensionale", una straordinaria apertura nello spazio o nel tempo che connette i viaggiatori a regni lontani. Un buon portale è una scorciatoia, una guida, una porta verso l'ignoto. Se solo esistesse realmente...

Si scopre che ne esistono, e un ricercatore dell'University of Iowa, finanziata dalla NASA, ha capito come trovarli.

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I portali sarebbero quei magici fenomeni in grado di aprire un passaggio per mondi sconosciuti, dimensioni alternative, rapidi ponti verso l’ignoto. Gli scienziati che lavorano per la Nasa all’università dell’Iowa hanno trovato qualcosa di simile ad un portale. La Terra è circondata da un campo magnetico che disperde la gran parte delle energie irradiate dal Sole. Tuttavia, all’interno di questo campo ci sono dei piccoli, estemporanei portali (“FTE” acronimo di Flux Transfer Event) del tutto imprevedibili che permettono al vento magnetico, e dunque alle forze solari, di entrare in contatto diretto con il nostro pianeta.


"Noi li chiamiamo X-punti o regioni di diffusione degli elettroni", spiega Jack Scudder, fisico del plasma della University of Iowa. "Sono luoghi in cui il campo magnetico della Terra si connette al campo magnetico del Sole, creando un percorso ininterrotto che conduce dal nostro pianeta verso l'atmosfera del Sole a 150 000 000 chilometri di distanza."

Sono state utilizzate le osservazioni del satellite THEMIS della NASA e le sonde Cluster dell’ASE, le quali suggeriscono che questi portali magnetici vengono aperti e chiusi decine di volte al giorno. Sono in genere situati a poche decine di migliaia di chilometri dalla Terra dove il campo geomagnetico incontra il vento solare. La maggior parte dei portali sono piccoli e di breve durata, altri sono “sbadigli” vasti e sostenuti. Tonnellate di particelle energetiche possono fluire attraverso le aperture, riscaldando l'atmosfera superiore della Terra, scatenando tempeste geomagnetiche, e anche accendere luminose aurore polari.

La NASA sta progettando una missione chiamata "MMS", abbreviazione di Magnetospheric Mission Multiscala, da lanciare nel 2014 per studiare il fenomeno.

Munito di rivelatori di particelle energetiche e sensori magnetici, il veicolo spaziale MMS si dirigerà nella magnetosfera terrestre per circondare i portali e osservare come funzionano.

C’è un solo problema: trovarli.
I portali magnetici sono invisibili, instabili e sfuggenti. Si aprono e si chiudono senza preavviso "e non ci sono indicazioni per guidarci", osserva Scudder.

In realtà, ci sono degli indizi, e Scudder li ha trovati.

I portali si formano attraverso il processo di riconnessione magnetica. Mescolando le linee di forza magnetica del Sole e della Terra formano incroci e si uniscono per creare le aperture. Gli X-points sono là dove si realizza l’incrocio. L'improvvisa unione dei campi magnetici può spingere dei getti di particelle cariche dal punto X, creando una "regione di diffusione di elettroni."

Il lavoro di Scudder e colleghi è descritto in dettaglio nel numero del 1 giugno di Physical Review Letters.



“Viene definito ‘evento di trasferimento di flusso’, o ‘FTE’”, riferisce il fisico spaziale David Sibeck del Goddard Space Flight Center. “Dieci anni fa ero piuttosto certo che non esistesse nulla di simile, ma ora le prove sono incontrovertibili”.
Infatti, oggi ad un’assemblea internazionale di fisici spaziali al Plasma Workshop 2008, in Huntsville, Alabama, Sibeck riferirà che gli FTE non solo sono comuni, ma potenzialmente lo sono molto di più di quanto chiunque abbia mai immaginato.
I ricercatori sapevano da tempo che la Terra e il Sole dovessero essere collegati. La magnetosfera della Terra (la bolla magnetica che circonda il nostro pianeta) è piena di particelle solari che arrivano attraverso il vento solare e penetrano le difese magnetiche del pianeta. Esse entrano seguendo le linee del campo magnetico che possono essere tracciate da terra firma e indietro fino a tornare all’atmosfera del sole.
“Pensavamo che la connessione fosse permanente e che il vento solare potesse infiltrarsi nell’ambiente attorno alla Terra in qualunque momento il vento stesso fosse attivo”, dice Sibeck. “Ci sbagliavamo. Le connessioni non sono affatto statiche. Sono spesso brevi, simili a vampate, e molto dinamiche”.
Diversi relatori al Workshop hanno evidenziato il modo in cui gli FTE si formano: sul lato illuminato della Terra (il lato più vicino al sole), il campo magnetico della Terra preme contro il campo magnetico del Sole. Approssimativamente ogni otto minuti, i due campi si uniscono brevemente o “si riconnettono”, formando un portale attraverso cui le particelle possono fluire. Il portale assume la forma di un cilindro magnetico largo tanto quanto la Terra. La flotta di quattro navette Cluster dell’Agenzia Spaziale Europea e le cinque sonde THEMIS della NASA hanno volato attraverso e attorno questi cilindri, misurandone le dimensioni ed esaminando le particelle che vi vengono sparate all’interno. “Sono reali”, dice Sibeck.
Ora che Cluster e THEMIS hanno preso campioni diretti di FTE, i teorici possono usare tali misurazioni per simulare gli FTE nei loro computer e predirne il comportamento. Il fisico spaziale Jimmy Reader dell’Università del New Hampshire ha presentato una di queste simulazioni al Workshop. Ha detto ai suoi colleghi che i portali cilindrici tendono a formarsi al di sopra dell’equatore della Terra e quindi ruotano attorno al polo invernale della Terra. A dicembre, gli FTE ruotano attorno al polo nord; a luglio ruotano attorno al polo sud.
Sibeck crede che questo avvenga almeno due volte più spesso di quanto si pensava in precedenza. “Penso che ci siano due varietà di FTE: attivi e passivi”. Gli FTE attivi sono cilindri magnetici che permettono alle particelle di volarvi attraverso piuttosto facilmente; sono importanti conduttori di energia per la magnetosfera della Terra. Gli FTE passivi sono cilindri magnetici che offrono più resistenza; la loro struttura interna non ammette con facilità un flusso simile di particelle e campi. (Per gli esperti: gli FTE Attivi si formano a latitudini equatoriali quando l’IMF punta a sud; gli FTE passivi si formano a latitudini più alte quando l’IMF punta a nord). Sibeck ha calcolato le proprietà degli FTE passivi e sta incoraggiando i suoi colleghi a dare la caccia a segnali di FTE passivi nei dati presi da THEMIS e Cluster. “Gli FTE passivi potrebbero non essere molto importanti, ma finchè non ne sappiamo di più non possiamo esserne sicuri”.
Ci sono molte domande senza risposta: Perchè i portali si formano ogni 8 minuti? Perchè i campi magnetici all’interno del cilindro si deformano? “Ci stiamo pensando in maniera pesante al Workshop”, dice Sibeck.
Nel frattempo, in alto sopra le vostre teste, un nuovo portale si sta aprendo, collegando il vostro pianeta al sole.







