lunedì 23 luglio 2012

LEVITAZIONE SONICA: scoperte e curiosità!!!

Antiche costruzioni megalitiche.
Le grandi città monolitiche sono sempre state oggetto ci leggende e imortanti domande, chiedersi come abbiano fatto gli antichi abitante a sollevare quesgli enormi massi è una delle questioni sollevate di frequente

In tutto il mondo la memoria popolare registra un tempo remoto in cui i civilizzatori usavano il potere del suono per erigere le prime città. Avvolte nel più profondo mistero sono le rovine di Tiahuanaco, una grande cittadella fortificata sull’altopiano boliviano che un tempo sorgeva sulle sponde del lago Titicaca, un immenso mare interno che oggi, in seguito agli spettacolari mutamenti geologici e climatici, dista nientemeno che 19 chilometri dalla costa.
Disseminate su una vasta area, si trovano varie strutture megalitiche, soprattutto templi, e numerosi monoliti scolpiti e blocchi da costruzione caduti del peso di 100 tonnellate ciascuno. Prima di essere ricostruita in epoca moderna, gran parte di quel che restava di Tiahuanaco giaceva al suolo, come se l’avesse rovesciata una mano invisibile di immensa potenza distruttiva. In realtà la sua fine fu determinata molto probabilmente da una serie di calamità naturali come terremoti e inondazioni – eventi che probabilmente fecero innalzare il lago Titicaca dal livello del mare alla sua altitudine attuale di oltre tremila metri.
La datazione della città è controversa, È molto antica, quanto nessuno è in grado di dirlo; tuttavia nel 1911 un’indagine approfondita svolta dall’autorevole archeologo Arthur Posnansky, professore dell’università di La Paz, ne attribuì la data di fondazione intorno a1 10.000 a.C., presumibilmente durante le catastrofi planetarie che accompagnarono la fine dell’ultima Era Glaciale. Successivamente altri importanti studiosi confermarono la grande antichità di Tiahuanaco, anche se archeologi e storici convenzionali generalmente datano il sito appena al 700 d.C.
Il pezzo principale delle rovine della città è la Porta del Sole, un gigantesco portale in pietra del peso di una decina di tonnellate, sulla cui facciata è scolpita una figura maschile che impugna due lunghi bastoni. Si tratta del leggendario fondatore di Tiahuanaco, Ticci Viracocha, o Thunupa, che emerse da un’isola al centro del lago all’inizio del tempo, e con i suoi seguaci, detti “”i viracocha”", fondò la città prima di spostarsi a nord, diffondendo la civiltà ovunque andasse.-
Una leggenda, narrata dai locali indios aymara a un viaggiatore spagnolo che visitò Tiahuanaco poco dopo la conquista, parla della fondazione della città avvenuta all’epoca della Chamac Pacha, o Prima Creazione molto prima dell’ arrivo degli incas. I primi abitanti, dotati, secondo la legenda, di poteri soprannaturali, erano capaci di sollevare miracolosamente dal terreno le pietre che “”… venivano trasportate dalle cave di montagna attraverso l’aria al suono di una tromba”".
La Bolivia è agli antipodi dell’Egitto, eppure abbiamo qui una testimonianza che fa pensare che anche gli antichi popoli delle Americhe conoscessero proprietà del suono che vanno al di là della nostra comprensione.
Da dove nascevano questi miti se non erano basati su qualche realtà storica? È possibile che esista un legame tra tradizioni così lontane fra di loro?
A Giza come a Tiahuanaco è stata attribuita una data di fondazione che risale a prima della fine dell’ultima Era Glaciale, 15000-I0000 a.C. circa. è possibile che una tecnologia acustica sia stata esportata in diverse regioni della terra da una cultura globale finora sconosciuta?
Gli indios aymara boliviani e peruviani raccontarono ai primi viaggiatori e storici spagnoli che Viracocha non era soltanto un civilizzatore e un operatore di portenti, ma anche uno scultore, un agronomo e un ingegnere che “”fece sì che terrazze e campi si formassero sui fianchi ripidi dei burroni, e mura di sostegno sorgessero a puntellarli”". Ma diversamente da loro, Ticci Viracocha aveva la pelle chiara e gli occhi azzurri, era alto di statura e aveva capigliatura e barba bionde o bianche.
Portava una lunga tunica bianca con una cintura in vita, e possedeva un “”fare autorevole”". Innumerevoli volte il grande portatore di sapere venne raffigurato così nel folclore e nelle leggende del Sud America, sottolineando il suo evidente aspetto caucasico. Cosa strana, poi, proprio a lui fu attribuita la capacità di muovere i blocchi di pietra con mezzi misteriosi. Un racconto ce lo presenta mentre per primo crea un “fuoco” celeste, che “si spegneva al suo comando, ma le pietre non venivano consumate così che i grandi blocchi potevano essere sollevati con le mani, come fossero di sughero”. Chi erano, esattamente, questi viracocha, e perché veniva loro attribuita la capacità di spostare i blocchi di pietra solo mediante mezzi soprannaturali?
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Solo con un fischio
Spostandoci a nord della penisola messicana dello Yucatán, troviamo, nascosti nel fitto della foresta, gli antichi templi dei maya, una civiltà precolombiana dotata di una cultura incredibilmente evoluta. Il loro straordinario impero fiorì nel primo millennio dell’era cristiana, ma è chiaro che avevano ereditato le loro profonde conoscenze da una cultura molto precedente. I maya erano indicibilmente ossessionati non solo dai cicli del cielo e dai movimenti delle stelle ma anche dal passaggio del tempo. Il loro complesso calendario, per esempio, poteva calcolare con precisione date di centinaia di milioni di anni addietro, individuando esattamente il giorno e il mese in cui un certo giorno cadeva.
Uno dei complessi di templi più misteriosi lasciatici dai maya è quello di Uxmal, realizzato, secondo la leggenda, da una razza di nani. Più strana, però, è l’informazione che una leggenda maya ci dà su questi mitici nani: “Per loro il lavoro di costruzione era facile, non dovevano far altro che un fischio e le pesanti pietre andavano al loro posto”. A questi potenti nani erano dovute tutte le più antiche realizzazioni del tempo della Prima Creazione, per le quali dovevano solo “fischiare perché le pietre si mettessero nelle costruzioni nella giusta posizione o perché la legna da ardere venisse da sola dalla foresta fino al focolare”.
Nonostante questi poteri soprannaturali, i nani sarebbero stati distrutti da un grande diluvio, anche se molti avevano tentato di mettersi in salvo nascondendosi sottoterra in “grandi serbatoi di pietra come le riserve d’acqua sotterranee, che loro vedevano come barche”.
Troviamo qui, ancora una volta, astratte e forse confuse storie su una razza prediluviana capace di usare il potere del suono per costruire mura di pietra. È facile etichettare questi racconti come fantasie di ignoranti, ma i popoli dell’Egitto e delle Americhe non erano i soli a impiegare il suono nella costruzione dei loro più antichi monumenti.
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Costruito al suono di una lira
Secondo gli autori classici greci, Tebe, capitale della Beozia – un antico regno situato a nord ovest di Atene – fu fondata dal fenicio Cadmo, famoso viaggiatore e civilizzatore. Questa grande città, detta Cadmeia in onore del suo fondatore, sarebbe stata completata da un figlio di Zeus di nome Anfione. La cosa più singolare è che Anfione era capace di spostare grosse pietre al suono di una lira, e in questo modo poté costruire le mura di Tebe. Pausania, il geografo greco del secondo secolo dopo Cristo, parla infatti di Anfione che costruisce le mura della città “alla musica della sua lira”, mentre i suoi “canti attiravano dietro di lui perfino le pietre e gli animali”. Anche Apollonio Rodio, vissuto nel terzo secolo prima di Cristo, riferisce poeticamente nelle Argonautiche di Anfione che cantava “forte e chiaro accompagnandosi con la lira d’oro, seguito passo passo da grandi massi”.
Si tratta di semplici favole, basate su invenzioni ed esagerazioni letterarie molto più antiche, o rappresentano in qualche modo la memoria confusa di un tempo in cui gli abitanti di Tebe, uniti sotto un fondatore chiamato Anfione, erano in grado di usare il suono della lira per spostare massi e innalzare mura?
Sembra incredibile, ma se tradizioni del genere poggiano davvero su ricordi alterati di eventi reali, potrebbero contenere importanti informazioni sulle origini di questa tecnologia perduta. Le tradizioni riguardanti Cadmo indicano chiaramente che Tebe fu fondata da immigrati fenici che dovettero stabilirsi qui nel terzo o secondo millennio a.C. Cadmo, si dice, introdusse in Beozia l’alfabeto fenicio e il culto di divinità fenicie ed egizie, quindi è possibile che abbia portato con sé, dalla sua terra di origine, anche eventuali conoscenze relative alla tecnologia sonica.
La Fenicia era sede di una grande civiltà marinara fiorita verso il 2800 a.C. nella regione del Mediterraneo orientale che oggi comprende il Libano e la Siria nordoccidentale. Era costituita da una serie di città-stato, ciascuna con un proprio governo e una propria cultura, unite solo dal commercio, dalla religione e dall’abilità nella navigazione. I fenici erano i più grandi marinai dell’antichità, ma essi stessi dicevano di avere appreso le tecniche marinare da una precedente razza di dei.
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L’ideazione di Betulia
Come la mitologia classica, le leggende fenicie parlano di un’età dell’oro che precedette la storia ufficiale, quando gli dei e gli uomini vivevano gli uni accanto agli altri. L’argomento è trattato negli scritti di Sanchoniatho, il più antico storico fenicio di cui abbiamo conoscenza, che visse prima delle guerre di Troia, intorno al 1200 a.c.. Egli parla del dio Urano, o Cielo, fondatore della prima città chiamata Biblo, che ancora oggi è un fiorente porto libanese. Da qui la razza degli dei colonizzò l’intera sponda orientale del Mediterraneo. Sanchoniatho ci informa anche che uno degli dei, Taautus (il Thoth egiziano, l’inventore della scrittura), fondò la civiltà egizia.
Sapendo tutto ciò, mi incuriosì la scoperta negli scritti di Sanchoniatho di un riferimento alquanto ambiguo alla levitazione delle pietre. Senza fornire alcuna spiegazione, lo storico fenicio afferma che Urano “ideò Betulia creando pietre che si muovevano come dotate di vita propria”.
La parola Betulia indica in questo contesto grandi pietre grezze di dimensioni ciclopiche. È possibile che questa cultura fenicia di Biblo, che Sonchoniatho identifica con una razza di dei, possedesse la capacità di sollevare i blocchi di pietra usando la potenza del suono? Potrebbero gli dei aver trasmesso questa capacità ai loro discendenti fenici, che a loro volta la portarono in Beozia al tempo di Cadmo e Anfione? E se così fosse, da dove potrebbe essere giunta questa conoscenza sulla tecnologia del suono?
Tanto i fenici quanto i loro contemporanei greci, i micenei, erigevano mura ciclopiche. Delfi, Micene e Tirinto furono tutte costruite, originariamente, con enormi blocchi di pietra di dimensione e peso enormi. Un disegno ottocentesco di un muro in pietra gigante appartenente alla città-stato fenicia oggi scomparsa dell’isola di Aradus, di fronte alla costa siriana mostra massicci blocchi di pietra, alcuni lunghi fino a 3 metri e pesanti dalle 15 alle 20 tonnellate ciascuno.
 