Leggi l’articolo completo della NASA in inglese: http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2012/29jun_hiddenportals/


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lunedì 22 ottobre 2012

La teoria delle stringhe, La teoria M ...


[Nella fisica moderna], il mondo è stato ora diviso non in diversi gruppi di oggetti ma in diversi gruppi di connessioni… Ciò che può essere distinto è il tipo di connessione che è di primaria importanza in un certo fenomeno… Il mondo così appare come un complicato tessuto di eventi, in cui diverse specie di connessioni si alternano, si sovrappongono e si combinano, determinando la struttura del tutto.
Werner Heisenberg



Albert Einstein dedicò gli ultimi trent’anni della sua vita alla ricerca della cosiddetta “teoria unificata del campo” ossia di quella teoria che avrebbe dovuto unificare le leggi della gravità e dell’elettromagnetismo in modo da consentire una descrizione unitaria dei fenomeni naturali. Il suo progetto fallì, ma in nessun caso avrebbe potuto andare a buon fine perché a quel tempo molte erano le lacune relative alla conoscenza del mondo fisico. Quando Einstein intraprese il suo tentativo di unificazione si conoscevano ad esempio solo tre particelle elementari (l’elettrone, il protone e il fotone) ed erano note due sole interazioni fondamentali (l’elettromagnetismo e la gravitazione).
 
Attualmente le particelle elementari sono oltre cento: un numero perfino eccessivo rispetto a quello necessario a spiegare l’ordine cosmico tanto che quando venne individuato il muone, una particella simile all’elettrone ma 200 volte più pesante di esso, il premio Nobel Isaac Rabi accolse la nuova scoperta con un infastidito: “Chi l’ha ordinato questo?” Le forze fondamentali frattanto sono diventate quattro e la loro unificazione è divenuto l’obiettivo centrale della ricerca di fine secolo. I metodi di indagine che si adottano attualmente sono originali e sembra esserci un netto progresso in questo campo della ricerca anche se in realtà l’unificazione della gravitazione con le altre tre forze non è stata ancora realizzata. I fisici ritengono tuttavia di avere imboccato la strada giusta che porta alla formulazione di quell’unica teoria in grado di spiegare tutto quanto esiste nell’Universo. La nuova teoria sulla quale si sta lavorando si chiama delle superstringhe.

 

1. La teoria delle superstringhe

     Come è noto, due sono i pilastri su cui si fonda la fisica moderna: la relatività generale fondata da Albert Einstein e la meccanica quantistica fondata da Max Planck. La prima svolge a meraviglia il compito di spiegare il comportamento degli oggetti di grandi dimensioni (stelle, galassie, ammassi di galassie, ecc.) presenti nell’Universo; la seconda ci permette di comprendere il mondo atomico e subatomico (molecole, atomi, elettroni, quark, ecc.). Queste due teorie, che hanno consentito un progresso straordinario della fisica dell’ultimo secolo, presentano tuttavia un difetto insuperabile: non sono fra loro compatibili.

    Di questa incompatibilità i fisici non hanno mai tenuto conto perché il campo di indagine delle due teorie è molto diverso e quando vi era la necessità di studiare gli oggetti piccoli e leggeri si faceva ricorso alla meccanica quantistica senza preoccuparsi di quello che afferma la relatività mentre, quando vi era la necessità di studiare oggetti grandi e pesanti, si utilizzavano le leggi della relatività generale senza interessarsi degli enunciati dell’altra teoria: non succedeva mai in passato che fosse indispensabile far ricorso ad entrambe le teorie simultaneamente. Ultimamente però le cose sono cambiate: i buchi neri ad esempio sono oggetti pesanti ma contemporaneamente molto piccoli e lo stesso Universo sarebbe emerso da una particella infinitamente piccola e insieme estremamente pesante e calda. Su questi oggetti servirebbe quindi l’applicazione contemporanea delle due teorie.

    Oggi, come abbiamo accennato, esiste una teoria detta delle superstringhe in grado di mettere d’accordo la meccanica quantistica e la relatività generale. Essa spiegherebbe il comportamento della materia, delle forze che tengono insieme gli oggetti materiali, e forse anche dello spazio e del tempo. Secondo questa teoria tutto ciò che esiste nell’Universo non sarebbe altro che la manifestazione di “energia vibratoria”. Cerchiamo di spiegare di cosa si tratta.

    La nuova teoria prese l’avvio nel 1968 da un’osservazione del fisico italiano Gabriele Veneziano, a quel tempo ricercatore presso il Cern di Ginevra. Egli stava analizzando una serie di dati sperimentali riguardanti la forza nucleare forte quando notò che una formula utilizzata per descrivere una classe di curve geometriche, la cosiddetta “funzione beta”, inventata 200 anni prima dal matematico svizzero Leonhard Euler (meglio noto con il nome latinizzato di Eulero), forniva un’utile sistemazione matematica dell’argomento che stava studiando.

    L’intuizione di Veneziano venne in seguito ampliata e si scoprì che se le particelle elementari venivano assimilate a fili vibranti (detti stringhe o corde, in inglese string) invece che ad enti puntiformi privi di struttura interna come suggeriva il cosiddetto Modello Standard (lo strumento concettuale che è stato utilizzato, nel corso del Novecento, per spiegare il comportamento delle particelle elementari) la funzione beta avrebbe descritto con altrettanta coerenza le interazioni fra particelle.

    Le stringhe (non ci si lasci ingannare dal nome) sono fili infinitamente corti e sottili tanto che risulterebbero invisibili anche se venissero esaminati da strumenti miliardi di volte più potenti di quelli attualmente disponibili: sono lunghi un milionesimo di miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di centimetro (miliardi di miliardi di volte più piccoli di un nucleo atomico) e di spessore nullo. Si tratta di strutture le cui dimensioni sono vicine alla cosiddetta lunghezza di Planck (10-33 cm) la più piccola concepibile in fisica, ma che vengono tese con una forza incredibilmente grande: fino a 1039 tonnellate. Sarebbe proprio questa enorme tensione a determinare la frequenza di vibrazione: più essa è grande, maggiore è la massa della particella associata e di conseguenza maggiore è la forza di gravità che questa particella esercita sulle altre. Questo sarebbe l’indizio per il quale la teoria delle superstringhe collegherebbe la gravità descritta dalla relatività generale con la struttura delle particelle elementari descritta dalla meccanica quantistica.

    Vi è una sostanziale differenza fra le teorie della gravità di Newton e di Einstein e quella che scaturisce dalla teoria delle superstringhe. Con le loro teorie Newton ed Einstein spiegano semplicemente un fenomeno di cui già si aveva esperienza diretta; nel caso della teoria delle stringhe la gravità si trova invece direttamente incorporata nel suo nucleo teorico tanto che, anche qualora non ci fosse stata alcuna esperienza precedente di questa forza, essa sarebbe emersa come conseguenza della teoria stessa. In altri termini la teoria delle superstringhe prevede l’esistenza della gravità perché da essa emergono spontaneamente tutte e quattro le particelle mediatrici (o messaggere) delle interazioni fondamentali e la loro unificazione avviene in modo naturale.

    I modi di vibrazione di questi fili sottilissimi e cortissimi spesso chiusi ad anello generano tutte le particelle elementari che costituiscono il nostro Universo un po’ come una corda di violino più o meno tesa (ma mai applicando ad essa forze come quelle previste dalla teoria delle superstringhe!) genera un numero praticamente infinito di toni musicali. Il prefisso super fu aggiunto alla teoria delle stringhe quando si scoprì che la teoria stessa possedeva una supersimmetria, cioè quando ci si rese conto che ad ogni particella di materia corrispondeva una particella di forza e viceversa.

    Per capire di cosa si tratta si deve sapere che le particelle elementari si dividono in due grandi famiglie: “fermioni” (dal nome del fisico italiano Enrico Fermi) e “bosoni” (dal nome del fisico indiano Satyendra Bose). Della prima famiglia fanno parte le particelle di materia come elettroni e quark; della seconda le particelle mediatrici delle forze come fotoni e gravitoni. Ebbene, la supersimmetria afferma che ad ogni particella conosciuta ne corrisponde un’altra di aspetto sconosciuto ma di comportamento simile; a queste particelle, nonostante nessuno le abbia mai viste, è stato peraltro assegnato un nome: per esempio, simmetrica al fotone (la particella mediatrice della forza elettromagnetica) corrisponde il fotino (particella materiale); il partner simmetrico del quark (un fermione) è il bosone s-quark, e così via.

 

2. La M-teoria

     La teoria delle superstringhe comprende ben cinque varianti denominate tipo I, tipo IIA, tipo IIB, eterotica O ed eterotica E, tutte teorie molto simili fra loro ma non identiche. Di simile hanno ad esempio il fatto che tutte quante necessitano di nove dimensioni dello spazio (oltre a quella temporale) entro cui poter agire e non solo delle tre di cui abbiamo percezione diretta. Di queste complessive dieci dimensioni sei sono invisibili, risultando strettamente accartocciate su sé stesse (con termine tecnico si dicono compattificate, un obbrobrio lessicale) perché “strangolate” dalle stringhe che si avvolgono intorno ad esse (come fossero elastici che stringono la camera d’aria di una bicicletta) impedendo loro di espandersi.

    L’aggiunta di dimensioni nascoste a quelle osservabili può apparire una cosa bizzarra e indimostrabile, ma in realtà si tratta di una buona ipotesi: non servono infatti osservazioni sperimentali a confermare un’ipotesi se questa può essere utile per fornire una chiara descrizione del mondo fisico. Qualcosa di simile era già successo in passato quando uno sconosciuto matematico polacco di nome Theodor Kaluza inviò ad Einstein un articolo in cui avanzava il convincimento che l’Universo avrebbe potuto avere una quarta dimensione spaziale oltre a quella temporale già inserita nella sua teoria della relatività. Kaluza notò che la presenza di una dimensione extra dava luogo ad una serie di equazioni aggiuntive a quelle indicate da Einstein che non erano altro che le equazioni formulate da Maxwell per descrivere la teoria elettromagnetica. In altre parole in uno spazio a cinque dimensioni si unificavano gravitazione ed elettricità.

    I cinque sottotipi della teoria delle superstringhe mostrano però anche alcune differenze sostanziali. Differiscono fra l’altro per il modo in cui incorporano la supersimmetria o per la forma delle stringhe: la teoria di tipo I ad esempio, a differenza delle altre, prevede la presenza anche di stringhe aperte, cioè con gli estremi liberi, oltre che di stringhe chiuse ad anello.

    Nel 1995 il fisico teorico Edward Witten scoprì che le cinque teorie di superstringa erano intimamente connesse l’una all’altra tanto da poter essere raggruppate in un unico schema concettuale a cui fu assegnato il nome di M-teoria, dove M starebbe per madre: quindi si tratterebbe della “madre di tutte le teorie”. Questa nuova scoperta potrebbe portare alla tanto agognata Teoria del Tutto (Toe, come la chiamano gli anglosassoni, Theory of everything) ma molte delle sue proprietà non sono state ancora comprese a fondo.

    La M-teoria esibisce alcune caratteristiche aggiuntive rispetto a quelle presenti nelle superstringhe. Innanzitutto essa postula che le dimensioni passino da dieci ad undici: alle nove dimensioni spaziali e a quella temporale presenti nelle teorie delle superstringhe se ne aggiunge quindi un’altra la cui presenza consente di portare a termine calcoli esatti e non solo approssimati come erano quelli che si ottenevano in precedenza. Una seconda caratteristica della M-teoria è quella di contenere, oltre a strutture unidimensionali di cui si è detto, anche altri elementi che si possono estendere in più dimensioni: nell’insieme questi oggetti vengono definiti brane (termine ricavato da mem-brane). Usando questa nuova e originale terminologia le stringhe sono chiamate 1-brane, le 2-brane sono membrane ovvero superfici bidimensionali, ma esistono anche masserelle tridimensionali (tribrane) e altri oggetti a più dimensioni tutti in frenetica e incessante vibrazione. A causa della presenza di oggetti più estesi delle stringhe, l’M-teoria viene anche detta “teoria delle membrane”, ma a questo punto i più maliziosi assegnano alla lettera M della teoria il significato di “mistero”.

 

3. La teoria spiega l'origine dell'universo

    Uno dei problemi che da sempre assilla la mente dell’uomo è quello relativo all’origine dell’Universo. La teoria scientifica attualmente più accreditata, quella del big bang, afferma che l’Universo, nei primi istanti della sua esistenza era di dimensioni incredibilmente esigue ma contemporaneamente estremamente denso e caldo. Per analizzare in termini scientifici condizioni così estreme sarebbe necessario disporre di una teoria quantistica delle gravità; ma, come abbiamo visto, una tale teoria non esiste. Per questo motivo il cosiddetto Modello cosmologico standard è costretto a descrivere l’evoluzione dell’Universo a partire da una particella elementare di dimensioni minime presente al tempo t=10-43 secondi dall’inizio (detto tempo di Planck).

    In realtà, estrapolando all’indietro le equazioni della relatività generale si osserva che l’Universo diventa sempre più piccolo e contemporaneamente sempre più caldo e più denso fino a scomparire del tutto quando si raggiunge il tempo zero, mentre temperatura e densità in quello stesso istante assumono valori infiniti. Ovviamente queste conclusioni lasciano gli astrofisici fondamentalmente insoddisfatti e perplessi.