È inutile dire che esiste una netta somiglianza tra queste strutture ciclopiche e quelle della piana di Giza, in Egitto. Sappiamo che già nel 4500 a.C. popoli di una cultura prefenicia avrebbero navigato non solo nel Mediterraneo ma anche lungo la costa atlantica oltre lo stretto di Gibilterra. È possibile che questo popolo marinaro prima sconosciuto abbia in qualche modo ereditato l’uso della tecnologia del suono da una cultura ancora più antica: forse gli dei degli Anziani dell’Egitto?
Si sa che Biblo era un’attiva cittadina già attorno al 4500 a.C., e che nel 3000 a.C. circa era diventata una civiltà marinara che intratteneva scambi commerciali con paesi come Creta e l’Egitto. Molti studiosi sono propensi a credere che Biblo ebbe un suo ruolo importante nella nascita dell’Egitto faraonico. È dunque possibile che una cultura abbia ereditato dall’altra la conoscenza della tecnologia del suono? E quale fu delle due che ereditò? A questo problema, almeno per il momento, non c’è una risposta chiara. È il caso però di ricordare che fu attorno al 3500 a.C. che in Egitto si cominciò ad applicare quell’incredibile tecnica litica che, come ho già mostrato, utilizzava attrezzi ad alta tecnologia quali seghe lineari e circolari, torni meccanici e trapani a ultrasuoni.
Per il momento è sufficiente sapere che le tradizioni che collegano il suono alla costruzione di edifici sono universali e non limitate a una particolare etnia, cultura, religione o a uno specifico continente. Ciononostante, gli scettici diranno che leggende del genere sono tutte nate semplicemente dalla superstizione. Per giunta, quando anche fossero “reali”, non ci direbbero praticamente nulla sui metodi eventualmente impiegati nell’antichità per ottenere la levitazione sonica.
Ciò di cui avevo bisogno erano resoconti più affidabili sulla tecnologia sonica e dopo lunghe ricerche trovai quello che cercavo: la testimonianza diretta di due viaggiatori occidentali che avevano assistito all’uso di questa tecnologia, in Tibet, nella prima metà del ventesimo secolo: le due storie sono state entrambe raccolte negli anni cinquanta dall’ingegnere e scrittore svedese Henry Kjellson.
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Lo strano caso del dottor Jarl.
Il primo caso riguarda un medico svedese, a cui Kjellson attribuisce il nome fittizio di “Jarl”. Negli anni Venti o Trenta – la data esatta non viene fornita – Jarl accettò l’invito di un amico tibetano di andare a trovarlo al suo monastero, situato a sud-ovest della capitale Lhasa. Fu durante il suo anno sabbatico che Jarl avrebbe assistito alla levitazione di blocchi di pietra, alti e profondi un metro e larghi uno e mezzo, mediante l’uso del suono.
L’evento avrebbe avuto luogo in un prato vicino, leggermente in salita verso una parete montuosa orientata a nord-ovest.
Jarl aveva notato che a circa 250 metri sulla parete rocciosa si apriva l’imboccatura di una grande caverna preceduta da un’ampia cornice, accessibile solo tramite funi calate dalla cima dello strapiombo. Qui i monaci stavano costruendo un muraglione in pietra. Notò anche che, a una distanza di circa 250 metri dalla base della parete, era stato interrato un grosso masso piatto, la cui superficie superiore mostrava un ampio avvallamento a tazza, profondo 15 centimetri. Circa 63 metri dietro la pietra interrata, un folto gruppo di monaci vestiti di giallo sembravano intenti a preparare un’operazione coordinata. Alcuni avevano enormi tamburi altri lunghe trombe, molti altri si stavano schierando in lunghe file, mentre uno dei monaci con una corda fornita di nodi segnava accuratamente la posizione di ciascuno. Jarl contò 13 tamburi e 6 trombe: gli strumenti erano situati a circa 5 gradi l’uno dall’altro, formando un arco di cerchio di poco più di 90 gradi centrato sul masso a tazza.
Dietro ogni strumento c’era una fila di otto o dieci monaci, la cui disposizione complessiva aveva l’aspetto di uno spicchio di ruota.
Al centro dell’arco c’era un monaco con un piccolo tamburo appeso al collo con una tracolla di cuoio. Ai suoi lati c’erano altri due monaci forniti di tamburi di media dimensione. Questi erano appesi a telai di legno con corregge di pelle fissate a un paio di bastoni che li attraversavano longitudinalmente fungendo da leve di direzione.
Da un lato e dall’altro di questi due tamburi c’erano altri monaci con le ragdon, enormi trombe lunghe tre metri. Al di là di questi, ai due lati, un altro paio di tamburi di media grandezza, poi una coppia di tamburi ancora più grandi, anch’essi sostenuti da telai di legno tramite cinghie di cuoio fissate ai bastoni.
Progredendo simmetricamente verso l’esterno sui due lati completavano questa vera e propria orchestra: altre due ragdon, altri quattro tamburi grandi (due per lato), altre due trombe e, infine, due ultimi tamburi (vedi figura sotto). I tredici tamburi erano ricoperti di pelle su un solo lato, e il lato aperto era puntato verso il masso a tazza.
Mentre Jarl osservava la scena, il primo blocco di pietra fu trascinato fino al masso su una slitta di legno trainata da yak.
Presto i monaci trasferirono il peso sull’avvallamento e si ritirarono per permettere l’inizio dell’operazione.
I diciannove strumenti erano tutti puntati come cannoni verso il blocco di pietra, e quando tutto e tutti furono al loro posto, il monaco con il tamburo piccolo cominciò a salmodiare ritmicamente con voce bassa e monotona, battendo con una mano sul lato dello strumento ricoperto di pelle.
Questo emise un suono secco e duro che colpì dolorosamente le orecchie di Jarl. Per tutta risposta, le ragdon suonarono e gli altri tamburi furono percossi con grosse mazze lunghe 75 centimetri e con la testa coperta di pelle.
Di ciascun tamburo si prendevano cura due monaci, che vi battevano a turno.
A parte il monaco con il tamburo piccolo, nessuno pronunciò una parola.
Mentre quella strana cacofonia continuava, Jarl tentò di imprimersi nella mente la sequenza dei tamburi. Il ritmo inizialmente era molto lento, poi prese una tale velocità che egli ben presto non riuscì più a seguirlo: il loro pulsare si fuse diventando un muro compatto di suoni. Incredibilmente, il suono acuto del tamburo piccolo riusciva a penetrare il fragore combinato di trombe e tamburi. Questo gli fece pensare che era usato per segnare il tempo.
Passarono quattro minuti senza che accadesse nulla di insolito.
Poi, all’improvviso, il blocco di pietra prese a ondeggiare leggermente, come se stesse perdendo peso, infine si sollevò in aria, oscillando da una parte e dall’altra.
Poi si alzò, mentre trombe e tamburi venivano inclinati nella sua direzione.
La pietra saliva sempre più in alto, accelerando la velocità e compiendo, secondo le parole di Jarl, un arco di parabola dirigendosi verso l’imboccatura della grotta.
Alla fine, mentre i monaci continuavano a soffiare nelle trombe e a picchiare sui tamburi, il blocco giunse a destinazione piombando di peso sulla cornice con tale forza che mandò polvere e schegge di pietra dappertutto.
Poi, improvvisamente, cadde il silenzio. Volgendo lo sguardo al gruppo dei monaci, circa 240, Jarl notò che nessuno di loro sembrava minimamente colpito da quell’esperienza. Subito fu portato un altro blocco di pietra e l’operazione si ripeté nello stesso modo.
Per alcune ore Jarl poté vedere che con questo metodo furono trasportati dai cinque ai sei blocchi all’ora.
Ogni tanto una pietra piombava sulla piattaforma con tale forza da andare in pezzi. Quando questo accadeva, i monaci che lavoravano nella caverna si limitavano a spingere i frammenti giù dalla cornice.
Jarl ammise di non essere riuscito a capire la funzione dei 200 monaci circa, in file di otto o dieci, dietro l’arco dei diciannove strumenti. Non emettevano alcun suono, limitandosi a osservare il tragitto di volo dei blocchi di pietra che salivano verso la parete.
A suo parere potevano essere lì per imparare la tecnica, o eventualmente per rimpiazzare i monaci che battevano sui tamburi e soffiavano nelle trombe. Oppure, concluse, per conferire un’atmosfera religiosa alla scena o magari avevano usato una forma di psicocinesi coordinata per agevolare il volo delle pietre.
L’aspetto più rivelatore del racconto è la meticolosità dei dettagli con cui Jarl registra il procedimento svoltosi quel giorno.
Annota ogni distanza, ogni angolo, ogni misura, riferendo anche dati apparentemente insignificanti. Sono troppe le informazioni presenti nella relazione conservata da Henry Kjellson per liquidarla come puro parto della fantasia.
La scelta degli strumenti, le specifiche distanze e gli angoli, il posizionamento dei blocchi di pietra su un masso a tazza al livello del suono, l’aumento graduale del suono delle percussioni, tutto fa pensare a una scienza esatta, a una tecnologia sonica ben nota alla comunità monastica visitata da Jarl. Una delle affermazioni più interessanti è quella che riguarda il modo in cui tutti gli strumenti erano costantemente puntati sul blocco di pietra, dall’inizio al momento in cui giungeva a destinazione.
Se è vero che le comunità monastiche tibetane usavano il suono per far levitare a grandi altezze blocchi di pietra, com’era possibile? Che cosa dobbiamo pensare dei 200 monaci schierati dietro i diciannove strumenti? Qual era la loro funzione?