    Ora, la teoria delle superstringhe sembra poter risolvere queste contraddizioni e dare una risposta più precisa e convincente al problema relativo all’origine dell’Universo anche se per la verità la strada da percorrere non solo è lunga, ma anche accidentata. La modifica più sostanziale che la nuova teoria apporta al Modello cosmologico standard è quella riguardante le dimensioni che avrebbe assunto l’Universo all’inizio dei tempi: esse non avrebbero potuto ridursi al di sotto di un valore minimo. La teoria delle superstringhe in altre parole non prevede la cosiddetta Singolarità cioè il fatto che l’Universo possa ridursi fino ad assumere dimensioni nulle. L’altro aspetto fondamentale della teoria è quello relativo alle dimensioni che non sono più quattro (come previsto dal Modello standard) ma ben undici e ciò comporta la necessità di seguire l’evoluzione nel tempo di tutte quante queste dimensioni.

     Proprio qualora si segua l’evoluzione delle molteplici dimensioni dell’Universo utilizzando le equazioni contenute nella teoria delle superstringhe si osserva che quando queste scendono al di sotto della lunghezza di Planck, anziché diminuire ulteriormente, riprendono a crescere e la temperatura segue di pari passo la variazione delle dimensioni dell’Universo: ovvero, raggiunto un valore massimo, essa inizia a diminuire. 

     Sulla base dei risultati cui conduce la teoria delle stringhe sono stati elaborati alcuni nuovi modelli cosmologici uno dei quali prevede l’esistenza di un Universo ciclico senza un inizio nel tempo e senza una fine, in un alternarsi ininterrotto di contrazioni e di espansioni. Esso sarebbe confinato entro due membrane tridimensionali (possiamo immaginare due spessi cartoncini identici piatti e paralleli) che evolvono nel tempo (cioè nella quarta dimensione) e fluttuano in una quinta dimensione entro la quale si fa sentire la forza di gravità mentre le altre sei, al solito, sarebbero piccole e arrotolate entro la trama spaziale. Le particelle che stanno all’interno delle due membrane evolverebbero in modo indipendente ma potrebbero anche interagire attraverso la particella mediatrice della forza di gravità, il gravitone, il quale oltre che agire all’interno della brana potrebbe passare da un Universo all’altro movendosi a spirale intorno ad una delle tante dimensioni extra. Le particelle di una delle due membrane si comporterebbero come materia oscura per l’altra; inoltre, l’energia oscura (una forma supplementare di materia ignota) che nel modello standard non trovava giustificazione teorica, nel nuovo modello presenta un ruolo fondamentale nel guidare l’espansione accelerata a cui l’Universo sembra essere soggetto.

     Le due membrane possono anche collidere l’una con l’altra alla conclusione della lunga fase di avvicinamento ma subito dopo rimbalzerebbero e si allontanerebbero per ritornare successivamente ad avvicinarsi in un processo senza fine.

     Il problema è ora quello di verificare se il modello si adatta bene alla realtà ma la cosa non sembra semplice anche perché il modello stesso si poggia su teorie che a loro volta necessitano di verifiche sperimentali. Per studiare le superstringhe in laboratorio sarebbe necessario disporre di energie alcuni miliardi di miliardi di volte maggiori di quelle attuali, per creare le quali si dovrebbe costruire un sincrotrone grande quanto la Galassia.



La via orientale della fisica.

Le moderne interpretazioni della realtà dimostrano quanto le leggi della fisica siano divenute talmente complesse da sfuggire ormai alla nostra capacità di comprensione. Si prenda ad esempio il concetto di Universo introdotto dalla Teoria della Relatività dove oltre alle tre dimensioni spaziali se ne considera anche una quarta, il tempo: un’ulteriore dimensione lontana dalla nostra percezione ma fisicamente necessaria per la descrizione della realtà. Oppure si consideri il mondo subatomico dove le regole della fisica classica (per noi ancora intuibili) cessano di essere applicate per lasciare posto ai comportamenti apparentemente illogici delle particelle. Eppure nella meccanica quantistica sembra risiedere la vera essenza di tutto ciò che vediamo: un mondo in continuo movimento, sospinto da legami tra forze fondamentali e da leggi associabili ad intuizioni filosofico-religiose vecchie più di 2000 anni. In meccanica quantistica il comportamento delle particelle risulta essere non solo assai complesso ma anche imprevedibile, tanto da richiedere un’interpretazione probabilistica riguardo la loro posizione e il loro comportamento. Questa considerazione deriva soprattutto dalle ricadute filosofiche e scientifiche del principio di indeterminazione di Heisenberg. Tale principio ci dice, in poche parole, che più conosci il moto di una particella meno puoi conoscere la sua posizione e viceversa; ma non solo, questo principio introduce un aspetto molto interessante: ogni qual volta si effettua una misura di posizione di una particella si influisce sul comportamento di quest’ultima. Ciò significa che ogni evento quantistico viene influenzato dall’osservatore (o come direbbe il fisico John Archibald Wheeler dal «partecipatore»), perché anche in un ambiente apparentemente isolato, come quello di un laboratorio, l’osservatore o il rivelatore incide sul risultato: un po’ come dire che la particella “sente” questa presenza. Estendendo nel generale, si può dire che la fisica moderna tende a considerare in misura sempre maggiore una quantità plurima di elementi che determinano un evento; se dapprima un fenomeno veniva considerato come un qualcosa di a sé stante, oggi essa è costretta a tirare in ballo sempre maggiori correlazioni. Come dice il fisico danese Niels Bohr: «Le particelle materiali isolate sono astrazioni, poiché le loro proprietà sono definibili ed osservabili solo mediante la loro interazione con altri sistemi.»
L’esigenza di interpretare il mondo attraverso le interazioni tra sistemi è stata introdotta anche in astronomia già nell’ottocento attraverso il moto dei pianeti. Ciò che precedentemente veniva interpretato in maniera semplicistica attraverso la legge di gravitazione di Newton è divenuto un sistema complesso di interazioni gravitazionali che modificano il moto e i tempi di rivoluzione dei corpi celesti. Il sistema solare così viene considerato come una sorta di campo gravitazionale interpretabile attraverso le reciproche perturbazioni tra pianeti e corpi minori.

Le religioni e le filosofie orientali da sempre muovono la loro conoscenza verso il concetto di unità delle cose, dove l’uomo oltre ad essere parte dell’Universo ne è direttamente compartecipe; un Universo dove tutto è essenziale, tutto è legato ed unito da un’unica essenza coagulante. Per l’Induismo questa essenza è il Brahman ossia l’unità cosmica da cui tutto procede; nel Taoismo esso prende il nome di Tao mentre nel Buddismo è il Dharmakāya. Nella religione buddista infatti ogni azione che l’uomo compie determina un effetto nel Karman e dunque sull’Universo. Per acquisire la conoscenza del tutto e nel contempo la liberazione dal Karman (che imprigiona l’anima nel ciclo delle reincarnazioni) è necessario liberarsi dal velo del māyā per provare personalmente l’unione col Brahman: un’esperienza di liberazione e conoscenza chiamata mokṣa. Nel buddismo questo stesso concetto è il cosiddetto raggiungimento del Nirvana, ossia l’assenza del dolore e libertà interiore. Il māyā o Avidyā per i buddisti è quella sorta di velo (di ignoranza) che ci impedisce di farci comprendere la realtà per come realmente è. La nostra mente infatti tende a classificare e distinguere le cose dagli eventi, un aspetto che ci permette di vivere (in senso pratico) la nostra esistenza ma che in fondo ci allontana dalla verità. Sicché solo attraverso la meditazione e l’equilibrio mentale si può sperimentare l’unità della realtà e la conoscenza del tutto. Il filosofo e monaco buddista indiano Aśvaghoṣa diceva: «Quando non si riconosce l’unicità nella totalità delle cose, allora nasce l’ignoranza come pure la particolarizzazione, e di conseguenza si sviluppano tutte le fasi della mente corrotta… Tutti i fenomeni del mondo non sono altro che manifestazioni illusorie della mente e non hanno alcuna realtà in se stessi.»

La scienza ci dimostra quanto l’uomo senta la necessità di classificare e distinguere gli oggetti, ciò si manifesta in tutte le scienze umane. In occidente è sorta una netta cesura tra ragione e corpo, tra mente e spirito, allontanando tutta una serie di conoscenze possibili. La realtà quindi (sempre secondo le dottrine orientali) appare come una creazione mentale che l’uomo costruisce per trovare sicurezza in se stesso. In effetti ad ogni nuova scoperta la “proiezione mentale” che l’uomo pone del cosmo viene modificata e tutto prende nuova vita. Si pensi alle rivoluzioni scientifiche e a come si è passati da un universo aristotelico (attraverso il geocentrismo, le sfere dei pianeti, le stelle fisse e il tempo assoluto newtoniano), sino alla relatività del tempo in base all’osservatore e alla sua velocità... La realtà quindi nella sua evoluzione conoscitiva sembra essere illusoria e misteriosa, interpretabile di volta in volta dall’uomo in base alla cultura e alla tecnologia. Ma non solo, l’Universo per gli orientali è in continuo movimento, un movimento che i buddisti chiamano saṃsāra e che si lega al ciclo della vita e alle reincarnazioni. Sia nel microcosmo che nel macrocosmo fisico ciò che regna è il movimento. Dalle particelle subatomiche giungendo sino alle galassie e l’intero Universo in espansione, tutto è un continuo movimento senza sosta. In un testo taoista si afferma che: «La quiete in quiete non è la vera quiete. Soltanto quando c’è quiete in movimento può apparire il ritmo spirituale che pervade cielo e terra.» Un mito indù parla addirittura del ciclo cosmico del Brahaman ossia il Lila, una sorta di gioco ritmico secondo cui Brahman crea l’Universo ad intervalli regolari chiamati Kalpa, attraverso espansioni e contrazioni. Un Kalpa (cioè un giorno di Brahman) dura 4,5 miliardi di anni, che è poi all’incirca l’età stimata della Terra! Nel Lila quindi l’Universo viene creato e poi distrutto, determinando periodicamente un nuovo ciclo.

Uno dei molteplici attributi del dio induista Shiva è quello di “danzatore” o “Signore della danza”, cioè di una divinità la cui danza cosmica simboleggia il ritmo di vita e morte, ma anche i cicli cosmici di creazione e distruzione. Il mito racconta che quando Shiva danza estende una vibrazione in tutto l’Universo intervenendo direttamente nella creazione e nella distruzione; l’Universo così si dissolve nel Bindu un punto dove si concentra tutta l’energia universale e da cui successivamente tornerà a rinascere tramite una grande esplosione. Sicché non può sfuggire come i ritmi di creazione e distruzione appena citati somiglino alla moderna Teoria del Big Bang e del Big Crunch. In esse si affermano che l’Universo sia nato da una singolarità, un punto da cui è avvenuta la grande esplosione che ha creato il tempo e la materia. Per alcuni scienziati inoltre l’Universo non sarebbe destinato ad un’espansione eterna (e accelerata come quella accertata negli ultimi anni) ma ad un futuro rallentamento e a un’inversione del suo moto che lo riporti alla condizione iniziale di singolarità. Il parallelismo con la danza cosmica di Shiva però, si accosta anche a quello delle particelle virtuali che nascono e si annichilano in un tempo brevissimo, e per alcuni aspetti persino alla Teoria delle Stringhe. Nell’interpretazione quantistica della Teoria delle Stringhe le particelle elementari sarebbero in realtà piccolissime stringhe o membrane in vibrazione: in base alla tensione e alla frequenza di vibrazione verrebbero prodotte e sostenute le particelle elementari.

string-theory

Secondo la Teoria delle Stringhe gli atomi (4) e i nuclei atomici (5)
sarebbero in realtà composti da stringhe o brane vibranti (6)


Questa chiave di interpretazione filosofica della scienza, così vicina ad una visione olistica del mondo è contenuta all’interno della Teoria del bootstrap (parola inglese che significa “tirante di stivale”) sostenuta dal fisico statunitense Geoffrey Chew e spiegata molto bene nel coinvolgente libro di Fritjof Capra Il Tao della fisica. Secondo questa teoria la natura non può più essere interpretata secondo i componenti e le leggi elementari della materia, in quanto è il legame stretto tra tutti gli elementi naturali a determinare tutto ciò che esiste. In questo modo cessano di avere importanza le costanti, le leggi e le equazioni matematiche, perché nessuna di esse possiede un’importanza primaria rispetto ad altre; tutta la nostra ricerca verrebbe vanificata dalla presenza delle grandi connessioni tra sistemi che reggono l’intera struttura dell’Universo. Questo approccio radicale alla scienza trova ovviamente molti oppositori in quanto lo studio scientifico verrebbe risucchiato nell’insondabilità del creato. Sicché la Teoria del Bootstrap potrebbe trovare una spiegazione legittima solo attraverso una legge sufficientemente vasta tale da spiegare tutti i fenomeni universali.
Questa “via spirituale” della fisica, per quanto ardua potrebbe contenere un aspetto fondamentale fino ad oggi trascurato, quello secondo cui la ricerca scientifica non andrebbe confinata solo in ambiti di mera conoscenza razionale; essa dovrebbe avviare un processo di valutazione della cosiddetta “coscienza” umana e universale, la cui esclusione potrebbe limitare la comprensione profonda degli eventi alla luce di certi meccanismi come l’entanglement quantistico. D'altronde fa riflettere l’imbarazzante consapevolezza che l’uomo fino ad oggi conosce solo il 10% della massa dell’Universo, mentre il restante 90% (composto da materia ed energia oscura) sembra non essere direttamente rilevabile dai nostri strumenti. Forse se l’uomo fosse in grado di liberarsi dal velo del māyā aprendosi ad una nuova visione della realtà, probabilmente potrebbe giungere persino alla formulazione dell’agognata Teoria del tutto.




Per approfondimenti vedere mese di giugno e luglio 2012.


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sabato 13 ottobre 2012

Dall'8 all'∞ (infinito)... Da Leonardo da Vinci alla Scala Aurea!!! ...di Riccardo Tristano Tuis...