Raggiungere una forma di psicocinesi coordinata, come sembra credere Jarl? Non lo sappiamo. Quello che sappiamo è che l’idea di usare il potere della mente per muovere le rocce faceva parte un tempo della rigida pratica di meditazione nota come dogchen, una dottrina segreta trasmessa oralmente dai seguaci del lamaismo tibetano e da singoli sciamani appartenenti a una religione prebuddista che ha il nome di Bonpo.
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Cantando in silenzio
Il resoconto di Jarl rappresenta un’affascinante testimonianza di un tipo di tecnologia sonica di cui il mondo oggi ha perduto la conoscenza. Di per sé potrebbe non essere molto di più, ma fortunatamente non è l’unico esempio conservato da Kjellson.
Nel 1939 l’ingegnere e scrittore svedese assisté a una conferenza tenuta da un cineasta austriaco, chiamato Linauer, sui suoi viaggi in Tibet. Kjellson ebbe l’occasione in seguito di discutere a lungo sulle sue affermazioni e, convintosi della loro autenticità, le incluse nel suo libro Forsvunnen teknil ( Tecnologia scomparsa ), pubblicato nel 1961. Quello a cui Linauer sosteneva di aver assistito confermerebbe il racconto di Jarl, e getta nuova luce su quanto sappiamo a proposito delle presunte tecniche ultrasoniche dei costruttori delle piramidi.
Linauer affermò che, mentre si trovava presso un monastero isolato nel nord del Tibet, negli anni Trenta, ebbe il privilegio di assistere a eventi davvero fuori del comune. Tra questi la dimostrazione che due curiosi strumenti sonori, usati in combinazione, erano in grado di sfidare le leggi della natura a cui la scienza ortodossa aderisce in modo così rigoroso.
Il primo di questi strumenti era un gong enorme montato verticalmente su un telaio di legno. Aveva un diametro di 3,5 metri ed era composto da tre diversi metalli: la sezione circolare al centro era d’oro massiccio, e attorno a questo c’era un anello concentrico di ferro puro; questi due metalli erano cinti da un terzo anello di ottone di estrema durezza, che apparentemente possedeva una certa elasticità. L’area centrale, invece, era così duttile che un’unghia vi lasciava il segno.
L’aspetto del gong faceva pensare ad un enorme bersaglio metallico. I1 suono che emetteva quando veniva percosso non aveva nulla a che vedere con quelli prodotti da strumenti simili, perchè invece di emettere una potente nota continua e sostenuta, produceva una sorta di tonfo sommesso che cessava quasi istantaneamente.
Il secondo strumento era anch’esso composto da tre diversi metalli, anche se Linauer non fu in grado di identificarli con esattezza. Secondo i suoi calcoli era alto 2 metri e largo 1 (Kjellson non fornisce la profondità), mentre la sua forma viene detta semiovale, simile a quella del guscio di una cozza.
Sopra la superficie concava erano tese longitudinalmente delle corde ed era sostenuto da una struttura che lo manteneva fisso in posizione leggermente rialzata. I monaci dissero a Linauer che quel curioso strumento a corda non veniva suonato né toccato, ma semplicemente cantava in silenzio, emettendo, secondo le parole di Kjellson, <<un’onda di risonanza non percepibile all’udito>> solo quando il gong veniva percosso producendo il suo suono caratteristico.
In combinazione con questi strani strumenti veniva usata una coppia di schermi, accuratamente posizionati in modo da formare un triangolo con i primi due, il cui scopo sembrava quello di raccogliere, contenere e riflettere l’<<onda di risonanza non percepibile all’udito>> emessa dallo strumento semiovale.
Quando fu il momento di una dimostrazione pratica, un monaco armato di una grossa mazza si avvicinò al gong e cominciò a colpirlo traendone una serie di brevi suoni a bassa frequenza che dovevano avere un effetto peculiare sui sensi dell’ udito.
Il gigantesco guscio di mollusco cominciò a emettere quella che immagino fosse una successione di ultrasuoni che, raccolti e deviati, provocavano una temporanea assenza di peso in blocchi di pietra.
Quando ciò avveniva, un monaco poteva sollevare con una sola mano una queste pietre. Linauer fu informato che con questa tecnica i loro antenati avevano potuto costruire la muraglia di protezione intorno all’intero Tibet.
I monaci gli assicurarono anche (ma di questo lui non fu testimone diretto che quegli strumenti, e altri simili, potevano essere usati per disintegrare o dissolvere la materia fisica.
Il prezioso racconto di Linauer sembrerebbe aggiungere argomenti a sostegno della tesi che isolate comunità monastiche nel Tibet più remoto fossero in grado di usare il suono per togliere peso alle pietre. Se riusciamo ad accettare come autentiche storie del genere, si rafforza la probabilità che le leggende arcaiche che in Egitto, in Bolivia, in Messico e nell’antica Grecia raccontano di mura, templi e perfino città costruite con strumenti sonori avevano una base reale, per quanto distorta. Inoltre, il racconto di Linauer sull’ “onda di risonanza” usata per “dissolvere la materia” conferma le scoperte di Christopher Dunn a proposito dell’ impiego degli ultra suoni per perforare il granito da parte dei costruttori delle Piramidi
Non disponiamo di elementi per capire come mai isolate comunità religiose tibetane praticassero forme di tecnologia sonica ancora nella prima metà del ventesimo secolo. È possibile che le avessero ereditate da qualche cultura precedente, prebuddista, come quella dei monaci di Bonpo, la religione sciamanica indiana che influenzò profondamente le pratiche rituali del lamaismo tibetano. Altrettanto possibile è che, totalmente prive di contatto con il mondo esterno, le scuole monastiche sviluppassero queste capacità del tutto autonomamente. Forse la loro profonda conoscenza delle leggi universali li mise in rado di scoprire un mezzo con cui controllare le forze della natura in un modo totalmente diverso dalla visione della scienza che ha il nostro mondo.
Per i religiosi del Tibet, le leggi di gravità di Newton e della relatività di Einstein semplicemente non esistevano, quindi non potevano intralciare la via del progresso. Ma se accettiamo questa ipotesi, dobbiamo anche immaginare che la cultura egiziana degli Anziani possedeva un’eguale lettura del mondo tanto che fu in grado di sviluppare una conoscenza delle leggi universali che va al di là dell’immaginazione del mondo scientifico. Se così fosse, dobbiamo anche concludere che è solo il nostro approccio rigido e dogmatico a impedirci di sviluppare tecnologie che non sopportano le restrizioni dei limiti della scienza ortodossa.
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La perdita più grave
Riconoscere che il lamaismo tibetano potrebbe aver sviluppato, o forse ereditato, una conoscenza avanzata della tecnologia sonica ci porta a chiedere come sia stato possibile che questa notizia non sia mai trapelata nel mondo occidentale. La risposta a questo inquietante interrogativo è un curioso paradosso. Quando Linauer assisté alle straordinarie proprietà del grande gong e dello strano strumento a forma di cozza, i monaci gli spiegarono che avevano custodito gelosamente i segreti della loro tecnologia perché non venisse sfruttata male nel mondo esterno. Di norma i viaggiatori stranieri non venivano ammessi ad assistere agli effetti prodotti dai loro incredibili strumenti. I monaci precisarono che la ragione di tanta riservatezza era la convinzione che se avesse raggiunto l’Occidente, questo antico potere sarebbe stato sfruttato a fini egoistici e distruttivi, e non potevano permetterlo. Una decisione simile è perfettamente comprensibile; il risultato però è stato che le testimonianze offerte da viaggiatori occidentali come Jarl e Linauer sono le uniche notizie che abbiamo in proposito. Inoltre, la distruzione del lamaismo tibetano a opera della Rivoluzione Culturale cinese già dagli anni Cinquanta ha privato il mondo scientifico della sua migliore occasione di confermare che la tecnologia sonica era ancora praticata negli anni Trenta. Nonostante le affermazioni contrarie della propaganda cinese, l’occupazione del Tibet prosegue oggi più brutale che mai.
Molti esuli tibetani sono perfettamente al corrente delle storie incredibili che parlano di un tempo in cui i loro antenati avevano la capacità di far levitare blocchi di pietra e di disintegrare la roccia con il solo potere del suono. Questa sfida alle leggi naturali è oggi poco più di un ricordo che va rapidamente sbiadendo nella mente di anziani monaci e lama. Che queste antiche scienze siano state preservate per millenni per poi andare perdute nell’epoca moderna è davvero una perdita gravissima.
Leggere i racconti di Jarl e Linauer e rendersi conto che oggi non esistono più neppure i monasteri è un fatto di una tragicità estrema.
La fiamma della conoscenza si era estinta completamente? Esisteva il modo di riattizzarla ricostruendo i fondamenti teorico-fisici alla base di questa scienza apparentemente perduta, nota al mondo antico? 
suono2.jpg
Questo è quanto scrive A. Collins, e cerca con testimonianze storiche di dimostrare come sono state costruite molte Piramidi e Templi in così breve tempo su terreni limitati che non potevano contenere gli operai e le attrezzature necessarie, almeno secondo la nostra conoscenza scientifica.



Worrell Keely e la vibrazione simpatica.  


worrell keely foto

John Ernst Worrell Keely (Settembre 3, 1827 - Novembre 18, 1898) era un inventore americano di Philadelphia: inventò il "Motore di Keely" o "Keely Motor". La chiave delle sue conoscenze è la scoperta della Sympathetic Vibratory Physics, ovvero fisica della vibrazione simpatica. Manipolando le onde sonore si accorse che in particolari casi era possibile generare effetti a dir poco stupefacenti. Alcune delle sue scoperte al tempo sembravano praticamente incredibili, mentre hanno trovato un riscontro ed utilizzo anche commerciale nei giorni nostri:
  • riportò effetti di disintegrazione della pietra con onde sonore (che oggi è un processo di lavorazione comunemente utilizzato);
  • produsse effetti luminosi nell'acqua, oggi conosciuti come Sonoluminescenza;
  • riportò effetti di levitazione acustica, cioè tramite onde sonore (esperimento replicato con esito positivo dalla NASA, sollevando piccoli sassi);
  • notò che alcune geometrie intensificavano la pressione sonora senza aggiungere ulteriore energia, oggi brevetto in uso dalla MacroSonics;
  • osservò un effetto di diminuzione della temperatura in presenza di certe vibrazioni, oggi brevettato come refrigerazione acustica.
liberatore worrell keely

Keely utilizzava il suono prodotto da strumenti simili a canne d’organo, o da corni di ottone, propagato attraverso un filo metallico composto da oro, argento e platino (come alcuni gong tibetani), o da un semplice filo di seta. Sollevava sfere, composte dai tre metalli, al solo suono di una nota. Per raggiungere lo scopo si avvalse di molte apparecchiature da lui inventate. Una consisteva in una grossa sfera di rame di trenta centimetri di diametro, bloccata da un sostegno verticale. Al suo interno una serie di piatti metallici e tubi risonanti. Al disotto una serie di aculei di metalli che pizzicati emettevano un suono simile al diapason: veniva chiamato "Liberatore". Un lungo filo composto da tre metalli: oro, platino e argento, era collegato ad un altro apparecchio "Risonatore" il quale poggiava su di un altro tavolo a 90 centimetri dalla sfera. Era composto da un cilindro metallico di quindici centimetri di diametro, alto venti, costituito da tubi metallici verticali, sui quali si trovava una coppa di ottone e vetro, al cui interno una bussola puntava con l'ago verso il Nord magnetico.

keely foto esperimenti

Gli aculei sollecitati producevano una nota che veniva regolata sul giusto tono, poi l'inventore suonava una tromba e l'ago della bussola ruotava impazzito. Keely, con i suoi strumenti, riusciva a fare molte cose, come far galleggiare sfere di 900 grammi sulla superficie dell'acqua contenuta in un recipiente. La cosa straordinaria era che le tre sfere rimanevano a galleggiare anche dopo che Keely cessava di suonare il suo corno. Solamente al suono di una nota diversa da quella iniziale le sfere affondavano nel liquido; riuscì a farle fluttuare anche nell'aria e di conseguenza fece volare un modello in scala di velivolo di quasi quattro chili!