Il numero '8' è uno dei numeri preferiti dalla natura ed è presente in maniera universale nei suoi molteplici aspetti. Com'è ovvio, la sua importanza non è passata inosservata lungo la storia e già fin dall'antichità, in quelle che potremmo definire antiche scuole di saggezza, è stato insegnato sottoforma dell'arcana "Legge dell'Ottava"e fatto conoscere in Occidente attraverso gli studi di Pitagora, come principio cardine della musica basata sulle otto note cui un'ottava musicale è composta. Il numero '8' e i suoi relativi multipli sono stati impiegati nell'architettura egizia, vedicodravidica, mussulmana, buddhista, templare e rinascimentale: templi, chiese moschee, castelli e palazzi, presentano nella loro architettura ottagonale questo numero sacro e i suoi relativi multipli. Molti uomini di genio lo hanno studiato e in Occidente il più famoso è indubbiamente Leonardo da Vinci. Già in giovane età Leonardo, a causa della sua innata curiosità, ebbe accesso a un sapere posseduto da pochi. Il genio toscano impiegò la matematica dell'8in buona parte delle sue opere(1). Gli studi di Leonardo con un cerchio con all''interno due cerchi verticali che formano il numero 8 o elementi geometrici in unità di 8 (o di suoi multipli o sottomultipli) ci sono pervenuti in gran quantità nei suoi scritti. Gli studi sono stati elaborati in numerose varianti e applicati per le carrucole mentre in ambito militare il genio vinciano costruì la "bombarda multipla" di 16 cannoni o l'ordigno di 16 archi o il "lancia sassi" con 8 fionde. Il progetto delle 8 pale a vento del mulino fino ai primi prototipi di cuscinetto a sfera di Leonardo munito di 8 sfere. Persino gli ingranaggi delle macchine di Leonardo impiegano spesso 8 o 9 denti.

Questi singolari studi sono stati applicati in ambito architettonico con la planimetria ottagonale del duomo di Pavia, suddivisa in 64 parti, 8 per lato. Ancor prima di Leonardo il Bramantino, in una planimetria del tempio, si nota come impiegasse la matematica dell'8, con 72 colonne e 32 elementi che possono essere suddivisi in quattro aree di otto. La pianta ottagonale la possiamo trovare anche nel Castel del Monte (2), in diverse fortezze templari o a Gerusalemme con la Cupola della Roccia, l'edificio islamico più antico del mondo. La matematica dell'8la si può trovare anche nei vihara, le accademie-templi buddhisti che consistono di 32 stanze alte 8 "alberi di tala".
In ambito esoterico il numero '8' rappresenta la mediazione tra Dio, raffigurato dalla perfezione del cerchio, e l'uomo, rappresentato dal quadrato. La Via Mediana è proprio l'ottagono e il cristianesimo mutuò questo sapere tanto che Ambrogio, nel IV secolo d.C. introdusse la forma dell'ottagono per i battisteri come l'unione dell'Infinito con il Finito.



Gli Esseni, la comunità da cui trae origine il Protocristianesimo, distinguevano otto stadi di crescita spirituale, similmente all'Ottuplice Sentiero seguito dei buddhisti. La sacralità di questo numero è conosciuta anche tra i cabalisti e il numero esoterico del serpente dell'Eden corrisponde al Messia, entrambi hanno lo stesso valore numerico, ossia l'otto(3).
Leonardo, grazie al suo amore per la natura e per la conoscenza, studiò i numeri di Fibonacci, sequenza di numeri interi naturali che la natura impiega dallo sviluppo delle popolazioni di organismi viventi fino alla morfologia delle piante e degli organismi viventi. Nella oramai celeberrima sequenza di Fibonacci, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, in cui il numero successivo è formato dalla somma dei due precedenti, compare anche il numero otto. Questa sequenza, intimamente correlata alla Sezione Aurea studiata da Leonardo da Vinci, è stata poi impiegata da Bach, Mozart, Beethoven, Stravinskij, Debussy, ecc. in alcune loro opere. Fibonacci si rese conto che lo spazio possiede una forma specifica coerente con la Sezione Aurea in cui solo cinque tipi di solidi regolari possono essere costituiti in esso: il tetraedro, il cubo, l'ottaedro, il dodecaedro e l'icosaedro, i cosiddetti cinque solidi platonici che governano le geometrie della Fisica, della Biologia e della Musica.

Keplero, ispirato dal Timeo di Platone, nel 1597 pubblicò il monumentale Mysterium Cosmographicum, dimostrando che anche il sistema solare e le proporzioni delle sue orbite planetarie derivavano dai cinque solidi di Platone e dalla Sezione Aurea. Da una procedura definita Geometria Sintetica e da sue successive costruzioni Keplero generò poligoni regolari quali il triangolo equilatero, il quadrato e il pentagono, tutte figure piane che danno forma ai fronti dei cinque solidi platonici. Da questi poligoni, lo scienziato derivò gli intervalli musicali fondamentali del quinto, del quarto e del terzo maggiore. I cinque solidi platonici, a eccezione del cubo, si basano sul numero '4'.

Dopo questo breve, ma necessario, excursus tra matematica, geometria, architettura e musica torniamo al numero sacro per fare una breve panoramica su dove possiamo trovarla in natura o nel nostro sapere acquisito. In ambito biologico, la duplicazione genetica dell'RNA si basa sulla matematica dell'8, attraverso 64 (8x8) triplette chimiche da un'informazione del DNA di 32 triplette di 96 elementi. La prima proteina in grado di riprodursi è costituita da 32 aminoacidi. Anche l'Albero della Vita, come gli esagrammi dell'I-Ching o i codoni sono 64. L'alfabeto runico (Futhark recente), consistente di soli 16 caratteri contro i precedenti 24, in uso a partire dal IX secolo. La Rosa dei Venti delle cartine nautiche impiega 16 o 32 direzioni. Tutti questi numeri citati sono tutti multipli dell'otto. Stando alle ricerche e agli esperimenti di Puharich gli 8 hertz sono anche la frequenza della replicazione cellulare (4) oltre ad essere quasi la tonica della Risonanza di Schumann. Il numero '8' sembra proprio essere il candidato numero uno tra i numeri più importanti della Creazione.




Fig.1
L'Ycocedron Abscisus Vacuus mostra la congiunzione di esagoni e pentagoni proprio come l'anello benzenicoe indolico di molecole indispensabili alla vita umana (Fig. 2). Questa figura tridimensionale oltre a essere presente nei campi di calcio (Leonardo ha forse inventato il pallone da calcio?) è da poco riscoperta in campo chimico sottoforma di una molecola allotropica di carbonio, chiamato fullerene C60, composto di sessanta atomi di carbonio. Non serve ricordare come il carbonio è l'elemento vitale dei sistemi viventi a noi conosciuti senza il quale la vita per come la conosciamo, non esisterebbe.