Inventò anche uno strumento che doveva divenire l'elemento principale di un nuovo motore meccanico: l'arcolaio. Centinaia di sfere, tamburi e ruote, che producevano una potenza inaudita capace di impressionare le persone che assistevano ai suoi esperimenti. Costruì un cannone a vibrazioni per la marina militare, ma risultò troppo complicato nel suo funzionamento.  Ridusse le dimensioni del suo Liberatore, rendendolo grande quanto un orologio da taschino, ma era il procedimento che complicava la realizzazione fuori del suo laboratorio. Era necessario trovare l'accordo di massa, ossia trovare la giusta intonazione fra le vibrazioni corporee di Keely, di risonanza della stanza, degli apparecchi e quelle emesse da eventuali visitatori. Quindi tutto doveva essere preventivamente sintonizzato.

Scoprì anche che le vibrazioni simpatiche erano in grado di disintegrare il quarzo e altri tipi di roccia dura usando la nota giusta. L'accordo di massa sulla prima ottava produce 42.800 vibrazioni al secondo sufficienti allo scopo. Ideò quindi un disintegratore che poteva venire impiegato nell'industria mineraria. Gli imprenditori minerari dell'epoca finanziarono ulteriori ricerche e Keely modificò di nuovo il Liberatore. Rifiutò comunque di rivelare la natura della forza "eterea" utilizzata e il conflitto che si venne a creare con i suoi finanziatori, lo spinse, in preda all'ira, a distruggere parte di quanto aveva scoperto e creato.

teoria stringhe quantistica

Gli effetti del suono hanno contribuito a catalogare le vibrazioni e enumerare quaranta leggi riguardanti la "vibrazione simpatica". Sono gli argomenti della fisica teorica, delle stringhe e delle Superstringhe, secondo cui l’universo sarebbe la manifestazione dell’energia vibratoria. Dall’analisi della materia emerge che questa è un insieme di vibrazioni contenute nella sua struttura atomica. Le molecole sono composte da atomi, questi da leptoni, da fermioni, da fotoni, da quark e infine dai mesoni. Quindi alla base esiste una "sostanza" formata da particelle fini che possiedono una frequenza, ossia vibrano e si trasformano in materia.

worrell keely foto

"Nello spazio esiste una quantità infinita di atomi, base di tutta la materia, in condizione di movimento vibratorio costante, infinito nel limite, immutabile nella quantità, inizio di tutte le forme d’energia". John Keely

Questa oscillazione o risonanza si presenta in cicli di tempo esatti e può essere misurata, controllata e stando agli esperimenti effettuati da Keely, utilizzata. Molti i testimoni fra i quali Nikola Tesla, Jules Verne, Thomas Edison, tanto da spingere i grandi finanzieri dell’epoca a costituire un’azienda, la Motor Keely, impegnando ben cinque milioni di dollari nell’impresa.

madame blavatsky

Perfino Madame Blavatsky riservò un capitolo al lavoro di Keely, alla forza energetica utilizzata nei suoi esperimenti. Secondo Madame Blavatsky, al signor Keely era stato concesso il permesso di passare oltre un limite perché ciò che inconsciamente aveva scoperto era la terribile forza siderale, chiamata Miscela (Mash Mak) dagli atlantidei, menzionata nel Ashtar Vidya con "un appellativo che non era gradito dare". Era il Vril di Bulwer Lytton, la forza vibratoria che riduce in cenere centomila uomini ed elefanti; il fiabesco "Occhio di Kapilla" dei libri Indù. Una forza talmente distruttiva che in possesso di un moderno Attila ridurrebbe l’Europa al suo caotico stato primitivo in pochi giorni e senza testimoni in vita. Sempre secondo quanto afferma Blavatsky può essere prodotto un suono tale da sollevare in aria la Piramide di Cheope!

Keely quindi pare si sia affacciato alla soglia di alcuni dei più grandi segreti dell’universo in particolare riguardo a quello attraverso il quale si è sviluppato il mistero delle forze fisiche, quelle stesse forze, quelle vibrazioni che hanno permesso al suo "motore" di funzionare. E Forse a Leedskalnin di costruire il suo Coral Castle. 
 Coral Castle.



CORAL CASTLE è una misteriosa struttura megalitica che si trova a Homestead, in Florida. La struttura è costituita da numerose pietre alcune delle quali pesano diverse tonnellate. In italiano la struttura è chiamata "castello di corallo", ma il termine è fuorviante, in quanto il materiale costruttivo non è corallo, bensì un tipo di roccia locale chiamata coral.



 La struttura è considerata misteriosa principalmente perché quanto è stata assemblata da un unico uomo, l'eccentrico lettone EDWARD LEEDSKALNIN per di più magro e mingherlino e senza alcun aiuto esterno.


Una storia d'amore può spingere un uomo ad edificare un intero castello da solo? Come   Un uomo alto 1 metro e 39 cm, per amore, ha lavorato ogni notte per vent'anni per costruire un castello con blocchi di "coral" di peso non inferiore alle 5 tonnellate e non superiore alle 40 tonnellate; le ha innalzate, spostate, girate ...


Come avrà fatto quest'uomo cosi minuto a costruire questo castello cosi "pesante" da solo? Solo con l'aiuto di carrucole e tripode di legno alto una decina di metri, una serie di oggetti per il magnetismo e una strana scatola in cima al tripode ...?


La stranezza della costruzione sta nel fatto che Edward fece tutto il lavoro da solo senza l'aiuto di mezzi meccanici, di elevatori, gru o simili. Ma quale strana forza poteva aiutare l'uomo a spostare quei pesanti monoliti di pietra? L'uomo lavorava di nascosto solo di notte quando nessuno poteva vederlo e si dice che qualcuno in lontananza vedeva degli strani bagliori notturni provenire dal sito nel quale Edward Leedskalnin faceva i suoi lavori di edificazione.
Si dice che Edward Leedskalnin usasse avvolgere intorno a degli utensili delle bobine di rame attraverso le quali faceva scorrere un impulso radio generando un potente campo elettromagnetico che gli permetteva di annullare la gravità degli oggetti.
Leedskalnin ha mantenuto il segreto sulle tecniche usate e ciò ha condotto alla formulazione di numerose ipotesi sui metodi da lui usati.
Due le ipotesi principali:
1- il metodo del "magnetismo" (affermava di aver scoperto il metodo che avevano usato gli egiziani per costruire le piramidi e di avere applicato questa conoscenza nella costruzione di Coral Castle): secondo alcuni scienziati (tra i quali Nicola Tesla) amici di Edward Leedskalnin, che avevano studiato con lui, il nucleo della Terra respinge le cariche negative. Alimentando così di carica negativa pietre o qualsiasi altro oggetto si sarebbe potuto spostare l’oggetto, stabilire il tempo e la lunghezza dello spostamento di tale oggetto. Questa tesi non viene riconosciuta come errata e non è stato ancora possibile dimostrare che lo sia.
2- l'impiego di un sistema antigravitazionale per muovere gli oggetti, secondo alcuni basato su "onde sonore armoniche": la "levitazione sonica" (l’uso di onde sonore per muovere le cose). è stato dimostrato in tempi recenti che è possibile muovere piccole rocce grazie ad influssi sonori e i vicini di Edward Leedskalnin hanno rivelato che quando lavorava di notte, oltre ai suoni di cantiere di sentiva anche un altro suono, sordo, cupo: un suono a frequenza bassissima.
Alcuni ragazzini che hanno assistito ai lavori hanno dichiarato che sarebbero stati usati palloni a idrogeno per sollevare i blocchi.
In realtà esistono fotografie che mostrano Leedskalnin utilizzare tecniche alquanto comuni, quali carrucole e paranchi, ma si pensa che le strutture visibili nelle immagini non avrebbero supportato il peso dei blocchi più grandi.
Comunque sia, l'aura di mistero che avvolge Coral Caste ha contribuito a renderlo una meta turistica, per visitare la quale Leedskalnin faceva pagare un biglietto di ingresso.

    LA STRUTTURA
Coral castle non è un vero e proprio edificio, ma piuttosto un "giardino romantico" circondato da un recinto di pietra ed una piccola costruzione. Molte strutture presenti all'interno sono particolarmente affascinanti: ci sono meridiane per il calcolo del tempo, un obelisco con un foro perfettamente allineato verso la stella polare, un tavolo di roccia a forma di cuore con un fiore piantato in centro (voleva che il tavolo avesse fiori tutto l'anno), una poltrona in pietra dal peso di una tonnellata, una "fontana della luna" che rappresenta le fasi lunari.


Il castello di corallo è stato costruito sulla stessa griglia immaginaria sulla quale sono state costruite le piramidi egiziane, anch'esse allineate con gli equinozi.
La porta di ingresso è costituita da un monolite del peso di 9 tonnellate, "imperniata" al centro (esattamente sul baricentro del masso di pietra) con un perfetto bilanciamento tale per cui era sufficiente spingere con un dito il masso per muoverlo: si diceva che "si sarebbe aperto anche solo con la forza di un bambino" ...
Ebbene, nel 1986 la porta si bloccò ed un gruppo di ingegneri fu incaricato di ripararla. Dopo avere sollevato il blocco si scoprì così che Leedskalnin aveva utilizzato il cuscinetto di un vecchio autocarro come perno, e che il blocco della porta era stato causato dalla ruggine su questo componente. Dopo i lavori di ristrutturazione, è necessaria molta più forza per aprirla: non si è riusciti a ritrovare quella "scorrevolezza" che c'era una volta ...

    CRONOSTORIA
Edward Leedskalnin nacque a Riga in Lettonia il 10 agosto 1887.
Secondo la biografia di Joe Bullard, Waiting for Agnes, all'età di 26 anni venne abbandonato da Agnes, la fidanzata sedicenne, il giorno prima delle nozze. In seguito alla profonda delusione cominciò a maturare l'idea di costruire un castello per fare colpo sull'amata. Iniziò così a viaggiare per l'Europa, il Canada e gli Stati Uniti in cerca di un luogo dove stabilirsi.
Dopo essere stato colpito dalla tubercolosi fu costretto a trasferirsi un una località dal clima mite, e giunse così in Florida nel 1918. Iniziò quindi la costruzione del suo castello nelle vicinanze di Florida City, dove aveva acquistato 10 acri di terreno.
Nel 1936 l'espansione edilizia portò alla costruzione di nuovi lotti edilizi nelle vicinanze della sua proprietà e Leedskalnin, essendo una persona molto riservata, decise di trasferirsi in un luogo più isolato. Passò così i successivi 10 anni a trasferire ciascuna pietra da Florida City alla località dove attualmente sorge Coral Castle, ad una distanza di circa 16 km. In questa operazione fu aiutato da un amico che aveva un vecchio camion.
Edward in seguito aveva deciso di svelare il segreto che gli aveva permesso di costruire da solo Coral Castle a degli amici fidati. Nel 1950 mandò una lettera ai suoi amici con scritto: a dicembre del 1951 venite da me che vi svelerò il segreto di come ho fatto a costruire il castello, ma poco tempo prima di poterlo fare morì.
Nel dicembre 1951 Leedskalnin ebbe un forte dolore allo stomaco; incise su una roccia la frase "Vado in ospedale, torno presto" e prese la corriera per la città (non aveva un'automobile, conduceva una vita molto semplice e si spostava in bicicletta).
Ma non tornò: morì dopo tre giorni in ospedale, il 7 dicembre, per un tumore maligno allo stomaco, il suo segreto (se un segreto c’era ...).
Il castello fu ereditato da un nipote che nel 1953, poco prima della morte, lo donò ad una famiglia dell'Illinois.


Cristopher Dunn e i segreti delle piramidi.

Attratto da quanto prospettato da Petrie, un altro tecnologo esperto nel settore, Cristopher Dunn, ha seguito le indagini e ha redatto, nel 1983, un articolo titolato "Macchinari avanzati nell'Antico Egitto", ove prospetta la soluzione finale del quesito.
I nuclei rinvenuti da Petrie presentavano una forma conica, con un diametro inferiore sulla cima, nel punto in cui il trapano poggiava. I solchi erano perfetti in ogni materiale e formavano una spirale simmetrica. Nella spirale stessa i solchi erano equidistanti fra loro qualunque fosse il materiale e questo contravveniva alle usuali regole geologiche.
Per ottenere questo nel granito doveva essere pratica una pressione di almeno un paio di tonnellate.
La moderna tecnologia possiede trapani che ruotano a 900 giri al minuto, secondo Dunn gli egizi erano in grado di forare il granito con trapani che ruotavano cinquecento volte più veloci. Usando trapani diamantati a ultrasuoni, che sviluppano una vibrazione a velocità incredibile, che provocano nel quarzo contenuto nel granito una risonanza detta "per simpatia", dello stesso ritmo degli ultrasuoni, si può penetrare velocemente nella pietra e amplificare l'azione abrasiva dell'utensile.
La cosa più sconcertante è che tale tecnologia è stata inventata solo negli ultimi cinquant'anni e nessuno si sente di attribuire tale conoscenza al popolo Egiziano. Petrie non poteva trovare una simile soluzione, ma oggi possiamo ancora andare oltre e iniziare a setacciare le varie storie che parlano dell'uso del suono per ottenere alcuni lavori.
Masudi racconta che i costruttori delle piramidi utilizzavano vibrazioni acustiche intonate su una precisa frequenza per sollevare e trasportare i blocchi di pietra. Tali storie non sono solo circoscritte all'Egitto.
A questo punto le mie indagini mi hanno portato anni fa a conoscere e leggere quanto stabilito e scritto da Cristopher Dunn, sia riguardo all’uso di trapani ad ultrasuoni per praticare i famosi fori trovati nel granito ad Aswan e a Gisa, come testimoniato dai nuclei ritrovati; sia in merito all’ipotesi che la Piramide di Giza sia una "Centrale Elettrica", come la definisce Dunn nel suo "Giza Power Plant".
In sintesi, per Dunn la Piramide sarebbe stata costruita per attingere e amplificare la frequenza della Terra, prodotta dal suo elettromagnetismo sotterraneo e dall’atmosfera che la circonda; non a caso sarebbe posizionata sul principale nodo elettromagnetico terrestre.
Cristopher Dunn nel suo articolo "Macchinari Avanzati nell’Antico Egitto" scrive:
"Secondo gli egittologi il granito veniva tagliato inserendo un cuneo di legno che inzuppato di acqua si gonfiava fino a spaccare la roccia. Ma il granito spaccato è notevolmente diverso da quello tagliato. I primitivi strumenti di rame esposti nel Museo del Cairo non potevano tagliare il granito.
Al Sud della seconda piramide ho trovato abbondanza di segni di fori effettuati con una trivella, visibili nelle varie fasi di distruzione. L'archeologia è lo studio della storia dei creatori di utensili, poiché a mezzo dei manufatti creati possiamo capire il livello di avanzamento della società. Il martello è stato il primo utensile adoperato, con esso sono stati forgiati e lavorati i metalli.
Da quando l'uomo ha compreso come apportare profondi cambiamenti nell'ambiente con l'applicazione della forza e dell'accuratezza, lo sviluppo degli utensili è stato un continuo affascinante aspetto dell'attività umana.
La Grande Piramide conduce a una lista di manufatti che sono stati incredibilmente incompresi e male interpretati dagli egittologi. Essi hanno postulato teorie e metodi basati su una collezione di utensili che sono discutibili. In questo periodo della storia egizia risultano prodotti manufatti in numero prolifico ma nessun utensile è sopravvissuto per spiegare la loro creazione. Quelli scoperti non rappresentano completamente la "punta del progresso" raggiunto. Ci sono alcuni intriganti oggetti che sopravvivono a questa civiltà e malgrado i momenti più visibili, non conosciamo a pieno l'esperienza di questo popolo sulla Terra.
Rocce eruttive quali granito e diorite furono tagliate con estrema competenza e accuratezza. Il primo egittologo Sir William Flinders Petrie si accorse che questi utensili erano insufficienti e lo ammise nel suo libro "Piramidi e templi di Giza".
Senza dubbio i manufatti che Petrie ha studiato furono prodotti usando torni. Nel Museo del Cairo alcuni sarcofagi mostrano tracce di tornio. Quale utensile è stato usato per eseguire il taglio?
Gli esami hanno rivelato che alcune ciotole studiate da Petrie avevano due raggi intersecati, indicando chiaramente che erano state tagliate usando due assi di rotazione separati. Gli stessi effetti si possono osservare in un sarcofago conservato nel Museo del Cairo. Anche il sarcofago nella camera del re presenta gli stessi segni. I costruttori delle piramidi hanno usato una tecnica comunemente conosciuta come "Trepannig", che implica l'uso di un utensile tubolare.
Petrie studiò i nuclei lasciati dai lavoratori che praticarono il foro usando tale metodo; la spirale del taglio rivela che lo strumento usato per praticare il foro ha scavato la dura roccia con una velocità di 0,2 centimetri per ogni rivoluzione. Un tasso di aratura del quarzo stupefacente, prova che lo strumento è penetrato nel quarzo più velocemente che nel feldspato.
Si osservano tre caratteristiche estremamente interessanti del foro:

- L'esistenza di un cono nel foro e nel nucleo.
- Una scanalatura elicoidale simmetrica che segue questi coni, che mostrano l'uso del trapano, con una traccia di cento pollici per giro.
- La scanalatura a spirale è più profonda nel quarzo che nel feldspato. L'inverso di quanto avviene convenzionalmente.