Fig.2
Dall'anello indolico si ha la serotonina, la melatonina, la pinolina e la N,N-dimetiltriptamina, senza le quali ogni attività fisica e psichica umana sarebbe praticamente impossibile. I multipli dell'8 sono presenti non solo negli elementi chimici ma altresì nei legami molecolari, creando forme geometriche basate su questo codice matematico. Nella figura possiamo vedere come l'anello indolico, presente nelle molecole indispensabili alla vita umana, lavori con una geometria basata sul Pentaedro di Sierpinski e con la matematica dell'8. Inoltre il lato del pentagono è in rapporto aureo sia con il raggio sia con il lato dell'esagono (anello benzenico). Nel mondo vegetale e animale la misura aurea della pentatonica è il fondamento dello sviluppo morfico.




Fig.3 A
Il Mazzocchio di Leonardo presenta 32 celle per ogni lato che corrisponde al Do a 32 cicli per secondo della -1 ottava della Scala Aurea, mentre nella sua totalità ci sono 256 celle numero che corrisponde al Do a 256 hertz della terza ottava. Il Mazzocchio è composto di 2048 pezzi esattamente il Do a 2048 cicli per secondo della quinta ottava. Quest'oggetto ha dunque una natura sonica come l'intera opera di Leonardo o viceversa la Scala Aurea ha la stessa natura matematico-sapienziale con cui anche Leonardo da Vinci operava.




Fig.3 B
Tra il Mazzocchio di Leonardo e la Scala Aurea c'è un'evidente correlazione. Quest'ultima si serve della matematica dell'8 ed è la prima scala musicale nata dal concetto di impiegare per ogni singola nota un multiplo dell'otto. In questo modo le note musicali presenti nella stesura compositiva tra armonia e melodia si sommano in una corretta matematica vibrazionale di onde acustiche coerenti tra loro le cui creste e valli (dell'onda) s'intersecano coerentemente senza creare interferenze d'onda.




Fig.4
Nella figura si possono notare le geometrie di varie vibrazioni sonore. Tali figure ricordano incredibilmente i mandala tibetani o le illustrazioni psichedeliche o di frattali. L'iconografia orientale, quanto il sapere esoterico di Leonardo da Vinci ripreso dalle Scuole mediorientali e occidentali, sembra nascondere un sapere sonico traslato nelle Arti e nella scienza. Un'ennesima correlazione tra il numero otto, l'architettura e la musica è l'archetto del violino, che ha una sezione ottagonale.




Fig.5
Nel mio recente viaggio in india ho potuto notare come non solo stelle a cinque punte (pentacoli/stelle pitagoriche) e a sei punte (esagramma/stella di David) erano presenti durante il periodo dravidico, ma anche la matematica dell'8era massicciamente rappresentata. Durante la visita in numerosi templi dravidici nel Tamil Nadu, regione dell'India del sud, sui pavimenti si poteva trovare mandala scolpiti o disegnati in cui era presente il Fiore a otto petali. Nella foto il Fiore a otto petali s'irradia nel suo secondo multiplo (16) mentre ai lati è ancora presente l'otto attraverso gli 8 rombi frammezzati da un fiore a 4 petali. Nei due riquadri di lato in alto la stessa geometria si ripete nelle colonne dei templi. L'immagine centrale in alto invece sono alcune figure di Chladni, dovute alle vibrazioni sonore. Si può notare come le geometrie sonore siano basate sull'otto o sul suo sottomultiplo e la similarità delle geometrie sonore replicate sui templi indiani.




Fig.6
Nella foto possiamo notare come anche Piazza San Pietro mutui una geometria pagana basata sul numero sacro. Questa geometria è presente nella Ruota del Dharma (in alto), nella Ruota della Fortuna, nella Ruota medicina dei Nativi americani, ecc. La forma di Piazza San Pietro ricorda il quadrante di un orologio, questo mi ha fatto riflettere su come persino la suddivisione di un giorno in 24 ore, terzo multiplo dell'8, sia alquanto curiosa.




Fig.7
Nella nuova Tavola Periodica degli Elementi creata dal fisico Massimo Corbucci, tra gli elementi 71 e 72 ( quest'ultimo 9° multiplo dell'otto) e gli elementi 103 e 104 (quest'ultimo 13° multiplo dell'otto) c'è uno spazio vuoto. Il fisico italiano ha realizzato l'Ordine di riempimento dei livelli atomici, in cui sono messi gli elettroni nei vari shell del nucleo. Per Corbucci la distribuzione elettronica non è continua, bensì lasciava delle "soluzioni della continuità" tra i numeri atomici 71 - 72 e 103 - 104. Per di più, l'ultimo livello quantico n = 8 risulta "completo" al numero atomico 112 (14° multiplo dell'otto), con la conseguenza che il Sistema Periodico finisce al 112 elemento e non a 126. Grazie a recenti esperimenti fatti nell'Acceleratore Lineare (UNILAC)si è scoperto che un atomo non riesce ad assemblarsi oltre il numero atomico di 112, portando così il modello teorico proposto da Massimo Corbucci a essere un ottimo candidato per sostituire la tavola periodica di Mendeleev e adottarne una nuova in cui gli elementi chimici sono disposti secondo l'Ordine di riempimento dei livelli atomici. Rimanendo sempre in tema con la scienza, il numero '8'e alcuni suoi multipli sono stati utilizzati nelle funzioni modulari di Ramanujan. La teoria delle superstringhe — che prevede il nostro universo basato su 11 o 26 dimensioni — si avvale delle funzioni modulari con i "numeri magici", ossia: 8, 888 e 24. L'8 rappresenta il numero delle vibrazioni fisiche di una superstringa mentre il 24 corrisponde al numero delle vibrazioni fisiche di una stringa bosonica.


Note

(1) Recentemente si è parlato di presunte lettere negli occhi della Gioconda. Tra smentite e interpretazioni nel dipinto della Gioconda si conferma che compare il numero '72', sotto l'arcata del piccolo ponte collocato a destra della Gioconda. I ricercatori hanno pensato a un linguaggio cabalistico (sia il 7 che il 2 nella tradizione cabalistica rivestono una grandissima importanza, il 7 rappresenta spirito, sostentamento, lotta, mentre il 2 rappresenta la creazione, la nascita della dualità, la separazione tra la luce e le tenebre), ma se Leonardo sfoggiasse un ennesimo multiplo basato sull'onnipresente matematica dell'ottoda lui impiegata?
(2) Castel del Monte, fatto costruire da Federico II noto per i suoi studi alchemici ed esoterici, impiega la matematica dell'8, oltre alla sua forma ottagonale il castello è alto 24 metri e largo 40. Sembra che nel romanzo medioevale del Graal di Wolfram von Eschenbach il Montsalvat era riferito a Castel del Monte che è chiaramente un tempio per le iniziazioni templari e una "biblioteca" su pietra ove custodire un sapere segreto e non una fortezza inespugnabile per proteggere le aree limitrofe al castello.
(3) Il numero 8 richiama il simbolo dell'infinito, la ciclicità della creazione e l'Uroboros, il serpente che si morde la coda.
(4) Gli otto hertz sono un suono inudibile solamente per il nostro conscio ma invero lo possiamo ascoltare attraverso il nostro orecchio principale, la pelle che è l'estensione del nostro cervello. Gli 8 hertz, se supportati da un volume sufficiente, riescono ad essere percepiti come vibrazione sulla pelle. Il suono è spesso un vettore molto sottile alla normale percezione umana e se non si è sufficientemente sensibili, non si riesce a coglierne le sfumature e l'effetto. Come per un palato grossolano che non riesce a cogliere le varie fragranze di un vino o il diverso sapore tra cibo industriale e/o OGM da quello casereccio e naturale, così l'ascoltatore non riesce a cogliere la differenza di una musica basata sull'intonazione a 432 hertz rispetto a quella "industriale" a440 Hz. Questa mancanza di sensibilità però non inficia sull'effetto fisiologico che un suono è in grado di dare. Anche se non siamo consci, il nostro organismo è in grado di cogliere la differenza tra un cibo sano e nutritivo da quello industriale privo di nutrienti. Lo stesso vale per la musica che è "cibo" per l'anima e per la nostra biologia, pertanto è auspicabile imparare a nutrirsi con gli ingredienti musicali corretti che danno una risposta endocrina positiva durante l'ascolto