Donald Rahn del Rahn Granite Surface Plate Co. di Dayton, Ohio, ha affermato nel 1983, che, nel perforare il granito, trapani a punta di diamante ruotano a 900 giri al minuto penetrando nel granito di 1 pollice in 5 minuti. Dagli esami risulta una spirale simmetrica, e ciò significa che gli Egizi erano capaci di tagliare il granito con uno strumento che girava 500 volte più veloce. La loro abilità di forare senza scheggiare la roccia è stupefacente.
Coloro che sono esperti nella cronologia dei metalli sono a conoscenza che il rame non può tagliare il granito, sarebbe come affermare che l'alluminio può essere tagliato dal burro.
Quando Petrie ha studiato i manufatti il metodo ultrasonico non era ancora conosciuto. L'applicazione di macchine ultrasoniche è il solo metodo che soddisfa completamente la logica di una tecnica e spiega tutti i noti fenomeni. L'oscillazione del movimento di uno strumento che scheggia il materiale molto più velocemente vibrando da 19.000 a 25.000 cicli per secondo (hertz) ha trovato applicazione nella macchine di precisione usate per formare fori nel materiale duro, quale acciai induriti, carburi, ceramica, semiconduttori. I residui abrasivi e la colla sono usati per accelerare l'azione del taglio.
Nella produzione di suoni ultrasonici sono impiegati i cristalli al quarzo responsabili della vibrazione nelle gamme ultrasoniche, perché il quarzo può essere indotto a vibrare ad alte frequenze e permette di praticare fori più velocemente.
La teoria di macchine ultrasoniche risolve la questione dove le altre teorie hanno fallito dal momento che molti manufatti provano, senza ombra di dubbio, che sono stati usati, dai costruttori delle piramidi, strumenti altamente avanzati e metodi specializzati."
Dunn è rimasto impressionato da manufatti trovati nel tempio Serapeum di Saqqara, che oggi, pur usando metodi di lavorazione moderni, necessitano di essere tracciati e controllati. Occorre infatti un interferometro al laser con superficie piana al controllo delle capacità, un calibro ultrasonico per controllare lo spessore, un piano ottico con fonte di luce monocromatica.
Scrive ancora Dunn:
Insieme a Eric Leither, della Tru Stone Corp., abbiamo esaminato i giganteschi contenitori di granito del tempio di Serapeum. Eric afferma che nella sua azienda non possiede l'equipaggiamento o la capacità di produrre contenitori in quel modo. La sua compagnia può creare le scatole in cinque pezzi che saranno assemblate successivamente sul luogo d'arrivo.
I costruttori delle piramidi hanno usato macchine a tre assi per guidare l'utensile che creava i manufatti. Molti dei manufatti che la moderna civiltà produce sarebbero impossibili da produrre usando il semplice lavoro manuale. Abbiamo sviluppato macchine per creare i profili estetici dell'auto, per esempio, l'utensile per il taglio deve seguire esattamente un percorso sagomato predeterminato in tre dimensioni per mezzo di due o tre assi di movimento.
La precisione di questi manufatti è irrefutabile. Perché era necessaria questa precisione nella costruzione? Le implicazioni della domanda sono profonde.
Dove sono adesso le macchine usate per la costruzione?
Le macchine sono degli utensili. Più di 80 piramidi sono state scoperte e gli utensili serviti a costruirle non sono mai stati trovati. I pochi strumenti di rame che sono stati scoperti non rappresentano il numero di utensili che potrebbero essere stati usati da ogni lavoratore che ha lavorato alle piramidi a Giza.
Nella sola Grande Piramide vi sono 2.300.000 di blocchi del peso di 20 ton. ognuno di media. Una montagna di evidenze senza utensili a spiegare la sua creazione.
I metodi semplici non soddisfano le evidenze, tanto meno quelli considerati.
Da quando Petrie per primo fece le sue critiche osservazioni la nostra civiltà ha compiuto passi da gigante dal punto di vista tecnologico, si evidenzia di più il lavoro di questi antichi artigiani comparando questi manufatti con il corrente livello di esperienza e avanzamento tecnologico.
Così anche se le macchine non sopravvivono migliaia di anni dal loro uso, dobbiamo presupporre, dalle obiettive analisi delle evidenze, che sono esistite.

A Dendera, per esempio, si può vedere la rappresentazione di un tubo di Crooke scolpito nel granito, ossia il dispositivo che ha permesso di scoprire i raggi X".
  


Tom Danley e le basse frequenze.

Un altro ingegnere pratico di acustica si è inserito per sviluppare il pensiero di Dunn, tale Tom Danley. Ha scritto un articolo, che si può rintracciare nel sito "The Giza: The Truth" http://www.ianlawton.com/gttindex.htm, sugli esami condotti all’interno della piramide effettuati dopo aver letto il libro di Dunn.
Danley ha lavorato per anni in un'azienda incaricata dalla NASA di condurre studi in campo acustico e vedere quali effetti producono sull’uomo. Si è recato in Egitto a misurare la risonanza acustica nelle piramidi. Ha utilizzato due sistemi di altoparlanti per i toni di prova, un sistema per frequenze superiori a 100 Hz, più un amplificatore di potenza, TEF 12, e un accelerometro.
Dai suoi studi risulta un tunnel sotto la Sfinge. Lui stesso, con un compagno, ha perlustrato la cavità posteriore del monumento. È un corridoio che si divide in due rami, uno sale in alto, l’altro scende fino a tre metri e mezzo in profondità; il pavimento una volta percosso suona a vuoto.
Nella Camera del Re, che ha uno spessore murale minimo di 61 metri, ha usato corrente alternata e un altoparlante per misurare le basse frequenze. Intorno a 90 Hz, dopo essere partito da 200, 20, ecc., modulando a 1.1 Hz/sec. veniva prodotta della vera energia. La parola inglese dice "trasferita".
Vicino a 30 Hz una risonanza ha fatto correre tutti fuori dalla stanza. Hanno avuto paura accadesse qualcosa di terribile in seguito alla produzione di risonanze di alta qualità a basse frequenze. Potevano rimanere sepolti in seguito a crolli improvvisi prodotti dal suono.
Ha notato poi una cosa strabiliante. Assicura che il sarcofago ha esibito una svariata tipologia di risonanze corrispondenti a quelle ambientali. Una volta sdraiati al suo interno, pronunciando note con la "giusta frequenza", il volume appare molto più alto, ma non per coloro che si trovano vicino al sarcofago.
Si è infine accorto che il vento crea una vibrazione armonica compresa fra 16 e/o 50 Hz, di bassa frequenza, non udibile all’orecchio umano, simile ad un accordo "Fa Diesis" che corrisponde al centro di risonanza della terra, cosa testimoniata dagli antichi scritti egizi e a cui fa riferimento Dunn.
Nella Piramide le frequenze sono presenti anche se non vengono prodotti suoni, alimentate dal vento che penetra attraverso i vani.
Quindi per Danley 2.500.000 di blocchi sono accordati sulla frequenza della terra Fa Diesis. Ci mette al corrente
che sono in corso indagini da parte della Shor Foundation.