Articolo pubblicato nel n°95 della rivista Nexus New Times


Per approfondimenti vedere:
* "Sequenza di Fibonacci & la musica..." ... agosto 2012.
Sequenza di Fibonacci & la musica...
* "FRATTALI, FIBONACCI E SEZIONE AUREA: l'armonia nella natura!!!!" ... giugno 2012.
FRATTALI, FIBONACCI E SEZIONE AUREA: l'armonia nel...
* "La risonanza Schumann e i nostri chakra ... SALTO QUANTICO: CARBONIO 12 & CARBONIO 7" ... luglio 2012.
La risonanza Schumann e i nostri chakra ... SALTO ...
* "Risonanza Schumann e ghiandola pineale: la frequenza magica"""" ... luglio 2012.
Risonanza Schumann e ghiandola pineale: la frequen...


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Nuovo record per il teletrasporto!!!





Una particella di luce replicata alla distanza di 143 chilometri

Nuovo record di distanza per il teletrasporto: le caratteristiche di una particella di luce (fotone) sono state replicate a una distanza di 143 chilometri, pari all’incirca a quella che separa New York da Philadelphia. Il traguardo è stato raggiunto da un gruppo internazionale di ricercatori presso l’Optical Ground Station dell’Agenzia spaziale europea (Esa) alle Canarie. L’esperimento, condotto in collaborazione con ricercatori di Austria, Canada, Germania e Norvegia, è descritto sulla rivista Nature Magazine. Il cosiddetto ‘teletrasporto quantistico’ ha consentito di trasferire le proprietà fisiche di un fotone su di un altro posto a 143 chilometri di distanza ma legato in una sorta di abbraccio virtuale che i fisici chiamano ‘entanglement’, per il quale gli elementi di una coppia, anche se separati, sono soggetti a una correlazione a distanza. Si è così creato un ‘ponte’ invisibile che ha unito il telescopio Jacobus Kapteyn, sull’isola di La Palma, con la stazione Esa a Tenerife. A differenza di quanto si possa pensare, però, questo processo non consente di ‘fotocopiare’ letteralmente la particella, perché il trasferimento delle informazioni implica la distruzione dell’originale. ”Questo risultato apre la strada per le comunicazioni quantistiche su lunghe distanze”, spiega Eric Wille, responsabile del progetto per l’Esa. ”Il primo teletrasporto quantistico è avvenuto in condizioni di laboratorio. La sfida qui – aggiunge – era quella di mantenere l’entanglement tra i due fotoni separati da 143 chilometri nonostante le interferenze dovute alle condizioni atmosferiche, in modo da poterlo utilizzare per il teletrasporto quantistico”. Per Rupert Ursin, dell’Accademia delle scienze austriaca, ”il prossimo passo sarà realizzare il teletrasporto quantistico verso un satellite in orbita per dimostrare la possibilità di avere una comunicazione quantistica su scala globale”.


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venerdì 14 settembre 2012

La mente è più forte dei geni - Bruce Lipton



Biografia
Bruce Lipton Ph.D. è un'autorità mondiale per quanto concerne i legami tra scienza e comportamento.
Biologo cellulare, ha insegnato Biologia Cellulare presso la facoltà di Medicina dell'Università del Wisconsin e si è dedicato in seguito a ricerche pionieristiche alla School of Medicine della Stanford University.

È stato ospite di decine di programmi radiotelevisivi ed è un conferenziere di primo piano.
Le sue rivoluzionarie ricerche sulla membrana cellulare hanno precorso la nuova scienza dell'epigenetica e hanno fatto di Lipton una delle voci più note della nuova biologia.

Le sue scoperte hanno fatto di lui uno scienziato controverso e talvolta anche denigrato nell'ambito della scienza ufficiale, ma molto stimato e ammirato tra gli scienziati più all'avanguardia della nuova scienza e negli ambienti spirituali, questo perchè nei suoi studi rivoluzionari ha integrato la scienza medico-convenzionale con la medicina alternativa e la guarigione spirituale.

Con il libro La Biologia delle Credenze (Macro Edizioni 2006), Bruce Lipton ha vinto l'Award 2006 in USA quale "Miglior Libro di Scienza 2006".

Il Sito Italiano di Bruce Lipton è:
www.bruce-lipton.it
 
Lipton è nato a Mount Kisco, un paese nello Stato di New York. Nel 1966 consegue una laurea in biologia nella C.W. Post Campus of Long Island University e in seguito riceve il dottorato di ricerca in Biologia dello sviluppo dalla University of Virginia nel 1971.

Lipton, contrariamente al dogma centrale della biologia molecolare che sostiene che il flusso dell'informazione genetica sia monodirezionale, e che parta dagli acidi nucleici (DNA, RNA) per arrivare alle proteine ("primato del DNA"), afferma che il flusso dell'informazione avrebbe in realtà la sua sorgente nei segnali ambientali, per arrivare alle proteine passando per gli acidi nucleici ("primato dell'ambiente"). Questa ipotesi sarebbe in parte confermata dalle ricerche svolte dalla branca della genetica detta epigenetica

Lipton critica la teoria dell'evoluzione di Darwin, perché a suo avviso questa esalterebbe la natura competitiva della vita (selezione naturale), minimizzando l'aspetto fondamentale della cooperazione fra gli organismi. La sociobiologia dimostra però come anche la teoria della selezione non sia incompatibile con comportamenti cooperativi (kin selection).
In La biologia delle credenze Lipton fa riferimento al biologo francese Jean-Baptiste de Lamarck, il primo a formulare l'idea di evoluzione; la sua teoria suggerisce che l'evoluzione si basi su un'interazione "istruttiva" e cooperativa fra gli organismi. Spunti similari sono presenti nella biologia dei sistemi.



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