L'USO DEL SUONO
In questa nuova ottica, la piramide non è una tomba ma una sorta di Tempio, ove queste risonanze furono intenzionalmente inserite nella struttura. Molte esotiche proprietà sono state ascritte al potere della Piramide, ma alcuni dei fenomeni sono causati da proprietà acustiche.
I suoni in questione sono stati studiati anche per il programma spaziale, per osservare gli effetti sugli individui. (Alfa ritmi)
Nel 1996 Paul Devereux e Robert Jahn elencarono un numero di antiche strutture, in Inghilterra e Irlanda, apparentemente destinate ad aumentare basse frequenze nei toni di voce. Al loro interno usavano cantare i Mantra per ottenere l’effetto. Emerge che gli antichi aveva il controllo di questi principi.
Inoltre, gli sciamani americani intagliano ossa e legno per fabbricare flauti che producono la stessa nota: un Fa Diesis.
Cosa dire del flauto ritrovato da Leopoldo Batres nella Piramide del Sole a Teotihuacan, andato ovviamente perduto, che produceva una scala musicale, a sette note, diversa da quella europea?
Una piccola curiosità: nel cartone animato Arsenio Lupin il famoso ladro scassa le casseforti usando una vibrazione modulata sul Fa Diesis, questo a conferma che la cosa è nota.
Dunley ribadisce che la composizione della sabbia, esaminata in un vano dietro la camera della Regina, datata da alcune fonti ad un epoca precedente la glaciazione, per il contenuto di metalli, reperibile a Sud di Giza e che altre fonti, come la Waseda University Giapponese, sembra provenire dal Sinai, sia composta dal 99% di quarzo.
Appare quindi l'intenzionalità nell'usare specifici materiali per ottenere delle risonanze. Il quarzo, infatti, è in grado di risuonare come una campana e generare energia costante.
Studi effettuati sugli effetti di suoni a bassa frequenza hanno appurato che gli ultrasuoni alterano l’attività cerebrale e altre funzioni biologiche. La piramide potrebbe essere stata adoperata per alterare lo stato cerebrale e mutare il livello di coscienza.
Oggi sappiamo bene che esistono apparecchiature che, combinando luci e suoni, riescono a indirizzare le onde cerebrali su di una data frequenza. Non è richiesta nessuna pratica consapevole, il soggetto è passivo.
La gamma di frequenza è al livello basso dello spettro uditivo, inferiore alle frequenze udibili.
Le dimensioni del sarcofago sono tali da produrre un amplificazione acustica nella gamma vocale di bassa frequenza.
Il suono quindi è stato da sempre usato per creare, amplificare uno stato emotivo, come ho già accennato, vedi gli organi nelle cattedrali, la musica dei film, e in discoteca.
Nel nostro sistema "Solare", parola che qualcuno indica derivante dalle tre note Sol, La, Re, risulta che la superficie del Sole corrisponda a un "Do Diesis".
Nel sistema vi sono due ottave, una dal Sole a Mercurio, la seconda da Mercurio a Plutone.
Il "Fa Diesis" corrisponde al punto di cambiamento del registro del soprano se il Do della scala è a 256 Hz, l’accordatura per essere vera, deve essere fatta con il Do centrale a quella frequenza in quanto anche nel sistema solare vi è lo stesso concetto, cioè il Do musicale a 256 Hz è in "armonia" con l’ordine del macrocosmo del nostro sistema solare; nella "Tavola periodica degli Elementi", vi è lo stesso cambio di registro.
Come vi è un cambio di registro nella voce umana e nel sistema Solare, vi è una corrispondenza diretta fra geometria del sistema Solare e quella del sistema Musicale.
Tutta la materia, corpo umano compreso, è composta di atomi, che vibrano secondo determinate lunghezze d’onda. La malattia è una alterazione di queste frequenze; ne abbiamo dimostrazione anche con le apparecchiature Bio elettroniche di tutti i tipi.
Recenti studi, nel laboratorio Europeo di ricerca sulle particelle sub nucleari, hanno confermato che ogni particella sub nucleare è influenzata dalle variazioni lunari, terrestri e solari, alterazioni dei campi magnetici, macchie solari, terremoti, dai campi elettromagnetici, per cui abbiamo la dimostrazione che tutta la materia vivente è interagente con qualsiasi altra materia a livello sub atomico.




Ipotesi...
 
Se le teorie di Dunn e di Dunley sono esatte la piramide assume ben altro e più grande significato. Siamo in presenza di un tempio, o di un congegno che, sfruttando l’energia sonica prodotta da qualche particolare nota musicale, riusciva ad aprire una porta spazio temporale?
L’ipotesi è a dir poco affascinante ma potrebbe divenire inquietante se all’improvviso si dovesse rivelare come un meccanismo utilizzato per cambiare la frequenza delle onde cerebrali; una sorta di macchina per il lavaggio del
cervello.
Siamo davanti ad una porta che si apre davanti a impensati scenari, le cui strade si diramano in varie direzione verso l'infinito. Sono strade che portano a concludere che se alla base di tutto esiste una bassa frequenza, una serie di ultrasuoni che producono vibrazioni simpatiche, si può cercare di fornire alcune spiegazioni riguardo ad alcuni fenomeni, o quantomeno ipotizzare che tali frequenze o vibrazioni siano il mezzo per provocare tali fenomenologie.
Le trasmissioni radio televisive, le comunicazioni telefoniche, utilizzano già queste onde di frequenza che viaggiano nell’etere, avvalendosi poi di satelliti e ripetitori che amplificano e trasmettono il segnale in ogni punto del pianeta.
Un radio messaggio inviato anni fa nello spazio per farci conoscere agli altri ipotetici abitanti dell’universo, sembra abbia già avuto una risposta sotto forma di Crop Circle.
Indirizzando determinate frequenze in un preciso punto si potrebbe far assumere, dall’erba o dalle spighe di grano, precise figure, interferendo con le onde elettromagnetiche del luogo e dei vegetali?
Abbiamo detto che queste onde, frequenze, o "vibrazioni simpatiche", possono influenzare e alterare le onde cerebrali, si può facilmente desumere, o forse qualcuno preferisce "ipotizzare", che utilizzando una frequenza si può trasmettere nella mente di una persona, sintonizzata sulla stessa lunghezza d’onda, immagini visibili solo dal soggetto interessato pur trovandosi in mezzo ad altri. Così si crea il noto fenomeno delle "visioni"?
Non è poi molto assurdo: ognuno di noi possiede certo una "frequenza personale", quella che è stata definita "bodyprint", le frequenza della vibrazione del nostro corpo, un impronta corporea personale che può essere monitorata attraverso un satellite.
La radioestesia pone in risalto tutto questo e fornisce una prova indiretta che questo corrisponde al vero, evidenziando che ognuno di noi reagisce in modo diverso al cambiamento climatico, al vento, al caldo, al freddo, alle radiazioni cosmiche, ai colori, ai suoni. Si è venuta a stabilire una nuova forma di riconoscimento, dal momento che si manifestano variazioni individuali nel nostro organismo, in relazione al campo elettromagnetico nel quale siamo immersi.
Concludendo, siamo circondati e viviamo in mezzo a "frequenze", solo trovando quella a noi più consona troveremo il perfetto equlibrio. Dobbiamo presupporre che gli antichi ne erano a conoscenza, come dimostrano i monumenti che ci hanno lasciato in eredità; forse essi avevano trovato la "giusta frequenza", quella che governa e regola l’intero universo e le forze che in esso interagiscono.



Per approfondimenti vedere:
* "Risonanza Schumann e ghiandola pineale: la frequenza magica!!!" ... luglio 2012.
Risonanza Schumann e ghiandola pineale: la frequen...
 
* "Nikola Tesla e Ighina: 2 GENI DIMENTICATI... I SEGRETI." ... luglio 2012. 
Nikola Tesla e Ighina: 2 GENI DIMENTICATI... I SEG...
* "Tesla. Diamagnetismo. Effetto Hutchinson." ... luglio 2012.
 
* "ALL'INIZIO FU LA VIBRAZIONE!!! Prof. Alessio Di Benedetto." ... luglio 2012.
ALL'INIZIO FU LA VIBRAZIONE!!! Prof. Alessio Di Be...
* "La forma di energia del suono: tono e frequenza, altezza e ampiezza!!!" ... giugno 2012.
La forma di energia del suono: tono e frequenza, a...
  


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3 commenti:

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